ITALIANI
ALL’ESTERO
Mariza Bafile (Ulivo) parla della riforma
degli Istituti Italiani di Cultura e dell’iter della proposta di legge sull’assegno
di solidarietà
Auspicata una svolta che avvicini i nostri
Istituti alla cultura contemporanea e italo-estera.
Adottato dal Comitato ristretto un testo
base di discussione per l’assegno di solidarietà. Presto le audizioni del direttore
dell’Inps e dei segretari dei partiti dei pensionati
ROMA - La riunione dei direttori degli Istituti Italiani
di Cultura, in pieno svolgimento alla Farnesina, consente agli operatori del
settore di fare il punto sullo “stato produttivo” della rete e sulle strategie
che si intendono mettere in campo nei prossimi mesi. Nuovi orientamenti che,
nel pieno rispetto dell’autonomia operativa delle singole sedi, consentiranno
di rilanciare la promozione culturale dei 90 istituti e delle 63 rappresentanze
diplomatico-consolari che ospitano uffici per la diffusione culturale. Alla
sessione inaugurale dell’incontro - una riflessione che prosegue fino a sabato
17 novembre - erano presenti anche il presidente del Comitato permanente per
gli Italiani all’estero Franco Narducci e la deputata dell’Ulivo Mariza Bafile.
A quest’ultima, eletta nella ripartizione Sud America, abbiamo rivolto alcune
domande sulle future sfide della promozione culturale italiana e sull’iter dei
disegni di legge, attualmente in discussione alla Commissione Affari Sociali
della Camera, che prevedono l’introduzione dell’assegno di solidarietà per gli
emigrati anziani in condizione di disagio.
Come parlamentare
eletta all’estero lei ha modo di conoscere e toccare con mano l’attività promozionale
svolta dalla rete degli Istituti Italiani di Cultura. Esiste, a suo giudizio,
una nuova frontiera in grado di rilanciare l’attività culturale dei nostri Istituti?
Penso che questo incontro alla Farnesina rappresenti
un importante momento di riflessione e di analisi, anche alla luce delle nuove
necessità culturali che io mi auguro vengano prese in considerazione. Gli Istituti
di Cultura devono diventare qualche cosa di molto più dinamico, perché altrimenti
la loro attività non riuscirà ad esprimere al meglio quello che veramente ci
si aspetta culturalmente dall’Italia. Questo significa avere strutture più agili,
capaci di dare con rapidità informazioni sulla realtà scolastica, universitaria
e culturale dell’Italia di oggi, che possano oggettivamente far conoscere all’estero
la nostra creatività contemporanea e non focalizzarsi solamente sulla produzione
artistica del passato che tutti sappiamo comunque essere importantissima. Però
oggi come oggi vi è la grande necessità di sapere cosa sta accadendo in questo
momento, dal punto di vista culturale, in Italia. Io credo inoltre, e questa
sarebbe una grande svolta, che gli Istituti debbano diventare i luoghi d’incontro
della cultura italiana con quella italo-estera. Non si può infatti più accettare
che i nostri Istituti non conoscano a fondo le eccellenze in ambito culturale
delle comunità italiane nel mondo. Una situazione che purtroppo oggi è molto
diffusa. Anche per questo motivo io promuoverei una grande riforma degli Istituti
di Cultura che, con il loro impianto attuale, non possono agire efficacemente
all’estero.
Pochi giorni
fa si è riunito per la prima volta il Comitato ristretto della Commissione Affari
Sociali della Camera che sta esaminando le proposte di legge sull’erogazione
dell’assegno di solidarietà ai nostri anziani indigenti che risiedono all’estero.
Come si è svolto il dibattito e quali novità sono emerse?
Il clima della prima riunione del Comitato ristretto
sull’assegno di solidarietà è stato sereno. Da parte mia ho chiesto di evitare
battaglie politiche su un tema così importante ed atteso dai nostri connazionali
all’estero e penso che questo appello sia stato recepito. L’area di Forza Italia
ha chiesto ulteriori approfondimenti da svilupparsi attraverso l’audizione del
direttore dell’Inps e dei rappresentanti dei tre maggiori sindacati dei pensionati.
La proposta è stata recepita della maggioranza. Va comunque puntualizzato che
i tre sindacati confederali dei pensionati hanno già inserito, all’interno della
piattaforma programmatica che discuteranno con il Governo, la richiesta dell’assegno
di solidarietà. E’ la prima volta che attorno a questo tema si trova il consenso
unanime di questi tre sindacati che contano oltre sei milioni di iscritti. La
cosa non è quindi di poco rilievo. La comunicazione della decisione dei sindacati
mi era giunta poco prima del Comitato ristretto ed ho provveduto ad informare
i colleghi di questa novità.
Quello che temo è che attraverso la richiesta di audizioni
si cerchi di allungare i tempi della discussione. Una cosa che appare un po’
irragionevole dal momento che, come ho sottolineato più volte nel corso della
riunione del Comitato, il percorso dell’assegno di solidarietà non nasce adesso,
ma ha alle spalle un lungo cammino con anni di verifiche e approfondimenti.
Analisi che sono state portate avanti dagli organismi che si occupano da sempre
degli italiani all’estero. Capisco che per i colleghi eletti in Italia questa
sia una materia nuova e che sentano la necessità di saperne qualche cosa di
più, però sarebbe anche importante che loro comprendano come nel corso degli
ultimi 20 anni l’assegno di solidarietà, invocato anche da una sottoscrizione
con 50.000 firme promossa dai patronati, dai Comites e da consiglieri del Cgie,
sia stato approfondito in tutti i suoi aspetti.
A conclusione del Comitato ristretto si è comunque deciso
di adottare come testo base della discussione il disegno di legge 3008 e cioè
l’ultima proposta presentata da me, in qualità di prima firmataria, insieme
con il deputato Merlo e con altri parlamentari eletti sia all’estero che in
Italia. E’ stato anche deciso di realizzare la prima audizione entro la prossima
settimana, proprio per accelerare l’iter del provvedimento ed evitare che si
diluisca nel tempo la risposta ad una necessità che invece va risolta a breve.(Goffredo
Morgia -