INFORM - N. 211 - 13 novembre 2007


  ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Franco Siddi: Questioni dell’informazione e Italiani all’estero

Nuova legge dell’editoria, nuova convenzione di Rai International e informazione istituzionale

 

ROMA - Le questioni dell’informazione restano centrali per una politica reale dell’Italia per gli italiani all’estero ed anche per la partecipazione degli italiani all’estero alla vita politica civile e democratica del paese. Da tempo il Cgie si occupa di questi temi, ma spesso ha una sensazione di impotenza perché istanze alle quali in prima battuta viene data risposta anche abbastanza positiva in termini di disponibilità, dal governo e da altre istituzioni come la Rai poi non trovano piena soddisfazione. E’ quanto constata Franco Siddi, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana e presidente della Commissione Informazione e comunicazione del Cgie, in un colloquio con Inform subito dopo la conclusione dei lavori dell’Assemblea plenaria del Consiglio generale.

Ci sono soprattutto due punti in discussione in questo momento, sui quali Siddi ha riferito in Assemblea: la nuova legge dell’editoria e la nuova convenzione di Rai International. Sulla prima il Cgie ha avuto modo di rappresentare al governo in audizione le istanze che il Consiglio generale nella precedente seduta ha elaborato in un documento programmatico. Sembrava che il ddl del governo contenesse già nei principi fondamentali della legge il richiamo all’Italia nel mondo e alla stampa italiana all’estero. Non c’è questo concetto nella nuova legge che cerca di razionalizzare le provvidenze per l’editoria ed introduce segnali di movimento in termini di moralizzazione, senza però uno specifico impegno rafforzativo che favorisca il progresso della stampa italiana in termini di professionalità e di imprenditorialità, e questo riguarda sia i contributi sia i criteri per l’erogazione degli stessi contributi.

Per la stampa italiana all’estero, tuttavia, in questa situazione di carenza un occhio di riguardo viene mantenuto, nel senso che non sono previsti tagli finanziari, mentre tutto il sistema dell’editoria subirà tagli - e nel prossimo anno ancor più consistenti secondo le previsioni della Finanziaria - tra il 7 e il 15 per cento. Certamente - rimarca Siddi - resta l’istanza forte che i due milioni e mezzo di euro per la stampa periodica italiana all’estero sono una miseria, non consentono di fare progetti professionali e di determinare progetti di imprenditorialità. Si chiede che la nuova legge, nel proseguo della discussione parlamentare, vengano introdotti emendamenti e modifiche tali da qualificare tale tipo di impegno - professionalità, imprenditorialità, contenuto editoriale - per i quali servono risorse; non tantissime ma servono.

 Per quanto riguarda Rai International, la Commissione Informazione del Cgie ha analizzato la nuova convenzione, e si è visto che il nuovo accordo tra il dipartimento Editoria della presidenza del Consiglio dei ministri e la Rai prevede una spesa di 30 milioni di euro per il 2007, di 35 per gli anni successivi. E’ prevista una commissione per il monitoraggio, per la verifica della qualità dei programmi, commissione composta da rappresentanti paritetici della Rai e del Governo in cui il ministero degli Esteri è presente con un suo rappresentante. Siddi sottolinea però con insoddisfazione che per il Cgie, organismo consultivo e di rappresentanza degli italiani all’estero, non è prevista alcuna presenza in questa commissione mentre nella precedente, che non ha mai funzionato, c’erano tre membri. Si chiede pertanto che il Cgie sia rappresentato.

La convenzione non risolve alcuni problemi, che dovranno essere risolti nel tempo. E’ stato annunciato dal direttore di Rai International che prima di Natale Rai International sarà visibile anche in Europa, con la programmazione destinata al palinsesto nordafricano, perché più compatibile per orari. E’ una programmazione fatta di autoproduzione per il 25 per cento, per il resto da produzioni che arrivano da altre tesate Rai. La novità, secondo Siddi, può essere utile per conoscere anche in Italia e in Europa cos’è il servizio pubblico per l’estero, ma non basta mettere il segnale: occorrerà immaginare una Rai International - se si vuol fare altrimenti forse serve poco - utile per gli italiani in Europa, una Rai International che colloquia con i cittadini italiani nel mondo e mette in relazione tra loro gli italiani che vivono in Italia, in Europa, in Sud America, in Austrralia, in altri continenti.

Abbiamo la sensazione - dice Siddi - che si sia delineato un indirizzo, ma che l’indirizzo abbia molto bisogno di supporto e di sostanza. La societarizzazione della Rai, prevista per Rai International attraverso una nuova azienda di fatto collegata alla holding madre, non sappiamo se sia risolutiva. Il rischio è che diventi solo un’opportunità per sistemare persone rimaste senza attribuzione. Se fosse così sarebbe veramente deleterio. La convenzione mette obblighi stringenti. Il Cgie intende incalzare la Rai e il governo su questi obblighi, informazione di ritorno, la circolarità delle informazioni ma anche la messa a disposizione degli italiani all’estero, attraverso il canale pubblico, di una serie di produzioni che vanno da quelle culturali, cinematografiche, di musica, allo spettacolo sportivo che troppo spesso è criptato.

Sul criptaggio deve farsi chiarezza - afferma Siddi -. I diritti sportivi costano tantissimo, lo sappiamo, credo che tutti debbano fare un atto di  responsabilità se è vero che per mandare all’estero le partite di serie A servono dai 40 ai 50 milioni di euro. Però è anche vero che ci sono troppe produzioni non annunciate e  non definite. Meglio parlar chiaro: se non ci sono i soldi per trasmettere le partite lo si dica, ma non si dica “ve le daremo con la prossima convenzione”, perché poi si creano solo malumori, malesseri e insoddisfazioni. Il Cgie  chiede che alla prossima riunione siano presenti i dirigenti della Rai e se necessario anche del governo a spiegare come e perché certi eventi non possano essere trasmessi e resi visibili nei canali italiani per l’estero.

Ultima questione, su cui Siddi si sofferma, la cosiddetta informazione istituzionale. La Commissione Informazione e Comunicazione del Cgie rivolge un appello al governo, e per esso al dipartimento per l’Editoria, perché programmi per tempo le campagne di informazione istituzionale primaria relative in particolare alle campagne elettorali. Sappiamo che salvo altri eventi, cioè leggi specifiche in materia o scioglimento del Parlamento, la prossima primavera ci sarà un referendum. Non possiamo permettere che come in passato l’informazione dei cittadini italiani all’estero, cittadini a pieno titolo chiamati al voto, arrivi solo tre giorni prima delle votazioni. Le campagne vanno preparate per tempo, diffuse per tempo anche attraverso i canali della stampa italiana all’estero perché i cittadini partecipino con consapevolezza e piena autonomia alle scelte che saranno chiamati a compiere. Il Cgie chiede inoltre che ci sia un occhio di riguardo, nella distribuzione delle risorse in funzione di queste campagne, per i media italiani all’estero. (Inform)

 

 


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