INFORM - N. 211 - 13 novembre 2007


  CGIE - DOCUMENTAZIONE

 

Lingua e Cultura

L’intervento di Graziano Tassello Presidente della IV Commissione

 

Alcune premesse

Sarebbe errato ritenere che l'impegno del CGIE a favore della promozione della lingua e cultura italiana nel mondo sia soltanto una difesa d'ufficio degli interesse della diaspora.

Si tratta, invece, di una strategia che mira a salvaguardare gli interessi nazionali.

L'insofferenza che proviamo quando si parla di promozione linguistica è dovuta principalmente al fatto che l'Italia fa fatica a recepire le potenzialità insite in una politica innovativa e lungimirante.

Il perdurante distacco tra le due Italie su temi vitali come questo che trattiamo ora provoca conseguenze dannose per tutti. Se l'Italia non recepisce che la promozione della lingua e cultura deve far parte integrante della sua politica internazionale, avremo come conseguenza il frazionamento permanente, la parcellazione, una scarsa incisività, il posticipare riforme quanto mai necessarie.

Desidero inoltre chiarire che l'interesse promozionale di lingua e cultura — che per noi è prioritario — non inficia in alcun modo la necessità urgente di risolvere problemi immediati come l'assicurazione medica ai connazionali indigenti, sempre evitando lottizzazioni e spartizioni avvilenti.

Chiediamo da sempre una politica a tutto campo che miri al bene comune e che tenga in debito conto le zone d'ombra, ma che non trascuri di formulare e di perseguire una visione a medio e lungo termine in cui la promozione linguistica giochi un ruolo preminente.

Questo induce a chiederci: siamo capaci di ragionare in questa prospettiva oppure preferiamo continuare a volare basso? E mi spiego.

Noi eravamo giunti a Roma con la notizia che il Governo aveva apportato un taglio del 10% ai finanziamenti riguardanti le comunità italiane all'estero. Nei giorni scorsi siamo stati informati che le cose erano state decisamente modificate al meglio, e non possiamo non essere riconoscenti per lo sforzo, nella speranza che il Parlamento approvi le modifiche.

Quello che ancora una volta ci stupisce è però l'approccio esclusivamente quantitativo alla tematica mentre sono assai più rilevanti le dimensioni qualitative.

Non si può impostare una seria politica se l'elemento discriminante è la spartizione delle risorse e l'attuale politica linguistica è basata su circolari ministeriali.

Forse questo avviene perché non si riesce ancora ad individuare una strategia innovativa che veda attivamente coinvolta la diaspora. E quando manca una chiara visione, è facile ricadere in un approccio assistenziale.

Una strategia poco visibile e il procrastinare la riforma portano, come accennato sopra, alla frammentazione e ad alcune discrasie che danneggiano la comunità, come l'atteggiamento di alcuni dirigenti scolastici che entrano in conflitto con i consoli o con le autorità scolastiche locali, interpretazione alla Circolare 13 - che in questi anni ci ha guidati – assai dissimili da circoscrizione a circoscrizione, l'invio di insegnanti di ruolo che non conoscano la lingua del posto. Ci sono stati segnalati casi in cui pur di difendere il posto dell'insegnante di ruolo – giunta in ritardo -, sono stati sottratti agli insegnanti degli enti gestori alunni che con lungimiranza essi avevano indirizzato ai corsi. Con la conseguenza che si può ben immaginare – un comportamento davvero avvilente. Potremmo continuare nella enumerazione di anomalie e ingiustizie. Ci siamo talmente specializzati in questo che qualcuno ci accusa di voler pestare acqua nel mortaio.

Prima di presentare il documento della IV Commissione, è opportuno ricordare alcune tappe fondamentali, che hanno permesso al CGIE di elaborare alcune linee guida, come il convegno (26-28 marzo 1996) (cfr. Convegno sulle iniziative per l'insegnamento e la diffusione della lingua e cultura italiana all'estero nel quadro della promozione culturale e della cooperazione internazionale. Atti del Convegno. Roma, Voll. I-II, pp. 233 e 526) e le numerose sessioni di studio per predispone spunti per una bozza di legge di riforma. Si sono tenuti incontri assai fruttuosi con la Direzione Generale per gli Italiani all'estero e le Politiche Migratorie e, talune volte, anche con alcuni rappresentanti della Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale.

Il nostro lavoro non è stato soltanto una denuncia puntuale di inadempienze, di ritardi, di corporativismi - che purtroppo hanno spesso scoraggiato i volontari che operano in ambito culturale - ma anche di ricerca per una strategia innovativa in campo culturale.

Il documento che abbiamo elaborato – e ringrazio ancora una volta il Segretario Generale del CGIE e il Comitato di Presidenza per averci dato l'opportunità di incontrarci – con nostro grande piacere è stato accettato dalla Commissione Continentale. L'America Latina ha proposto alcune modifiche che possono essere inserite nella norma applicativa.

Su un solo punto sembra esista un dissenso: l'agenzia. Non vi leggo il documento; mi soffermerò su alcuni punti che ritengo qualificanti e che il legislatore dovrebbe recepire se vuole mirare al bene comune e non difendere interessi di parte. Prima però desidero chiarire un altro punto.

Da più parti è stata invocata una legge quadro in cui tutti gli interventi e le agenzie si muovano nel quadro di una unica strategia. La richiesta è assai pertinente. Conoscendo però le attuali difficoltà e il periodo di transizione che stiamo vivendo in cui sembra addirittura che si siano smarrite le coordinate – senza nulla togliere all'idealità di una legge quadro e quindi senza rinunciarvi a livello ideale - riteniamo che ora sia urgente puntare sulla riforma della Legge 153 e chiediamo che il Parlamento inizi al più presto l' iter di riforma.

 

I punti salienti della nostra proposta

1.  Tanto di cappello alla 153: finora ha svolto un ruolo promozionale straordinario anche per la sua flessibilità.

2.      L'integrazione della diaspora nelle nazioni di accoglienza non è un ostacolo, ma è uno stimolo per scoprire le proprie radici e il desiderio di imparare l'italiano.

3.      La promozione linguistica parte essenziale della politica internazionale italiana.

4.  La nuova legge si rivolge a tutti, non solo ai discendenti degli italiani.

5.  Non si limita alla promozione di base, ma include la formazione continua.

6.  A chi il compito di governo la nuova politica culturale?

Riteniamo che debba essere il MAE a garantire il coordinamento

7     Personale docente

Siamo di fronte ad una comunità ormai matura e che non abbisogna di una mentalità colonizzatrice, ma è capace di produrre in loco i suoi quadri culturali. Naturalmente viene chiesto il supporto italiano affinché gli insegnanti assunti in loco siano preparati e perfettamente bilingui per muoversi con agio a livello. Occorre porre fine ad una avvilente discriminazione tra insegnanti di ruolo ed insegnanti assunti dagli enti gestori.

E' ovvio altresì che non deve andare in alcun modo disperso il patrimonio di competenze e di esperienze dei docenti di diversa provenienza, nei corsi e nelle scuole.

Conclusioni

Sottoponiamo all'attenzione ed eventuale approvazione dell'Assemblea la bozza.

Come già detto, le Commissioni continentali lo hanno accettato. Non ci è giunto il parere del gruppo di nomina governativa.

E' evidente che la nostra bozza si sofferma soltanto su alcuni punti. Ma invitiamo il legislatore a tener presente gli incontri, i documenti, le prese di posizione che a intervalli regolari si sono susseguiti e che esprimono i nostri desiderata in materia.

Se il Segretario Generale me lo permette, vorrei aggiungere una annotazione al margine dei lavori in forma di domanda rivolta ai giovani: la nostra Commissione è molto interessata a conoscere il vostro parere e le vostre richieste in uno dei settori che permetteranno di dare un senso alla diaspora italiana.

Corriamo infatti il rischio, parlando di lingua di cultura di abbinare con il processo di piazzamento del "prodotto" la lingua italiana per incrementare il prodotto italiano nel mercato globale.

Ho i miei dubbi che un abitante dell'Arabia Saudita che ha 10 Ferrari nel suo garage senta la necessità di studiare l'italiano.

La riforma è rivolta a tutti e non solo alla diaspora. Ma siamo convinti che la diaspora offra ancora un potenziale promozionale enorme, non ancora pienamente sfruttato. Non chiediamo corsie preferenziali, ma insistiamo perché vengano debellati tutti i tentativi di emarginazione delle comunità residenti all'estero. (Graziano Tassello, presidente della IV Commissione “Scuola e Cultura” del CGIE)

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