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“Avvenire dell’8 novembre un articolo dei ministri D`Alema, Kouchner, Moratinos: “Libano, sbloccare la paralisi per dare speranza al Paese”
Per la prima volta tre ministri europei si sono recati
insieme in Libano. Portavamo un messaggio di amicizia e di solidarietà da Paesi
così vicini al Libano come
Ma, a seguito del vertice di Lisbona, intendevamo anche,
insieme a tutti gli europei, sottolineare la nostra volontà di fare tutto il
possibile per consentire al Libano di uscire dalla crisi che attraversa.
I nostri tre Paesi hanno una responsabilità particolare
nei confronti del Libano.
L Italia,
Ne paghiamo anche il prezzo: sei soldati del contingente
spagnolo sono morti il 24 giugno scorso.
Ma siamo determinati ad agire in favore dell’indipendenza,
della sovranità e dell’unità del Libano.
E tuttavia sono minacciate le libertà elementari. I nostri
amici libanesi di ogni origine, di ogni confessione, hanno motivo di essere
preoccupati: il Parlamento non si è riunito da mesi, il Governo è contestato,
i deputati della maggioranza colpiti da attentati devono barricarsi in un albergo.
E l’elezione presidenziale si avvicina al suo termine - il 24 novembre - senza
che il Paese, normalmente governato per consenso, si sia messo d’accordo sul
nome di uno o più candidati.
Oltre al Libano si tratta di difendere e far prosperare
un modello che assicuri la coabitazione di uomini e di donne di religioni e
di origini diverse.
Il Libano porta un messaggio unico per il Medio Oriente,
per il Mediterraneo e per il mondo. Non dimentichiamolo.
Non cediamo. Lo dobbiamo a tutti i nostri amici libanesi.
La speranza vive ancora. Un nuovo appuntamento è stato
fissato per il
In vista dell’elezione di un presidente rappresentativo,
di ampia convergenza, entro i termini previsti, un’intesa interlibanese è non
soltanto necessaria, ma ancora possibile.
Un presidente in grado, allo stesso tempo, di restaurare
l’autorità della funzione e la cui elezione non appaia diretta contro nessun
campo, nessun Paese.
Questa speranza è rafforzata dall’impressione che abbiamo
tratto dai nostri colloqui con le principali personalità del Libano.
Esiste una volontà, non soltanto di continuare il dialogo
ripreso in Libano dopo l’incontro di tutti i partiti politici a
Si percepisce, nella maggioranza come nell’opposizione
libanese, una ragionata aspirazione al compromesso.
I leader, che hanno praticamente tutti conosciuto le
ore buie della guerra civile, sono consapevoli del fatto che un blocco non potrà
avere la meglio sull’altro. Sanno tutti che una vacanza presidenziale rischia
di trasformare l’attuale blocco istituzionale in caos e in un conflitto sanguinoso.
I libanesi, tutte le comunità libanesi, hanno per la prima volta dopo molto
tempo l’occasione di decidere essi stessi del loro destino.
Questa responsabilità storica deve essere pienamente
assunta, in uno spirito di responsabilità. La comunità internazionale, i partner
dei libanesi come i loro vicini, hanno l’obbligo di aiutarli.
Momento di speranza: cerchiamo di immaginare l’impulso
straordinario che un’intesa in Libano potrebbe portare alla pace in Medio Oriente
e in particolare al dialogo israelo-palestinese.
(Massimo D`Alema, Bernard Kouchner, Miguel Angel Moratinos
Ministri degli Esteri di Italia, Francia e Spagna/Avvenire)