INFORM - N. 213 - 15 novembre 2007


  INTERVENTI

Franco Santellocco (CGIE): le nuove prospettive per gli italiani all’estero  tra formazione professionale e internazionalizzazione

 

ROMA - Si sono appena conclusi i lavori dell’Assemblea Plenaria del CGIE svoltasi a Roma tra il 6 ed il 9 novembre 2007. Unanime è stato il consenso che è stato registrato per la relazione presentata in materia di formazione professionale prima nella V Commissione “Formazione, impresa, lavoro e cooperazione” e poi nell’Assemblea plenaria.

I risultati ottenuti, grazie all’impegno dell’intero Consiglio, offrono a tutti gli Italiani nel Mondo ed alle loro Associazioni l’opportunità di uscire da una lunga fase di riflessione sul ruolo degli italiani all’estero nella Politica estera e nazionale dell’Italia, per entrare  in una fase più operativa. E’ dalla Prima Conferenza degli italiani nel mondo del 2000 che si susseguono gli appelli per una riforma delle linee programmatiche del Governo che prendono le mosse  dal mutamento epocale degli italiani all’estero dalla condizione di migranti a quella di “risorsa” per il sistema Italia nel mondo. Citiamo, ma solo per ricordare i passaggi fondamentali, le conclusioni della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE del 2002 e poi quelle della Conferenza del 2005. Ora, il nuovo documento sulla formazione professionale approvato, nel completare lo scenario già tracciato con il “dossier” sull’internazionalizzazione approvato a luglio al quale è strettamente collegato, segna una svolta in senso più operativo e  consolida una visione strategica degli italiani all’estero ricca di sviluppi.

L’elemento cardine della nuova strategia è la centralità degli italiani all’estero nei processi di globalizzazione che coinvolgono l’Italia nelle due grandi sfide: quella costituita dagli obiettivi dell’Unione Europea fissati nella Politica di Lisbona e quella dell’internazionalizazione del sistema produttivo, culturale e sociale dagli ambiti del “Vicinato” a quelli della concorrenza dei Paesi ad economia emergente come Cina, India e Brasile. Gli italiani all’estero rischiano di subire gli effetti di queste sfide: da una parte i più deboli vengono spinti verso una progressiva emarginazione, dall’altra vengono disperse le potenzialità rappresentate dal patrimonio imprenditoriale e culturale prodotto da generazioni di lavoratori che hanno affermato l’Italia nel mondo. La formazione professionale può diventare  uno strumento di politica estera se riesce a dare una risposta alle attese delle comunità italiane all’estero anche quando, come nei casi citati, si presentano con segno e motivazione diversa, dalla richiesta di sostegno a quella di recupero di valori e di legami verso il Paese d’origine. Con questi obiettivi l’Assemblea plenaria ha promosso un disegno di riforma del sistema formativo degli italiani residenti nei Paesi non appartenenti all’Unione Europea poggiato su quattro direttrici:

1) l’organico coinvolgimento del CGIE e dei Comites nella formulazione dei bandi attraverso l’analisi dei fabbisogni di formazione,

2) il riconoscimento delle qualifiche rilasciate dai corsi all’estero,

3) la costituzione dell’Albo degli enti di formazione abilitati a partecipare al Bando, 4) un sistema organico di monitoraggio e di controllo dei risultati.

Il disegno di riforma sarà oggetto di approfondimento da parte del CGIE nell’ambito del  Comitato che ha preparato il bando di formazione 2007 e verrà, quindi,  portato all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni-Province autonome che è deputata a dare indirizzi in questa materia al Ministero del Lavoro. Un’altra occasione di studio e di approfondimento della riforma saranno i quattro Seminari tematici  la cui realizzazione è prevista per il 2008. Nello stesso tempo, il CGIE si candida a partecipare alla selezione delle domande di finanziamento che sono pervenute ai Consolati ed al Ministero del Lavoro.

E’ un piano d’azione molto intenso nel quale sarà dato grande rilievo alla situazione dell’imprenditoria italiana nel mondo. Gli imprenditori costituiscono la categoria di connazionali  più sensibile agli effetti positivi e negativi della globalizzazione economica. Essi rappresentano la più grande riserva di potenzialità competitiva dell’Italia nel mondo, ma possono anche trasformarsi, se non adeguatamente appoggiata dalle Istituzioni,  in una categoria a rischio di occupazione quando subisce la concorrenza internazionale essendo formata prevalentemente di aziende di piccole dimensioni e di lavoratori autonomi. Il bando di formazione 2007 prevede tra i destinatari dei corsi che saranno finanziati anche i lavoratori autonomi e gli operatori economici. Il CGIE si impegnerà nella fase di selezione affinché queste categorie vengano tenute in ampia considerazione soprattutto in quei Paesi in cui essi soffrono per l’inadeguatezza dei legami con l’Italia.

Un altro terreno di impegno del CGIE sarà il supporto al MAE per l’ottenimento dei finanziamenti per il FSE 2007-2013 che sono riservati alla valorizzazione delle competenze delle professionalità italiane all’estero attraverso l’incentivazione di iniziative di gemellaggio e di partenariato con le Regioni. Per completare il quadro delle azioni concrete del CGIE, verrà promossa una intesa con il MAE e con il Ministero dello sviluppo Economico per assicurare un adeguato coinvolgimento delle comunità imprenditoriali italiane all’estero nella programmazione dei Fondi per l’internazionalizzazione che saranno assegnati alle Regioni ed al Ministero per il commercio internazionale. Non verrà trascurato, infine, il proposito già espresso nel “dossier” per l’internazionalizzazione di luglio di sostenere l’attuazione o la riforma della Legge 56 del 2005 “Misure per l’internazionalizzazione delle imprese” d’intesa con il Ministero del commercio internazionale. (Franco Santellocco*-Inform)

* Presidente della V Commissione “Formazione, impresa, lavoro e cooperazione” del CGIE

 

 


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