INFORM - N. 215 - 19 novembre 2007


  STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su La Fiamma di Sydney e Il Globo di Melbourne la rubrica “Italiani Brava Gente” di Pietro Schirru

Elezioni australiane e violenza in Italia nel mondo del calcio

 

SYDNEY - Quando verrà pubblicata la prossima colonna “Italiani Brava Gente”, sapremo già chi ha vinto le elezioni. Pertanto, oggi possiamo solo tentare qualche momento a margine di una campagna elettorale nella quale sembra si sia verificata una capriola nella quale la coalizione liberale-nazionale sprecona che promette di spendere in “promesse” una decina di miliardi di dollari e, dall’altra parte, i laburisti eternamente accusati di spendere più di quanto incassino, davvero sparagnini che sul piatto della bilancia delle promesse si impegnano per un quarto rispetto agli avversari. Roba dell’altro mondo, davvero.

Certo John Howard, almeno a stare a tutti i sondaggi, sente che la seggiola spettante al Primo Ministro gli sta fuggendo dal sedere. Da qui quella caterva di miliardi (il famoso surplus di bilancio accumulato in tanti anni di budget che mortificavano le classi più deboli) per magari lasciare poi al suo “delfino” Peter Costello di vedersela con l’elettorato.

E’ altrettanto certo che Kevin Rudd che viaggia alto sulle onde del favore popolare (sempre a stare ai sondaggi) si può permettere di assumere il ruolo di un Primo Ministro in pectore, cauto e morigerato nello spendere e nel promettere.

Un cambiamento così radicale che, certamente, non si poteva prevedere solo qualche mese fa.

Tutte riconfermate, invece, certe ripetizioni del copione delle campagne elettorali australiane. Gli annunci pubblici delle politiche delle due forze politiche fatte in una sala piena dei rispettivi sostenitori. Una frase ad effetto, una pausa e giù con l’applauso che più che tener conto dei contenuti suona come una specie di claque a comando. Mi ha ricordato di quanto giovane e affamato di spettacoli teatrali facevo la fila per cercare di conquistare l’ingresso in sala alla condizione, naturalmente, di applaudire i protagonisti anche se facevano schifo. Il bello è che se non ti alzavi in piedi a battere le mani per le previste cinque uscite di scena al termine di ogni atto, erano dolori e potevi scordarti di vedere la prossima commedia. Se dipendesse da me quegli annunci di programma li andrei a fare davanti ad una platea di avversari: prenderei tanti fischi ma potrei anche guadagnare qualche voto in più.

C’è poi un altro aspetto da considerare. Kevin Rudd, forte di un sorriso accattivante, come si dice in gergo sportivo ha tanto da guadagnare e poco da perdere, quale che sia il risultato. Ma andate un po’ a guardare la situazione di John Howard. Sono più di undici anni che con tutta la famiglia risiede nella residenza ufficiale di Kirribilli, fermo restando il cosiddetto pied-a-terre del Lodge di Canberra. Aggiungici anche il personale di servizio, i guardaspalle che gli garantiscono la passeggiatina mattutina tutta a vantaggio delle cineprese televisive che per risparmiare potrebbero anche evitarsi quella levataccia e mandare in onda gli spezzoni che giacciono in magazzino. E vuoi mettere l’aereo di stato e le auto-blu. Mica è facile rinunciare a tutto questo e tornare ad abitare nella “sua” Bennelong e al massimo tornare a fare il solicitor di quartiere.

Se fossi in lui nella previsione più tetra del risultato di sabato prossimo, tenterei di presentare in tribunale una ingiunzione per applicare l’usucapione almeno alla residenza di Kirribilli: così non uscirebbe del tutto perdente con una mano davanti ed una di dietro. Io il consiglio glielo passo. Veda lui.

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Così, come avvenne quando si scatenò lo scandalo di Calciopoli e Moggiopoli che sembrava dover squassare il mondo del pallone in Italia, arrivò puntuale la vittoria degli azzurri nei mondiali di Berlino, che praticamente annullò di colpo tutte le buone intenzioni per rimettere ordine e pulizia in quell’ambiente ammorbato come non mai. In effetti, avvenne quello che certe persone fanno quando puliscono casa e si raccoglie l’immondizia e poi la si nasconde sotto il tappeto.

Nella scorsa settimana, dopo i tragici eventi che hanno provocato la morte di un tifoso laziale, ucciso per “errore” come il povero Callipari a Bagdad, è arrivata puntuale un’altra vittoria della squadra azzurra, questa volta a Glasgow contro la Scozia con la conseguente qualificazione per i prossimi europei. Onore a Donadoni e ai suoi giocatori che per novanta minuti hanno mostra la grinta e la determinazione di sedici mesi a Berlino. Però attenti a non dimenticare che la violenza nel mondo del calcio non scompare con quel successo sul campo. Il male è sempre lì, pronto ad esplodere alla prima prossima occasione.

Si dice che le leggi per bloccare la violenza degli ultras ci sono ma che non vengono applicate. Di stupidaggini, per non dire di peggio, se ne sentono ma questa è certamente la più incredibile. Se si cominciasse a sbattere in gattabuia i delinquenti che stanno uccidendo quello sport e buttare la chiave per qualche anno. Se si cominciasse e mettere fuori gioco tutti quei dirigenti sia federali che nei consigli di amministrazione delle società, colpevoli da aver sostenuto sottobanco (neanche tanto) per anni le bande di ultras fino a non essere più in grado di controllarli. Forse non sarebbe troppo tardi per ridare un po’ di fiducia al mondo del calcio.

Domenica mattina per due ore avevo dimenticato i mali che affliggono l’Italia, grazie al magnifico spettacolo offerto dai tifosi e dai giocatori scozzesi. Che lezione di sportività. In campo i calciatori scozzesi anche davanti a decisioni arbitrali discutibili non sono mai scesi come fanno i “nostri” a plateali proteste. Quando entravano in collisione con un avversario e finivano per terra non stavano lì a rotolare come i cattivi nei film western dopo essere stati colpiti da un winchester. In un attimo stavano in piedi e non ricusavano la mano stesa dell’avversario. E sugli spalti la massima correttezza assieme al massimo sostegno per la loro squadra, applaudita anche dopo aver perso e mancata la qualificazione per gli europei. Applausi anche per il loro tecnico McLeish. Avrei voluto vedere la fine che avrebbe fatto Donadoni se la sua squadra avesse perso. Il linciaggio non solo mediatico sarebbe stato poco ma sicuro. Una volta tanto il mio applauso va diretto ai nostri avversari. Grazie per aver dimostrato che si può ancora andare in uno stadio per assistere a quella che deve essere sempre considerata solo una competizione sportiva. (Pietro Schhirru-La Fiamma-Il Globo/Inform) (pschirru@zip.com.au)

 

 


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