Franco Siddi: Questioni dell’informazione
e Italiani all’estero
Nuova legge dell’editoria, nuova convenzione
di Rai International e informazione istituzionale
ROMA - Le questioni dell’informazione restano centrali
per una politica reale dell’Italia per gli italiani all’estero ed anche per
la partecipazione degli italiani all’estero alla vita politica civile e democratica
del paese. Da tempo il Cgie si occupa di questi temi, ma spesso ha una sensazione
di impotenza perché istanze alle quali in prima battuta viene data risposta
anche abbastanza positiva in termini di disponibilità, dal governo e da altre
istituzioni come
Ci sono soprattutto due punti in discussione in questo
momento, sui quali Siddi ha riferito in Assemblea: la nuova legge dell’editoria
e la nuova convenzione di Rai International. Sulla prima il Cgie ha avuto modo
di rappresentare al governo in audizione le istanze che il Consiglio generale
nella precedente seduta ha elaborato in un documento programmatico. Sembrava
che il ddl del governo contenesse già nei principi fondamentali della legge
il richiamo all’Italia nel mondo e alla stampa italiana all’estero. Non c’è
questo concetto nella nuova legge che cerca di razionalizzare le provvidenze
per l’editoria ed introduce segnali di movimento in termini di moralizzazione,
senza però uno specifico impegno rafforzativo che favorisca il progresso della
stampa italiana in termini di professionalità e di imprenditorialità, e questo
riguarda sia i contributi sia i criteri per l’erogazione degli stessi contributi.
Per la stampa italiana all’estero, tuttavia, in questa
situazione di carenza un occhio di riguardo viene mantenuto, nel senso che non
sono previsti tagli finanziari, mentre tutto il sistema dell’editoria subirà
tagli - e nel prossimo anno ancor più consistenti secondo le previsioni della
Finanziaria - tra il 7 e il 15 per cento. Certamente - rimarca Siddi - resta
l’istanza forte che i due milioni e mezzo di euro per la stampa periodica italiana
all’estero sono una miseria, non consentono di fare progetti professionali e
di determinare progetti di imprenditorialità. Si chiede che la nuova legge,
nel proseguo della discussione parlamentare, vengano introdotti emendamenti
e modifiche tali da qualificare tale tipo di impegno - professionalità, imprenditorialità,
contenuto editoriale - per i quali servono risorse; non tantissime ma servono.
Per quanto riguarda
Rai International,
La convenzione non risolve alcuni problemi, che dovranno
essere risolti nel tempo. E’ stato annunciato dal direttore di Rai International
che prima di Natale Rai International sarà visibile anche in Europa, con la
programmazione destinata al palinsesto nordafricano, perché più compatibile
per orari. E’ una programmazione fatta di autoproduzione per il 25 per cento,
per il resto da produzioni che arrivano da altre tesate Rai. La novità, secondo
Siddi, può essere utile per conoscere anche in Italia e in Europa cos’è il servizio
pubblico per l’estero, ma non basta mettere il segnale: occorrerà immaginare
una Rai International - se si vuol fare altrimenti forse serve poco - utile
per gli italiani in Europa, una Rai International che colloquia con i cittadini
italiani nel mondo e mette in relazione tra loro gli italiani che vivono in
Italia, in Europa, in Sud America, in Austrralia, in altri continenti.
Abbiamo la sensazione - dice Siddi - che si sia delineato
un indirizzo, ma che l’indirizzo abbia molto bisogno di supporto e di sostanza.
La societarizzazione della Rai, prevista per Rai International attraverso una
nuova azienda di fatto collegata alla holding madre, non sappiamo se sia risolutiva.
Il rischio è che diventi solo un’opportunità per sistemare persone rimaste senza
attribuzione. Se fosse così sarebbe veramente deleterio. La convenzione mette
obblighi stringenti. Il Cgie intende incalzare
Sul criptaggio deve farsi chiarezza - afferma Siddi -.
I diritti sportivi costano tantissimo, lo sappiamo, credo che tutti debbano
fare un atto di responsabilità se è vero
che per mandare all’estero le partite di serie A servono dai 40 ai 50 milioni
di euro. Però è anche vero che ci sono troppe produzioni non annunciate e non definite. Meglio parlar chiaro: se non ci
sono i soldi per trasmettere le partite lo si dica, ma non si dica “ve le daremo
con la prossima convenzione”, perché poi si creano solo malumori, malesseri
e insoddisfazioni. Il Cgie chiede che
alla prossima riunione siano presenti i dirigenti della Rai e se necessario
anche del governo a spiegare come e perché certi eventi non possano essere trasmessi
e resi visibili nei canali italiani per l’estero.
Ultima questione, su cui Siddi si sofferma, la cosiddetta
informazione istituzionale.