Franco Santellocco (CGIE): le nuove prospettive
per gli italiani all’estero tra formazione
professionale e internazionalizzazione
ROMA - Si sono appena conclusi i lavori dell’Assemblea
Plenaria del CGIE svoltasi a Roma tra il 6 ed il 9 novembre 2007. Unanime è
stato il consenso che è stato registrato per la relazione presentata in materia
di formazione professionale prima nella V Commissione “Formazione, impresa,
lavoro e cooperazione” e poi nell’Assemblea plenaria.
I risultati ottenuti, grazie all’impegno dell’intero
Consiglio, offrono a tutti gli Italiani nel Mondo ed alle loro Associazioni
l’opportunità di uscire da una lunga fase di riflessione sul ruolo degli italiani
all’estero nella Politica estera e nazionale dell’Italia, per entrare in una fase più operativa. E’ dalla Prima Conferenza
degli italiani nel mondo del 2000 che si susseguono gli appelli per una riforma
delle linee programmatiche del Governo che prendono le mosse dal mutamento epocale degli italiani all’estero
dalla condizione di migranti a quella di “risorsa” per il sistema Italia nel
mondo. Citiamo, ma solo per ricordare i passaggi fondamentali, le conclusioni
della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE del 2002 e
poi quelle della Conferenza del 2005. Ora, il nuovo documento sulla formazione
professionale approvato, nel completare lo scenario già tracciato con il “dossier”
sull’internazionalizzazione approvato a luglio al quale è strettamente collegato,
segna una svolta in senso più operativo e consolida una visione strategica degli italiani
all’estero ricca di sviluppi.
L’elemento cardine della nuova strategia è la centralità
degli italiani all’estero nei processi di globalizzazione che coinvolgono l’Italia
nelle due grandi sfide: quella costituita dagli obiettivi dell’Unione Europea
fissati nella Politica di Lisbona e quella dell’internazionalizazione del sistema
produttivo, culturale e sociale dagli ambiti del “Vicinato” a quelli della concorrenza
dei Paesi ad economia emergente come Cina, India e Brasile. Gli italiani all’estero
rischiano di subire gli effetti di queste sfide: da una parte i più deboli vengono
spinti verso una progressiva emarginazione, dall’altra vengono disperse le potenzialità
rappresentate dal patrimonio imprenditoriale e culturale prodotto da generazioni
di lavoratori che hanno affermato l’Italia nel mondo. La formazione professionale
può diventare uno strumento di politica
estera se riesce a dare una risposta alle attese delle comunità italiane all’estero
anche quando, come nei casi citati, si presentano con segno e motivazione diversa,
dalla richiesta di sostegno a quella di recupero di valori e di legami verso
il Paese d’origine. Con questi obiettivi l’Assemblea plenaria ha promosso un
disegno di riforma del sistema formativo degli italiani residenti nei Paesi
non appartenenti all’Unione Europea poggiato su quattro direttrici:
1) l’organico coinvolgimento del CGIE e dei Comites nella
formulazione dei bandi attraverso l’analisi dei fabbisogni di formazione,
2) il riconoscimento delle qualifiche rilasciate dai
corsi all’estero,
3) la costituzione dell’Albo degli enti di formazione
abilitati a partecipare al Bando, 4) un sistema organico di monitoraggio e di
controllo dei risultati.
Il disegno di riforma sarà oggetto di approfondimento
da parte del CGIE nell’ambito del Comitato
che ha preparato il bando di formazione 2007 e verrà, quindi,
portato all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni-Province autonome
che è deputata a dare indirizzi in questa materia al Ministero del Lavoro. Un’altra
occasione di studio e di approfondimento della riforma saranno i quattro Seminari
tematici la cui realizzazione è prevista per il 2008.
Nello stesso tempo, il CGIE si candida a partecipare alla selezione delle domande
di finanziamento che sono pervenute ai Consolati ed al Ministero del Lavoro.
E’ un piano d’azione molto intenso nel quale sarà dato
grande rilievo alla situazione dell’imprenditoria italiana nel mondo. Gli imprenditori
costituiscono la categoria di connazionali più sensibile agli effetti positivi e negativi
della globalizzazione economica. Essi rappresentano la più grande riserva di
potenzialità competitiva dell’Italia nel mondo, ma possono anche trasformarsi,
se non adeguatamente appoggiata dalle Istituzioni, in una categoria a rischio di occupazione quando
subisce la concorrenza internazionale essendo formata prevalentemente di aziende
di piccole dimensioni e di lavoratori autonomi. Il bando di formazione 2007
prevede tra i destinatari dei corsi che saranno finanziati anche i lavoratori
autonomi e gli operatori economici. Il CGIE si impegnerà nella fase di selezione
affinché queste categorie vengano tenute in ampia considerazione soprattutto
in quei Paesi in cui essi soffrono per l’inadeguatezza dei legami con l’Italia.
Un altro terreno di impegno del CGIE sarà il supporto
al MAE per l’ottenimento dei finanziamenti per il FSE 2007-2013 che sono riservati
alla valorizzazione delle competenze delle professionalità italiane all’estero
attraverso l’incentivazione di iniziative di gemellaggio e di partenariato con
le Regioni. Per completare il quadro delle azioni concrete del CGIE, verrà promossa
una intesa con il MAE e con il Ministero dello sviluppo Economico per assicurare
un adeguato coinvolgimento delle comunità imprenditoriali italiane all’estero
nella programmazione dei Fondi per l’internazionalizzazione che saranno assegnati
alle Regioni ed al Ministero per il commercio internazionale. Non verrà trascurato,
infine, il proposito già espresso nel “dossier” per l’internazionalizzazione
di luglio di sostenere l’attuazione o la riforma della Legge 56 del 2005 “Misure
per l’internazionalizzazione delle imprese” d’intesa con il Ministero del commercio
internazionale. (Franco Santellocco*-
* Presidente della V Commissione “Formazione, impresa,
lavoro e cooperazione” del CGIE