INFORM - N. 210 - 12 novembre 2007


   

CGIE-DOCUMENTAZIONE

 

L’intervento di Mauro Montanari (Germania) in Assemblea sulla ristrutturazione della rete consolare e provvedimenti di risparmio

 

ROMA – Nell’ultima giornata di lavori dell’Assemblea Plenaria del Cgie, interviene Mauro Montanari, Vice Presidente I Commissione Tematica “Informazione e comunicazione”. Porta dati recentissimi  sulla ristrutturazione della rete consolare

 “Abbiamo parlato molto in questi giorni di ristrutturazione della rete consolare e di provvedimenti di risparmio. Abbiamo ascoltato la relazione della Commissione Continentale Europa Africa del Nord, che con molta preoccupazione si riferiva ai progetti di ridimensionamento della medesima rete. Abbiamo sentito un ottimo intervento del consigliere Tommasi, che contestava, numeri alla mano, il risparmio effettivo nel caso della chiusura del consolato di Esch.

Ricordo a me stesso, anzitutto, e a noi, che siamo qui per difendere gli interessi dei nostri connazionali, siamo il loro “sindacato”, come qualcuno ha già detto. Vorrei aggiungere che siamo soprattutto il sindacato della gente più semplice, quella con meno difese e che, per questo, non ha mai diritto di parola. Almeno così io intendo il mio mandato.

Io mi rendo conto della necessità di contenere la spesa pubblica. E’ un dovere di tutti noi in quanto cittadini di questo Paese. Mi domando tuttavia se sia lecito risparmiare sempre sulla pelle di chi non ha referenti politici o difese corporative. E mi domando infine se quelli prospettati dall’Amministrazione siano veramente provvedimenti di risparmio.

Allora vorrei ripetere qui un suggerimento che è già stato dato. Diminuire il personale di ruolo della rete consolare ed aumentare il personale a contratto locale (esterno). Mi spiego citando alcuni dati. E cercando di confrontarli anche con gli stessi dati riferiti ad altri Paesi europei.

Noi sappiamo che il personale in servizio nella rete consolare si divide tra personale con contratto locale, chiamato in termini tecnici “personale esterno”, e personale di ruolo inviato dalla Amministrazione centrale. I costi a carico dell’Amministrazione, e quindi del contribuente italiano, sono molto diversi nei due casi. Per personale esterno intendiamo il personale a contratto a tempo determinato, quello a contratto a tempo indeterminato, quello con contratto precario a vario genere.

La natura degli stipendi è diversa a seconda delle funzioni. Tuttavia possiamo considerare che lo stipendio del personale di ruolo è infinitamente maggiore a parità di mansioni rispetto a quello del personale esterno. Lo stipendio complessivo del personale di ruolo è così composto: c’è una cospicua indennità di sede, a cui si aggiunge lo stipendio metropolitano. Poi si aggiungono una indennità di prima sistemazione, che in genere corrisponde a 3 indennità di sede, c’è una indennità di trasloco, c’è una indennità del 20% per il coniuge a carico e del 5% per i figli, ci sono contributi scolastici e per la ricerca di un appartamento. Il tutto esente da imposte.

Per contro il personale esterno ha contratti che si riferiscono a quello del Paese di riferimento, che in genere in Euro costa poco o addirittura molto poco; basti pensare che che ci sono addetti in Algeria che guadagnano 300 euro al mese, mentre in India 200 euro al mese.

Io non sono un sindacalista del Mae. Mi sento, dicevo, un sindacalista della gente. Ho citato questi dati soltanto per far capire per quale ragione tutti i Paesi europei hanno una prevalenza del personale esterno su quello di ruolo. Al personale di ruolo è riservata in genere una funzione dirigenziale o di coordinamento. Questo non solo per la citata ovvia ragione di costi, ma anche perché il personale del posto conosce meglio la lingua e la situazione locale.

Fa eccezione l’Italia. Vediamo come. L’Italia occupa nella sua rete consolare 8.568 addetti. Di questi 5.021 sono di ruolo (quasi il 60%), mentre 3547 sono esterni.

Diversa è la situazione di altri Paesi europei, di grandezza similare. La Francia, che non ha certamente la diaspora italiana, occupa nella sua rete consolare 16.721 addetti, di cui 6251 di ruolo (circa il 36%) La Germania occupa nella sua rete consolare 11.201 addetti, di cui 5.781 di ruolo (circa il 52%). Il Regno Unito occupa nella sua rete 17.000 dipendenti, di cui 6.000 di ruolo (circa 35%). Come vedete, dei grandi Paesi europei, solo la Germania supera il dato del 50%, nessun Paese, come l’Italia, arriva al 60% di personale di ruolo inviato dall’Amministrazione centrale.

Ma vorrei aggiungere un altro dato interessante per capire la complessità della situazione: quanto pesa percentualmente, nel confronto tra i diversi Paesi europei, il dato della spesa della rete consolare. L’Italia spende per la sua rete lo 0,23% del bilancio. La Francia spende l’1,01 del bilancio, cioè oltre quattro volte di più di noi. Ma anche la Germania, che non ha la sua Grandeur, le va tuttavia vicino, con lo 0,93% del bilancio. Anche l’Olanda spende lo 0,94% del bilancio. Il Regno Unito, infine, spende nella sua rete consolare lo 0,40% del bilancio. Nessuno di questi Paesi ha, lo ripeto, la diaspora che abbiamo noi. Ciascuno di questi paesi, però, vede la propria rete consolare come un investimento, non come una iattura.

Finisco con un riferimento al consolato di Edimburgo, di cui l’Amministrazione ha annunciato la chiusura. I 10.000 connazionali che risiedono nella circoscrizione, saranno da ora in poi costretti a riferirsi a Manchester, cioè a quattro ore di treno da luogo dove potranno richiedere i servizi che spettano loro. Sarebbe come dire che un cittadino che abita a Milano deve fare il suo passaporto a Roma”  (Mauro Montanari, vice presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE, direttore del Corriere d’Italia di Francoforte/Inform)

 


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