PARTITI
BIRR - La disoccupazione in Sardegna è una piaga che
diventa più virulenta col cessare delle imprese installatesi ai tempi delle
vacche grasse e che ora senza “aiuti” e col mercato patrigno, tendono a chiudere.
Il volgere degli eventi è tale che il fenomeno disoccupazione è tale che: oltre
a non offrire lavoro ai giovani (è iniziata nuovamente l’emigrazione al Nord)
espelle dal mondo produttivo e comunque del lavoro quei cinquantenni ed over
cinquanta che Montezemolo pretenderebbe di mettere in pensione oltre i 62 anni.
Posizione borderline, quella confindustriale, che da
un lato licenzia, ma vuole, dall’altro, assicurata la ruota di scorta in caso
(ma dipende dalla capacità degli imprenditori che ormai l’11 settembre è lontano)
di ripresa. Un calcolo prettamente capitalistico, torniamo ai primi del novecento,
già descritto da Gramsci nei suoi «Quaderni del carcere» dove bene descriveva
la violenza del capitale sul lavoro.
La proposta di
“Sinistra autonomista Sarda” al Consiglio regionale, mira a frenare il fenomeno
ed a recuperare una situazione disastrosa.
La proposta di Sinistra Autonomista tende al recupero di 3600 unità con una spesa
di soli 40 mln nei primi 3 anni ed 30 nei successivi 5 e tende risolvere il
problema dei ultra cinquantenni espulsi, contro ogni pretesa confindustriale,
dal mondo del lavoro.
Il provvedimento
comporterebbe il ricollocamento di circa 3.600 persone nel primo anno così ripartite: