Gino Bucchino
(Ulivo): Ecco le priorità previdenziali, fiscali e sanitarie da affrontare
ROMA - Vorrei illustrare brevemente quelle che a
mio avviso sono alcune delle priorità in materia socio-previdenziale a favore
degli italiani nel mondo alle quali questo Governo dovrebbe mostrarsi più sensibile.
Premetto che troppo spesso il mio impegno in qualità di rappresentante delle
collettività italiane residenti all’estero si deve confrontare con una società
e una politica italiane le cui attenzioni sono riservate alla soluzione di
rilevanti problemi nazionali: sviluppo economico, regole politiche, qualità
dei servizi, convivenza civile, orientamenti etici e culturali, nuovi fenomeni
sociali come l’immigrazione.
In una siffatta
situazione non mi sorprende del tutto che lo Stato italiano si dimostri distratto
verso le spesso giuste istanze degli italiani che risiedono all’estero.
Noi parlamentari
eletti nella Circoscrizione Estero abbiamo certamente le nostre responsabilità
ed i nostri limiti soggettivi ed oggettivi. Ma siamo anche consapevoli che tali
limiti hanno delle forti attenuanti che derivano dal dover affrontare una esperienza
nuova, senza precedenti, di difficile gestione e coordinamento.
Personalmente
in questi diciotto mesi ho cercato di capire ed ascoltare, ho presentato numerose
interrogazioni mirate esclusivamente alla denuncia e alla soluzione dei problemi,
ho predisposto proposte di legge ed emendamenti, ho esercitato pressioni e sono
intervenuto a livello politico ed istituzionale
per sensibilizzare lo Stato italiano in merito a precise e concrete rivendicazioni.
Anche se effettivamente
di risultati concreti non se ne vedono molti, abbiamo però iniziato un risoluto
percorso che potrà dare i suoi frutti se e quando questo Governo sarà messo
nelle condizioni di portare serenamente e produttivamente a termine questa legislatura.
Elenco quindi
qui di seguito alcune questioni (mi limito per ora in questa mia riflessione
a quelle di natura socio-previdenziale) che non possono essere eluse, altrimenti
questa nostra prima esperienza sarà servita a ben poco.
a) Sanatoria
degli indebiti pensionistici: è ingiusto ed immorale chiedere a dei pensionati
residenti all’estero e titolari di prestazioni legate al reddito (quindi soggetti
poveri) la restituzione di indebiti costituitisi per esclusiva responsabilità
dello Stato italiano; è altrettanto ingiusto taglieggiare la loro pensione con
la ritenuta del 20 per cento. L’emendamento alla Finanziaria sull’abbandono
del recupero degli indebiti presentato al Senato è stato purtroppo ritirato.
Al suo posto è stata presentata dal relatore una proposta di modifica che limita
l’emendamento originale ad una sorta di palliativo che prevede che il recupero
degli indebiti sia effettuato senza interessi (legittimando così tale recupero).
Siamo dell’avviso perciò che anche quest’ultimo riduttivo e controproducente
emendamento debba essere ritirato perché il nostro obiettivo è quello
di una integrale sanatoria. Ci riproveremo (se ce lo consentiranno) alla Camera.
b) Stipula e
rinnovo delle Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale: cambiano i sistemi
di sicurezza sociale, cambiano i soggetti aventi diritto, cambiano le esigenze
di lavoratori e pensionati e lo Stato italiano non introduce i necessari aggiornamenti
agli accordi internazionali di sicurezza sociale (che fine hanno fatto le convenzioni
già firmate con Canada, Cile, Marocco, Filippine, l’aggiornamento di quelle
con Argentina, Brasile, Stati Uniti, e quelle con i Paesi di immigrazione?).
c) Tassazione
delle pensioni: abbiamo stipulato centinaia di convenzioni contro le doppie
imposizioni fiscali ma molti pensionati italiani (spesso senza rendersene conto)
continuano a pagare le tasse sia nel Paese di residenza che in Italia a causa
di convenzioni equivoche o per mancanza di informazioni.
d) Ripristino
delle strutture statali di tutela: ho denunciato a più riprese il depauperamento
del personale e delle risorse degli uffici Convenzioni Internazionali dell’Inps,
del Ministero nel Lavoro e del Ministero degli Esteri. Strutture rese inadeguate
nel corso degli ultimi dieci anni ed incapaci quindi di far fronte alla sempre
più ampia e complessa necessità di tutela. Globalizzazione o provincializzazione?
e) Inadempienze
dell’Inps: l’importo aggiuntivo sulla tredicesima di 154,94 euro (legge n338/2000)
non viene erogato – non si capisce il motivo - ai potenziali aventi diritto residenti all’estero
i quali abbiano fatto domanda all’Inps di detassazione della pensione. Ho presentato
una interrogazione alcuni mesi orsono e ho sollecitato l’Inps a spiegare i motivi
di questa limitazione in modo tale che tali pensionati possano usufruire di
questo loro diritto sulla tredicesima di quest’anno. Ho anche evidenziato le
mie perplessità sui penalizzanti criteri di attribuzione della cosiddetta “quattordicesima”
ai pensionati residenti all’estero ma non ho trovato alcuna sponda.
f) “Last but
not least” la questione sanitaria: pochi sanno che mentre i lavoratori e i pensionati
residenti nella UE sono tutelati in maniera adeguata dai Regolamenti comunitari
di sicurezza sociale, l’Italia invece ha stipulato solo alcune convenzioni bilaterali
in materia sanitaria con i Paese extracomunitari di emigrazione italiana e di
immigrazione ( Argentina, Brasile, Capoverde, San Marino, Croazia, Ex Jugoslavia,
Principato di Monaco e Tunisia) spesso parziali e insufficienti.
Esiste quindi un considerevole vuoto normativo ed assistenziale, sia
in termine quantitativi che in termini qualitativi, che pochi si preoccupano
di denunciare e colmare. Insoddisfacenti dal punto di vista temporale e qualitativo
sono anche le norme che disciplinano la tutela sanitaria dei nostri emigrati
che rientrano temporaneamente in Italia.
Ho illustrato
solo un quadro circoscritto delle questioni da affrontare. Come si può capire
non sono questioni totalizzanti ma neanche marginali. Auspico che questa legislatura
faccia il suo corso naturale per poterle affrontare con la dovuta coscienziosità.
(on. Gino Bucchino*/Inform)
*Eletto nella ripartizione Nord
e Centro America