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Elezioni australiane e violenza in Italia
nel mondo del calcio
SYDNEY - Quando verrà pubblicata la prossima colonna
“Italiani Brava Gente”, sapremo già chi ha vinto le elezioni. Pertanto, oggi
possiamo solo tentare qualche momento a margine di una campagna elettorale nella
quale sembra si sia verificata una capriola nella quale la coalizione liberale-nazionale
sprecona che promette di spendere in “promesse” una decina di miliardi di dollari
e, dall’altra parte, i laburisti eternamente accusati di spendere più di quanto
incassino, davvero sparagnini che sul piatto della bilancia delle promesse si
impegnano per un quarto rispetto agli avversari. Roba dell’altro mondo, davvero.
Certo John Howard, almeno a stare a tutti i sondaggi,
sente che la seggiola spettante al Primo Ministro gli sta fuggendo dal sedere.
Da qui quella caterva di miliardi (il famoso surplus di bilancio accumulato
in tanti anni di budget che mortificavano le classi più deboli) per magari lasciare
poi al suo “delfino” Peter Costello di vedersela con l’elettorato.
E’ altrettanto certo che Kevin Rudd che viaggia alto
sulle onde del favore popolare (sempre a stare ai sondaggi) si può permettere
di assumere il ruolo di un Primo Ministro in pectore, cauto e morigerato nello
spendere e nel promettere.
Un cambiamento così radicale che, certamente, non si
poteva prevedere solo qualche mese fa.
Tutte riconfermate, invece, certe ripetizioni del copione
delle campagne elettorali australiane. Gli annunci pubblici delle politiche
delle due forze politiche fatte in una sala piena dei rispettivi sostenitori.
Una frase ad effetto, una pausa e giù con l’applauso che più che tener conto
dei contenuti suona come una specie di claque a comando. Mi ha ricordato di
quanto giovane e affamato di spettacoli teatrali facevo la fila per cercare
di conquistare l’ingresso in sala alla condizione, naturalmente, di applaudire
i protagonisti anche se facevano schifo. Il bello è che se non ti alzavi in
piedi a battere le mani per le previste cinque uscite di scena al termine di
ogni atto, erano dolori e potevi scordarti di vedere la prossima commedia. Se
dipendesse da me quegli annunci di programma li andrei a fare davanti ad una
platea di avversari: prenderei tanti fischi ma potrei anche guadagnare qualche
voto in più.
C’è poi un altro aspetto da considerare. Kevin Rudd,
forte di un sorriso accattivante, come si dice in gergo sportivo ha tanto da
guadagnare e poco da perdere, quale che sia il risultato. Ma andate un po’ a
guardare la situazione di John Howard. Sono più di undici anni che con tutta
la famiglia risiede nella residenza ufficiale di Kirribilli, fermo restando
il cosiddetto pied-a-terre del Lodge di Canberra. Aggiungici anche il personale
di servizio, i guardaspalle che gli garantiscono la passeggiatina mattutina
tutta a vantaggio delle cineprese televisive che per risparmiare potrebbero
anche evitarsi quella levataccia e mandare in onda gli spezzoni che giacciono
in magazzino. E vuoi mettere l’aereo di stato e le auto-blu. Mica è facile rinunciare
a tutto questo e tornare ad abitare nella “sua” Bennelong e al massimo tornare
a fare il solicitor di quartiere.
Se fossi in lui nella previsione più tetra del risultato
di sabato prossimo, tenterei di presentare in tribunale una ingiunzione per
applicare l’usucapione almeno alla residenza di Kirribilli: così non uscirebbe
del tutto perdente con una mano davanti ed una di dietro. Io il consiglio glielo
passo. Veda lui.
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Così, come avvenne quando si scatenò lo scandalo di Calciopoli
e Moggiopoli che sembrava dover squassare il mondo del pallone in Italia, arrivò
puntuale la vittoria degli azzurri nei mondiali di Berlino, che praticamente
annullò di colpo tutte le buone intenzioni per rimettere ordine e pulizia in
quell’ambiente ammorbato come non mai. In effetti, avvenne quello che certe
persone fanno quando puliscono casa e si raccoglie l’immondizia e poi la si
nasconde sotto il tappeto.
Nella scorsa settimana, dopo i tragici eventi che hanno
provocato la morte di un tifoso laziale, ucciso per “errore” come il povero
Callipari a Bagdad, è arrivata puntuale un’altra vittoria della squadra azzurra,
questa volta a Glasgow contro
Si dice che le leggi per bloccare la violenza degli ultras
ci sono ma che non vengono applicate. Di stupidaggini, per non dire di peggio,
se ne sentono ma questa è certamente la più incredibile. Se si cominciasse a
sbattere in gattabuia i delinquenti che stanno uccidendo quello sport e buttare
la chiave per qualche anno. Se si cominciasse e mettere fuori gioco tutti quei
dirigenti sia federali che nei consigli di amministrazione delle società, colpevoli
da aver sostenuto sottobanco (neanche tanto) per anni le bande di ultras fino
a non essere più in grado di controllarli. Forse non sarebbe troppo tardi per
ridare un po’ di fiducia al mondo del calcio.
Domenica mattina per due ore avevo dimenticato i mali
che affliggono l’Italia, grazie al magnifico spettacolo offerto dai tifosi e
dai giocatori scozzesi. Che lezione di sportività. In campo i calciatori scozzesi
anche davanti a decisioni arbitrali discutibili non sono mai scesi come fanno
i “nostri” a plateali proteste. Quando entravano in collisione con un avversario
e finivano per terra non stavano lì a rotolare come i cattivi nei film western
dopo essere stati colpiti da un winchester. In un attimo stavano in piedi e
non ricusavano la mano stesa dell’avversario. E sugli spalti la massima correttezza
assieme al massimo sostegno per la loro squadra, applaudita anche dopo aver
perso e mancata la qualificazione per gli europei. Applausi anche per il loro
tecnico McLeish. Avrei voluto vedere la fine che avrebbe fatto Donadoni se la
sua squadra avesse perso. Il linciaggio non solo mediatico sarebbe stato poco
ma sicuro. Una volta tanto il mio applauso va diretto ai nostri avversari. Grazie
per aver dimostrato che si può ancora andare in uno stadio per assistere a quella
che deve essere sempre considerata solo una competizione sportiva. (Pietro Schhirru-La
Fiamma-Il Globo/