Dal
“Corriere della Sera
“Solo passaporti in arabo”: Tripoli chiude
agli europei
A sorpresa ripristinata la norma che impone
la traduzione dei documenti. La nave
da crociera “Musica” costretta a rientrare in Italia
ROMA — Vladimir
Ilich Ulianov Lenin aveva intitolato uno dei suoi scritti Un passo avanti e
due indietro: è ciò che accade nella vita dei singoli, sosteneva, e accade anche
nella storia delle nazioni. In questo caso l’inversione di marcia non avrà un
peso storico, forse, ma nella cronaca, di sicuro, un posto lo trova. Negli ultimi
due giorni, la Libia ha chiuso la porta in faccia a qualche migliaio di europei.
Lo ha fatto nel nome di una norma che impone la traduzione in arabo delle generalità
segnate sui passaporti, ripristinata all’improvviso domenica benché fosse stata
abolita nel 2005.
Il cambiamento
ha trovato impreparate molte linee aeree e agenzie turistiche. È scattato dopo
che Muhammar el Gheddafi ha raggiunto con la Francia un livello di rapporti
così buoni da essere stato invitato a Parigi, per dicembre, dal presidente Nicolas
Sarkozy. E dopo che Massimo D’Alema, sabato, ha messo a punto con il Colonnello
a Tripoli «un’intesa di massima», «un importante passo in avanti», come l’ha
definita il ministro degli Esteri, nel negoziato in corso da anni per indurre
la Giamahiria a non chiedere più compensazioni sull’era coloniale italiana.
Il pubblico più
vasto per la sorpresa è stato quello della «Musica», nave della Msc, compagnia
italiana che ha preso il posto della «Lauro crociere». Una folla di passeggeri
stimata ieri dalla società tra le 2000 e le 2500 persone, in gran parte italiane,
alla quale ne vanno aggiunte altre 987 di equipaggio. Entrata in mattinata nel
porto di Tripoli per far partecipare i turisti a un giro della città, la nave,
lunga 294 metri e larga 32, è stata costretta a ripartire: il personale di frontiera
non poteva accettare sul suolo libico ingressi di europei con passaporti privi
di traduzione, i croceristi non potevano dotarsi al volo della versione in arabo
delle proprie generalità.
Il comandante
ha ordinato di riaccendere i motori. Rotta: Messina, stessa tappa nella quale
si sarebbe dovuti attraccare oggi, soltanto che l’arrivo sarà tre ore prima
del previsto.
«Procediamo tranquilli
verso Messina», ci ha detto ieri sera una dipendente della Msc che ha risposto
da bordo al telefono satellitare del comandante. La crociera è cominciata il
4 novembre da Genova e continuata con scali in Corsica, a Malta, a Rodi, Alessandria
d’Egitto. Da Napoli, prossima tappa, la compagnia ci ha fatto presente di aver
avviato i rimborsi della gita a Tripoli ai turisti che l’avevano prenotata.
Sulla «Musica»,
i passeggeri dispongono di sushi bar, centro benessere, cabine con tv. Meno
comfort hanno avuto a portata di mano all’aeroporto di Sebha gli 83 passeggeri
prenotati domenica per raggiungere la Francia su un aereo Air Mediterranee.
Erano in Libia da quando la legislazione non era cambiata. Lì sono rimasti fin
quando un Airbus 321 è stato procurato ieri per loro dal Quai d’Orsay. La resurrezione
dell’obbligo di traduzione sui passaporti per i cittadini europei, di tutta
Europa e non soltanto dell’Unione europea, è infatti a doppio senso: vale per
chi entra, ma anche per chi esce. Gli 83 non potevano uscire. L’aereo dell’Air
Mediterranee che doveva caricarli era stato fatto ridecollare subito con i suoi
172 viaggiatori atterrati a Sebha: erano senza dati anagrafici in arabo. Lo
stesso è successo a 37 provenienti da Zurigo con la Swiss. Problemi anche per
vari britannici.
Per i passeggeri
di alcuni voli Alitalia, l’avviso sulla norma reintrodotta è arrivato in tempo.
Sono partiti per Tripoli quanti avevano la vecchia traduzione. Gli italiani
respinti negli aeroporti, una decina, a quanto pareva ieri, avevano viaggiato
su linee straniere. Il problema è che, naturalmente, non basta una traduzione
qualsiasi. Come informa adesso la Farnesina sul sito www.viaggiaresicuri. it,
ne serve una «di norma effettuata dalla Questura» e va sottoposta all’ambasciata
libica a Roma al momento della richiesta del visto.
E’ difficile
capire se la reintroduzione repentina della norma sia un tic della confusa burocrazia
libica, uno sgambetto al «Leader» compiuto da settori dell’apparato statale
che resistono al recupero dei rapporti con l’Occidente o una mossa del Colonnello
volta a tirare sul prezzo nelle trattative in corso per normalizzare le relazioni
con i Paesi europei. Un mistero. Tra tanti. (Maurizio Caprara-Corriere della
Sera del 13 novembre 2007)
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