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Il
"no grazie" a Berlusconi del senatore Nino Randazzo. "Meglio
stare con due partitini comunisti che con
Un
invito a pranzo l'1 novembre scorso, l'offerta del Cavaliere di passare dall'altra
parte. La la risposta del parlamentare dell'Unione eletto in Australia. Somme
di denaro e incarichi di peso come merce di scambio. Ma il senatore smentisce
ROMA - "Caro
senatore, la nave affonda... salti in tempo, venga di qua".... "Caro
Cavaliere, lei è veramente squisito, la ringrazio, però sa com'è: sono isolano
di origini e so nuotare...". Caro te, caro lui, tra un tagliolino e una
fettina di vitello così è fallito lo shopping del voto di Silvio Berlusconi.
Pardon, fallito è una parola grossa. Meglio dire le cose come stanno: così è
andata a finire una delle trattative messe in piedi dal Cavaliere per strutturare
la spinta della sua spallata all'esecutivo di Romano Prodi. Ne conosciamo però
una sola. Delle altre, tante - questo è certo - non se ne conosce l'esito.
La scena di
svolge il 1 novembre a Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere. L'ospite
è il senatore Nino Randazzo, eletto con l'Unione nella circoscrizione Africa-Asia-Oceania,
origini siciliane. Il padrone di casa è Silvio Berlusconi, intento senza tanti
misteri e da tempo, a convincere qualche senatore dell'Unione a passare dalla
sua. Non è una mission impossible, in fondo basta poco, due, tre voti, e il
gioco è fatto. La differenza tra maggioranza e opposizione al Senato è, come
noto, ridotta ad un voto.
Non si sa che
esito abbia avuto lo shopping nel suo insieme. Sono girati una decina di nomi,
altrettanti senatori messi alla stregua di merce in vendita. Ognuno a turno
si è stracciato le vesti dicendo "ma via, ma che modi sono questi nessuno
di noi è in vendita...". Si è pensato, quindi, che il Cavaliere avesse
usato qualche metodo un po' più raffinato e articolato. Macché, almeno per quello
che riguarda il tentativo di shopping nei confronti del senatore Randazzo il
metodo è stato quello più antico e banale e, anche, volgare. Una cosa del tipo:
vieni di qua che in cambio ti prometto...
"Sono
stato invitato a pranzo e sono andato" ha spiegato Randazzo precisando
che da quando è cominciata la legislatura questo è stato il quarto contatto
con
"Sono
andato al pranzo per curiosità e cortesia" racconta oggi il senatore. Quel
pranzo finì subito con un "no, grazie". Poi, siccome, "in questi
giorni mi sono sentito guardato a vista, allora ho scritto la lettera su carta
intestata del Senato". Sempre senza muoversi dal suo posto nell'emiciclo,
il senatore racconta che in quel pranzo "abbiamo parlato dell'universo
mondo". Perchè proprio da lei, senatore? "Perchè Berlusconi è come
se avesse la convinzione, gli ho detto sbagliata, che gli italiani all'estero
sono più a destra che a sinistra. Il Cavaliere mi ha chiesto come potevo stare
in una coalizione con i comunisti". E lei cosa ha risposto? "Che due
partitini comunisti sono nulla al confronto di una Lega che vuole dividere l'Italia
e bruciare il tricolore. Ho cercato di spiegare al Cavaliere che impatto drammatico
poteva avere sui nostri connazionali all'estero che amano l'Italia, un partito
del genere. Meglio i comunisti quindi...".
Randazzo non
aveva avvisato neppure il suo gruppo ma, stufo di essere al centro di sospetti
e illazioni, oggi ha raccontato tutto e mostrato la lettera che porta la data
di sabato 10 novembre.
"Gentilissimo
presidente, nel ringraziarla per la cordiale ospitalità di giovedì primo novembre
a seguito del suo invito - si legge nella lettera - per il tramite del dott.
(...omissis ) mi faccio dovere di comunicarle con la presente la mia ferma intenzione
di non venir meno in nessuna circostanza all'impegno politico preso con la base
popolare che mi ha eletto al Senato...".
"Sono
certo che lei comprenderà i profondi motivi di questa mia risposta alla Sua
sollecitazione a passare, nell'Aula del Senato e in una futura consultazione
elettorale, nelle file dell'odierna opposizione giacchè penso che per l'identico
genere di motivi anche lei giustamente esiga e si attenda - prosegue Randazzo
- nelle prove della dinamica parlamentare la stessa lealtà da parte di ogni
esponente del Suo gruppo".
Per tutti questo
motivi, e "convinto che ciascun rappresentante parlamentare possa e debba
sempre contribuire, in totale fedeltà al proprio mandato, al progresso morale
e materiale degli italiani in patria e nel mondo operando nello schieramento
in cui ha scelto di militare, Le confermo di non avere alcuna difficoltà o esitazione
a mantenere oggi e in futuro la mia personale identità distintiva in quanto
a collocamento nel contesto politico del momento".
Randazzo resta
in aula fino all'ultimo voto, "ho gli occhi puntati addosso, sa".
A fare il suo dovere di senatore eletto con questa maggioranza. E i segretari
della Presidenza sono sguinzagliati nei corridoi e nella buvette del Senato,
fino alle toilette, a controllare che tutta la maggioranza sia in aula al momento
in cui c'è il voto. Chi si attarda per un caffè, o una sigaretta, o un bisognino,
viene richiamato all'istante. Con modi, diciamo, abbastanza sbrigativi. (Claudia
Fusani- la Repubblica)