A Roma presso
Migrazioni : questioni etiche
Il convegno è promosso da Fondazione Scalabrini, Simi e Cser
ROMA
–
“Di
immigrazione si parla ogni giorno in Italia. E gli immigrati – rilevano gli
organizzatori del convegno - non hanno molto da gioire per questo. Si parla
di immigrazione quasi solo per sottolineare aspetti problematici. E ad ogni
sottolineatura cresce il senso di disagio, la sindrome di invasione, i sentimenti
di astio. La reazione al disagio consiste nell’eliminarlo, e quando si tratta
di immigrati la via più rapida è l’espulsione. Nascono iniziative locali, dove
gli sceriffi si sostituiscono alla latitanza dello Stato. Si sentono però anche
voci di pacatezza, come quella del Presidente della Repubblica, e richiami al
rispetto della legalità fatti anche a chi la legalità deve farla osservare”.
“In
questa situazione complessa, che si vorrebbe risolvere attraverso la pur difficile
scorciatoia della legalità, è importante - sottolineano gli scalabriniani -
andare più in profondità per esaminare l’ineludibile domanda etica che sorge.
Si tratta di una domanda che l’immigrato pone con la sua sola presenza, ma si
tratta di una domanda che investe il modo di essere, di autocomprendersi e di
relazionarsi di tutta la società. È l’altro che mi fa comprendere chi sono,
e questa comprensione esige che mi interroghi su chi voglio essere con l’altro.
Gli immigrati non sono una presenza temporanea tra noi, e ci chiedono di ricomprenderci
con loro”.
E’
per iniziare un dialogo su queste tematiche che viene organizzato il convegno.
Tra i molti aspetti che potrebbero essere affrontati, la riflessione si fermerà
solo su alcuni. “Anzitutto – spiegano gli organizzatori dell’incontro - sul
tema del dialogo etico che la globalizzazione, e al suo interno le migrazioni,
richiedono, perché la crescente diversità porta al confronto sul pluralismo
etico. Si occuperà di questo Aldo Vendemiati, docente di filosofia alla Pontifica
Università Urbaniana, mentre Paolo Carlotti, docente di morale fondamentale
alla Università Pontificia Salesiana, prenderà in considerazione un tema di
fondo nella riflessione etica, quello del bene comune, in nome del quale gli
immigrati potrebbero vedersi relegati a puri ospiti, oggetto di benevolenza,
e la cui presenza invece richiede di espandere verso nuovi orizzonti di inclusioni.
Quale è l’orientamento che deve guidare l’atteggiamento e le politiche di fronte
ai migranti: benevolenza o giustizia? Cosa significa giustizia quando riguarda
chi appartiene, perché vive e lavora nella nazione, ma non appartiene com pletamente,
perché non ha la cittadinanza? Sono domande di cui si occuperà Martin McKeever,
preside dell’Accademica Alfonsiana.
La
convivenza in una società sempre più plurale esige – rimarcano gli scalabriniani
- la reciproca accoglienza non solo tra persone, ma anche tra ricchezze culturali
di cui ogni persona è portatrice. Il riconoscimento dei diritti culturali ha
fatto meno strada, rispetto a quello dei diritti civili, politici, economici
e sociali, ma è sempre più necessario e non privo di insidie, tra chi pretende
di imporre egemonie culturali e chi paventa scontri di culture. Di queste tematiche
di occuperà Giannino Piana, docente di etica alla Libera Università di Urbino,
mentre Francesco Viola, ordinario di filosofia del diritto all’Università degli
Studi di Palermo affronterà la problematica di quali cambiamenti esige la realtà
multiculturale nel processo democratico delle decisioni pubbliche, propendendo
per un superamento del processo democratico puramente formale, verso la democrazia
deliberativa. (