Lingua
e Cultura
L’intervento di Graziano Tassello Presidente della IV Commissione
Alcune premesse
Sarebbe errato ritenere che l'impegno
del CGIE a favore della promozione della lingua e cultura italiana nel mondo
sia soltanto una difesa d'ufficio degli interesse della diaspora.
Si tratta, invece, di una strategia che mira a salvaguardare
gli interessi nazionali.
L'insofferenza che proviamo quando
si parla di promozione linguistica è dovuta principalmente al fatto che l'Italia
fa fatica a recepire le potenzialità insite in una politica innovativa e lungimirante.
Il perdurante distacco tra le
due Italie su temi vitali come questo che trattiamo ora provoca conseguenze
dannose per tutti. Se l'Italia non recepisce che la promozione della lingua
e cultura deve far parte integrante della sua politica internazionale, avremo
come conseguenza il frazionamento permanente, la parcellazione, una scarsa incisività,
il posticipare riforme quanto mai necessarie.
Desidero inoltre chiarire che l'interesse promozionale di
lingua e cultura — che per noi è prioritario — non inficia in alcun modo la
necessità urgente di risolvere problemi immediati come l'assicurazione medica
ai connazionali indigenti, sempre evitando lottizzazioni e spartizioni avvilenti.
Chiediamo da sempre una politica
a tutto campo che miri al bene comune e che tenga in debito conto le zone d'ombra,
ma che non trascuri di formulare e di perseguire una visione a medio e lungo
termine in cui la promozione linguistica giochi un ruolo preminente.
Questo induce a chiederci: siamo
capaci di ragionare in questa prospettiva oppure preferiamo continuare a volare
basso? E mi spiego.
Noi eravamo giunti a Roma con
la notizia che il Governo aveva apportato un taglio del 10% ai finanziamenti
riguardanti le comunità italiane all'estero. Nei giorni scorsi siamo stati informati
che le cose erano state decisamente modificate al meglio, e non possiamo non
essere riconoscenti per lo sforzo, nella speranza che il Parlamento approvi
le modifiche.
Quello che ancora una volta ci
stupisce è però l'approccio esclusivamente quantitativo alla tematica mentre
sono assai più rilevanti le dimensioni qualitative.
Non si può impostare una seria
politica se l'elemento discriminante è la spartizione delle risorse e l'attuale
politica linguistica è basata su circolari ministeriali.
Forse questo avviene perché non si riesce ancora ad individuare
una strategia innovativa che veda attivamente coinvolta la diaspora. E quando
manca una chiara visione, è facile ricadere in un approccio assistenziale.
Una strategia poco visibile e il procrastinare la riforma
portano, come accennato sopra, alla frammentazione e ad alcune discrasie che
danneggiano la comunità, come l'atteggiamento di alcuni dirigenti scolastici
che entrano in conflitto con i consoli o con le autorità scolastiche locali,
interpretazione alla Circolare 13 - che in questi anni ci ha guidati – assai
dissimili da circoscrizione a circoscrizione, l'invio di insegnanti di ruolo
che non conoscano la lingua del posto. Ci sono stati segnalati casi in cui pur
di difendere il posto dell'insegnante di ruolo – giunta in ritardo -, sono stati
sottratti agli insegnanti degli enti gestori alunni che con lungimiranza essi
avevano indirizzato ai corsi. Con la conseguenza che si può ben immaginare –
un comportamento davvero avvilente. Potremmo continuare nella enumerazione di
anomalie e ingiustizie. Ci siamo talmente specializzati in questo che qualcuno
ci accusa di voler pestare acqua nel mortaio.
Prima di presentare il documento della IV Commissione, è
opportuno ricordare alcune tappe fondamentali, che hanno permesso al CGIE di
elaborare alcune linee guida, come il convegno (26-28 marzo 1996) (cfr. Convegno
sulle iniziative per l'insegnamento e la diffusione della lingua e cultura italiana
all'estero nel quadro della promozione culturale e della cooperazione internazionale.
Atti del Convegno. Roma, Voll. I-II, pp. 233 e 526) e le numerose sessioni
di studio per predispone spunti per una bozza di legge di riforma. Si sono tenuti
incontri assai fruttuosi con la Direzione Generale per gli Italiani all'estero
e le Politiche Migratorie e, talune volte, anche con alcuni rappresentanti della
Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale.
Il nostro lavoro non è stato soltanto una denuncia puntuale
di inadempienze, di ritardi, di corporativismi - che purtroppo hanno spesso
scoraggiato i volontari che operano in ambito culturale - ma anche di ricerca
per una strategia innovativa in campo culturale.
Il documento che abbiamo elaborato
– e ringrazio ancora una volta il Segretario Generale del CGIE e il Comitato
di Presidenza per averci dato l'opportunità di incontrarci – con nostro grande
piacere è stato accettato dalla Commissione Continentale. L'America Latina ha
proposto alcune modifiche che possono essere inserite nella norma applicativa.
Su un solo punto sembra esista un dissenso: l'agenzia. Non
vi leggo il documento; mi soffermerò su alcuni punti che ritengo qualificanti
e che il legislatore dovrebbe recepire se vuole mirare al bene comune e non
difendere interessi di parte. Prima però desidero chiarire un altro punto.
Da più parti è stata invocata una legge quadro in cui tutti
gli interventi e le agenzie si muovano nel quadro di una unica strategia. La
richiesta è assai pertinente. Conoscendo però le attuali difficoltà e il periodo
di transizione che stiamo vivendo in cui sembra addirittura che si siano smarrite
le coordinate – senza nulla togliere all'idealità di una legge quadro e quindi
senza rinunciarvi a livello ideale - riteniamo che ora sia urgente puntare sulla
riforma della Legge 153 e chiediamo che il Parlamento inizi al più presto l'
iter di riforma.
I punti salienti della nostra proposta
1. Tanto di cappello alla
153: finora ha svolto un ruolo promozionale straordinario anche per la sua flessibilità.
2.
L'integrazione della diaspora nelle nazioni di accoglienza non è un ostacolo,
ma è uno stimolo per scoprire le proprie radici e il desiderio di imparare l'italiano.
3.
La promozione linguistica parte essenziale della politica internazionale
italiana.
4. La nuova legge si rivolge
a tutti, non solo ai discendenti degli italiani.
5. Non si limita alla promozione
di base, ma include la formazione continua.
6. A chi il compito di governo
la nuova politica culturale?
Riteniamo che debba essere il MAE a garantire il coordinamento
7 Personale
docente
Siamo di fronte ad una comunità ormai matura e che non abbisogna
di una mentalità colonizzatrice, ma è capace di
produrre in loco i suoi quadri culturali. Naturalmente viene chiesto il supporto
italiano affinché gli insegnanti assunti in loco siano preparati e perfettamente
bilingui per muoversi con agio a livello. Occorre porre fine ad una avvilente
discriminazione tra insegnanti di ruolo ed insegnanti assunti dagli enti gestori.
E' ovvio altresì che non
deve andare in alcun modo disperso il patrimonio di competenze e di esperienze
dei docenti di diversa provenienza, nei corsi e nelle scuole.
Conclusioni
Sottoponiamo all'attenzione ed eventuale approvazione dell'Assemblea
la bozza.
Come già detto, le Commissioni
continentali lo hanno accettato. Non ci è giunto il parere del gruppo di nomina
governativa.
E' evidente che la nostra bozza
si sofferma soltanto su alcuni punti. Ma invitiamo il legislatore a tener presente
gli incontri, i documenti, le prese di posizione che a intervalli regolari si
sono susseguiti e che esprimono i nostri desiderata in materia.
Se il Segretario Generale me lo
permette, vorrei aggiungere una annotazione al margine dei lavori in forma di
domanda rivolta ai giovani: la nostra Commissione è molto interessata a conoscere
il vostro parere e le vostre richieste in uno dei settori che permetteranno
di dare un senso alla diaspora italiana.
Corriamo infatti il rischio, parlando
di lingua di cultura di abbinare con il processo di piazzamento del "prodotto"
la lingua italiana per incrementare il prodotto italiano nel mercato globale.
Ho i miei dubbi che un abitante
dell'Arabia Saudita che ha 10 Ferrari nel suo garage senta la necessità di studiare
l'italiano.
La riforma è rivolta a tutti e non solo alla diaspora. Ma
siamo convinti che la diaspora offra ancora un potenziale promozionale enorme,
non ancora pienamente sfruttato. Non chiediamo corsie preferenziali, ma insistiamo
perché vengano debellati tutti i tentativi di emarginazione delle comunità residenti
all'estero. (Graziano Tassello, presidente della IV Commissione “Scuola e Cultura”
del CGIE)
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