Marco Fedi: “Gli Italiani all’estero anche
nel Parlamento riformato.
ROMA - E’ approdato in Aula alla Camera il Testo Unificato
553-A di riforma costituzionale che prevede importanti novità in termini di
assetto istituzionale. Una riforma convincente la cui principale innovazione
è l’istituzione, a fianco della Camera dei Deputati che avrà funzione legislativa,
di un Senato federale, il quale andrà a sostituirsi a quello attuale, con il
compito di concorrere a migliorare le proposte di legge in virtù delle istanze
raccolte dai territori. Le differenti funzioni delle due Camere e la riduzione
significativa del numero dei parlamentari taglieranno i costi e aumenteranno
l’efficienza dei lavori, soprattutto per quanto riguarda i tempi.
Nell’ambito del dibattito sulla riforma - rileva Marco
Fedi -, noi eletti all’estero abbiamo aperto una riflessione sul nostro ruolo,
giungendo a conclusione che sia importante mantenere la nostra presenza invariata
sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. Le ragioni sono
diverse per i due rami del Parlamento così riformato. Alla Camera la presenza
degli eletti all’estero sarà in rappresentanza di italiani che – pur vivendo
fuori dai confini nazionali – hanno lo stesso titolo dei loro connazionali residenti
in Italia a intervenire nella formulazione delle leggi. Nel Senato federale,
invece, la circoscrizione estero potrebbe essere assimilata a una Regione italiana
e concorrere così alla composizione di questa camera, a seconda delle modalità
che verranno individuate attraverso l’auspicata riforma della legge elettorale.
Non va negato che anche all’interno della maggioranza
ci sono posizioni divergenti. Ad esempio, Rifondazione Comunista chiede l’abolizione
della circoscrizione estero. Una posizione legittima ma che io non condivido.
Sono fermamente convinto, infatti - prosegue Fedi - , che la rappresentanza
degli italiani all’estero dia risposta al dettato costituzionale, oltre a fornire
una voce diretta agli italiani nel mondo in un’ottica di democrazia partecipata.
E’ pertanto erroneo sovrapporre la questione della circoscrizione estero a quella
del voto agli immigrati regolari in Italia, come se fossero incompatibili. Anche
io sono parte della battaglia per concedere a chi vive stabilmente nel nostro
Paese, producendo reddito e pagando i contributi, il voto politico. Ma come
tutti sanno questo è legato alla cittadinanza, a differenza di quello amministrativo
che invece dovrebbe essere connesso alla residenza, come accade in ogni Paese
civile e come è previsto della riforma della legge sull’immigrazione,
Nel frattempo
Riguardo agli italiani all’estero, noi eletti in loro
rappresentanza abbiamo presentato in Senato alcuni emendamenti, in parte accolti
e in parte modificati. C’è in generale una proposta di aumento delle risorse
per i capitoli di bilancio che riguardano gli italiani nel mondo. A fronte di
un maggiore sostegno agli Istituti di cultura e della promozione della nostra
lingua all’estero, registro invece una forte insoddisfazione per quanto concerne
la sanatoria sugli indebiti pensionistici Inps e le risorse per il potenziamento
della rete consolare.
In ogni caso, io credo che questi temi debbano essere
affrontati in via definitiva, aldilà delle singole Finanziarie - conclude Fedi
- , attraverso un percorso serio di riforme che razionalizzi l’uso delle risorse
a disposizioni. Penso a quella della struttura del Ministero degli Affari Esteri,
con particolare attenzione alle questioni della funzionalità per le nostre rappresentanze
all’estero, e quella del loro personale a contratto, che va aumentato nel numero
e va garantito nel godimento dei propri diritti sindacali. (