INFORM - N. 219 - 23 novembre 2007


  ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Al Comitato sugli Italiani all’estero della Camera la discussione sulla riorganizzazione della rete consolare italiana all’estero

Il Segretario generale del Mae Massolo conferma il mantenimento della sede consolare di Edimburgo

 

ROMA - La discussione sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare all’estero è proseguita alla Camera dei Deputati alla III Commissione Affari esteri e comunitari, 14 novembre nel corso della seduta del Comitato permanente sugli Italiani all’estero.

Al centro degli interventi dei parlamentari, la relazione del Segretario generale del MAE, Giampiero Massolo, sugli interventi di riorganizzazione annunciati anche al Consiglio Generale degli italiani all’estero (CGIE), che, nell’ultima assemblea plenaria a inizio novembre, aveva espresso a proposito il suo parere negativo.

Il Presidente del Comitato permanente sugli italiani all’estero alla Camera, Franco Narducci (PD), ha aperto la serie di interventi richiedendo un chiarimento sulla chiusura di uno dei consolati nel Regno Unito, richiamando in causa proprio la discussione svoltasi nell’ultimo CGIE.

“Mi sembrava che la scelta fosse caduta sul vice consolato di Bedford, - ha detto Narducci - che secondo i membri del predetto Consiglio avrebbe costituito l'opzione più logica. Da parte ministeriale, invece, si intendeva chiudere la sede di Edimburgo, come scritto nella relazione del Governo e riferito dal Vice ministro Danieli, tenendo conto delle distanze e soprattutto del ruolo attuale della Scozia all'interno dello scenario politico e dei rapporti creatisi in quella sede. Al contrario, i membri del Consiglio generale degli italiani all'estero, provenienti dal Regno Unito, sostenevano che la sede di Edimburgo dovesse essere in ogni caso preservata dalla chiusura, procedendo ad una scelta diversa”.

Dopo la richiesta di questo chiarimento all’Ambasciatore Massolo da parte di Narducci, il deputato Gianni Farina (PD) ha insistito sull’apertura ai cambiamenti in risposta a sfide difficili, pur rimarcando come quesi debbano avvenire “attraverso una riflessione seria e uno studio approfondito delle realtà esistenti nelle nostre strutture in ogni singolo Paese e attraverso la preliminare consultazione con i rappresentanti delle nostre comunità”.

“Sono fiducioso che attraverso una discussione serrata la nostra comunità sarà in grado di recepire ed accettare il cambiamento. Vorrei in questa sede avvertire di alcune situazioni particolari che indicano che, in determinati casi, anche le autorità consolari non si comportano all'altezza delle necessità del cambiamento, - ha detto Farina - perché molte volte cercano di scaricare sull'autorità politica della Repubblica cambiamenti in atto, provocando disinformazioni e malumori, talvolta persino infondati: si tratta di disinformazioni vere e proprie su quanto dovrebbe o potrebbe avvenire in futuro. Credo che anche in questo caso sia necessario, da parte dell'autorità centrale, un intervento presso tutte le nostre autorità istituzionali all'estero affinché si comportino all'altezza dei doveri verso la Repubblica”.

Marco Fedi (PD) avverte come sia pericoloso e inutile l’atteggiamento dello scaricarsi responsabilità politiche tra l’uno e l’altro schieramento: “Diamo per assodato che le responsabilità politiche attengono ai governi di centrodestra, come nel passato ai governi di centrosinistra e in qualche misura anche a quello attuale, sulle cui decisioni anche noi abbiamo espresso ed esprimiamo critiche. Ci trasciniamo dietro, infatti, una situazione in cui le risorse a disposizione della nostra rete diplomatica e consolare sono diminuite nel corso degli anni e di fatto siamo costretti a correre dietro alle emergenze”.

Fedi ricorda come l’anno scorso, nel corso della discussione sul disegno di legge finanziaria, venne approvato un ordine del giorno in base al quale si chiedeva al Governo: “Non tanto la comunicazione di decisioni prese, quanto un'interlocuzione costante sul «dove», sul «come» e sul «quando» avverranno le proposte di razionalizzazione della rete consolare rispetto alla dotazione del Ministero degli affari esteri nel suo complesso, perché ritengo che essa domini tutti i nostri lavori e – ha aggiunto Fedi - veda sostanzialmente un accordo tra le forze politiche rispetto a questa esigenza, ancora oggi inevasa se non per le competenze della cooperazione internazionale”.

“Dovremmo intraprendere una azione di controllo molto più serrata – propone Fedi – e non solo attraverso le interrogazioni parlamentari, ma anche attraverso la discussione sul modo con cui si arriva a prendere certe decisioni, assunte giustamente in maniera autonoma dal Ministero degli affari esteri. In questo contesto a mio avviso vi è stata carenza di dialogo, che in qualche modo dobbiamo recuperare sulle questioni più generali, su quelle di indirizzo ed infine anche sulle riforme”.

Se infatti non si riesce ad uscire da una logica di emergenza, che porta anno dopo anno ad apportare tagli nelle manovre di bilancio con cui si deve fare i conti al momento di assumere le decisioni, non  sarà possibile, secondo Fedi, un'azione efficace di potenziamento e di razionalizzazione della rete consolare, che deve tendere al miglioramento dei servizi e dunque a ulteriori investimenti sia per i collegamenti telematici sia per una discussione più proficua in merito al personale, di ruolo e locale a contratto.

“Se è quantificabile in 100 milioni di euro il costo della sistemazione ottimale della rete diplomatica e consolare, mi chiedo  - aggiunge Marco Zacchera (AN) - se non dobbiamo aprire seriamente un dibattito parlamentare per aumentare la dotazione di questa rete”.

Zacchera propone, quindi, sino a che il disegno di legge finanziaria non serà trasmesso alla Camera di presentare tutti insieme emendamenti  tesi ad integrare almeno parte la somma a disposizione.

“Non dimentichiamoci che un consolato attende anche ad altri compiti oltre che ad assistere la nostra comunità. È il caso di Edmonton, ad esempio. E’vero che lì vi sono pochi italiani, - dice Zacchera - ma è anche vero che la città è dislocata in una parte del Canada con il più ampio e rapido sviluppo economico. Se l'Italia chiudesse la sua antenna in zona, compirebbe una scelta magari logica dal punto di vista della razionalizzazione dei costi, ma del tutto illogica quello sotto il profilo della penetrazione italiana nel territorio canadese a maggiore sviluppo, dove tra sono stati scoperti giacimenti di petrolio”.

Zacchera solleva infine la questione sul voto degli italiani all’estero. “Nelle ultime elezioni politiche, - egli dice - vi sono state molte disfunzioni durante il voto. Evitiamo qui di citare la parola «brogli», anche se ho un forte convincimento in tal senso. Se si votasse domani mattina, come la mia parte politica auspica, oppure ipoteticamente tra qualche mese, quale sarebbe la situazione rispetto a due anni fa?”. Zacchera propone, quindi, a legge invariata, una seria riflessione sulla questione.

“Sono d'accordo sulla questione di Edmonton, città in cui la presenza italiana è diventata estremamente importante; inoltre allo stesso modo - aggiunge Sandra Cioffi (UDEUR) -  sono sotto gli occhi di tutti i cambiamenti nel mondo che dipendono dalle situazioni economiche e sociali che si modificano di volta in volta. Tra l'altro, anche il discorso della razionalizzazione è importante, proprio per dare l'opportunità di un funzionamento sempre migliore di questi nostri consolati, con un impiego delle risorse innovativo per quanto riguarda la costruzione delle reti sul territorio, facendo anche ricorso ad un uso giusto dell'innovazione tecnologica”.

Chiudendo gli interventi il Presidente del Comitato, Narducci, ha aggiunto come il declassamento del consolato di Edmonton a sportello consolare sia una decisione che lascia perplessi sia per le distanze sia per lo sviluppo che sta vivendo questa zona mineraria.

“In molte situazioni è stata palesata una debolezza, anche da parte di chi dirige le strutture, nel farle funzionare prendendo provvedimenti. In questo ambito da anni si parla di valutazione, - ha aggiunto Narducci - ma si tratta di un elemento mai introdotto nel sistema di funzionamento della rete.
Nel frattempo abbiamo discusso in sede di Commissione Affari esteri il decreto di riordino ed abbiamo anche espresso in proposito un parere, segnalando alcune priorità che riguardavano più la prima parte relativa alla riorganizzazione, ossia quella relativa alla segreteria generale, piuttosto che l'intervento sulle sedi”.

“Come molti miei colleghi, continuo a ripetere che i consolati, dopo due fasi di ristrutturazione e di chiusura, - ha detto infine il Presidente - devono essere considerati nel quadro dell'internazionalizzazione degli investimenti”.

Giampiero Massolo, Segretario generale del MAE, ha risposto alle osservazioni avanzate nel corso del dibattito, ricordando come lo strumento del comma 404 della legge finanziaria 2007, che blocca le assunzioni di personale per le strutture che non si adeguano alle spese di bilancio previste, condizioni gli interventi sulla rete diplomatico-consolare all’estero e che quindi gli interventi attuati sotto questo vincolo siano un adeguamento al dettato normativo e non una soluzione al problema della rete.

L’Ambasciatore ha poi ricordato gli obiettivi che hanno sotteso la logica degli interventi programmati: non pregiudicare i servizi forniti alla collettività ed in generale gli altri servizi che i consolati sono chiamati a fornire; prevedere soluzioni alternative tese a preservare la funzionalità della struttura; evitare di ledere situazioni individuali. Sulla base di questi tre obiettivi è stato condotto un censimento esaminando i carichi di lavoro, la consistenza delle collettività dei connazionali ed il numero e la qualità media delle pratiche in trattazione.

“Tutto ciò ci ha portato a formulare intanto una prima approssimazione numerica, riportata nella relazione tecnica allegata al nostro progetto di regolamento, sul quale la Commissione ha espresso - il proprio parere poco tempo fa. Sempre nell'applicazione di queste considerazioni, - ha aggiunto Massolo -abbiamo cercato di dare nomi a queste espressioni numeriche, tentando di farlo attraverso una suddivisione in fasi. In proposito capisco che non abbiamo fornito un piano di prospettiva fin dall'inizio, tuttavia non potevamo farlo, come a più riprese ha spiegato il Vice ministro Danieli, perché noi stessi ci siamo mossi per tappe, individuando di volta in volta le sedi sulle quali intervenire”.

Apprezzando fortemente la lettera pervenuta dal Vice segretario del CGIE per l’Europa e l’Africa del Nord, Lorenzo Losi, a proposito del consolato di Bedford, un “sintomo di un livello di consapevolezza, di propositività e di lavoro comune da seguire attentamente in futuro – ha detto Massolo - siamo lieti di accettare la proposta della chiusura di Bedford invece del consolato generale di Edimburgo, appunto avanzata dal vicesegretario generale del Consiglio generale degli italiani all'estero”.

Massolo ha quindi annunciato la terza fase della ristrutturazione della rete diplomatico- consolare italiana all’estero. “Su essa – ha detto Massolo - ancora non ho ancora elementi approfonditi, per cui non mi è possibile citare le sedi pronte per questo tipo di operazione, che sarà ottenuta applicando lo stesso tipo di criterizzazione utilizzato sino ad adesso; quindi non si devono attendere interventi particolarmente estesi nel numero e nella qualità, ma prevederne di ampiezza e di qualità molto assimilabili alle prime due”.

”La questione di fondo è che malgrado gli interventi del comma 404, la nostra rete all'estero è allocata e distribuita geograficamente in modo molto esteso, con un volume di risorse umane e finanziarie che negli anni è andato decrescendo, che risulta sempre più problematico mantenere in efficienza - ha aggiunto Massolo, - vale a dire in grado di fornire le prestazioni e i servizi che vengono richiesti, alcuni dei quali sono tradizionali ed altri nuovi e in aumento, basti ricordare la cittadinanza e le questioni migratorie”.

“Con questo volume di risorse  - avverte Massolo - diventa quindi sempre più problematico adempiere alla nostra parte di contratto”. Da qui discendono - ha spiegato il Segretario generale del MAE - due scelte evidentemente estreme. La prima è quella di intensificare in modo robusto le risorse, oppure, qualora queste risorse non fossero ritenute compatibili con la situazione del bilancio pubblico, vi è da chiedersi seriamente se non fosse il caso di dotarsi di una rete meno estesa, facendo confluire su un numero inferiore di consolati le stesse risorse umane e finanziarie, ora distribuite su un numero di uffici maggiore. E’ chiaro che quest’ultimo tipo di processo richiede una concordanza ed una concertazione molto rilevante, sicuramente maggiore di quello che ha potuto richiedere lo strumento del comma 404 nella sua applicazione, sia con il Parlamento sia con le collettività in loco”.

Massolo si è detto personalmente incoraggiato dall'atteggiamento delle due Commissioni presso cui è avvenuta l’audizione e dell’intervento del vice Segretario del CGIE Losi. Da una riflessione condotta in questo senso potrà forse scaturire un ripensamento della rete consolare che costituisca una mediazione tra le due prospettive estreme prospettate da Massolo.

“Sicuramente il ruolo del Comitato non si esaurisce con un'audizione. Da parte nostra – ha detto Narducci al termine dell’intervento del Segretario generale Massolo - cercheremo di tradurre in azioni politiche quanto emerso da queste audizioni, anche nel senso indicato da altri colleghi. Ciò avverrà nella consapevolezza che spesso ci troviamo a fare i conti con le risorse date e con il fatto che la rete consolare è estremamente dimagrita, pur conservando un ruolo così importante nel mondo. Quindi, con la terza fase, grazie anche all'impegno della Farnesina, possiamo quanto meno dire di essere riusciti a contenere un poco il danno che tutti temevamo”.(V.P./Inform)

 

 


Vai a: