ITALIANI ALL’ESTERO
Canada. Luigia Zilli, la pittrice della
gente in bicicletta
Colori, tavolozza
e...pedale
Cresciuta nella bottega di Carlo Balljana, ha trovato oltreoceano
una seconda patria che le ha permesso di esprimersi come artista. Oggi ha due
figlie, ed è decisa a tenere vive le sue radici venete.
VANCOUVER, BC - Un Giro di Burnaby nell'area
metropolitana di Vancouver? Non Tour come ne esistono localmente altri
- basti nominare i già affermati Tour de Delta, Tour de Gastown e Tour de
White Rock - ma Giro, proprio in italiano e con caratteristiche italiane.
Il ciclismo sportivo non è così popolare in Canada come lo sono Lacrosse
e Hockey su ghiaccio, proclamati sport ufficiali della nazione da una legge
del 1994. (*) Eppure il ciclismo si sta affermando come attività gioiosa e sana,
da vivere all'aria aperta, in un'ideale sintonia tra l'impegno dei grintosi
partecipanti e l'entusiasmo degli spettatori, tifosi di ogni età e condizione
sociale. Deve averci pensato bene il consigliere comunale Pietro Calendino,
già membro in passato del Parlamento provinciale e personaggio trainante di
iniziative comunitarie nella vastissima zona amministrata dalla City of Burnaby,
prima di proporre e sostenere il Giro di Burnaby. Un successo fin dall'inizio,
l'anno scorso, con un bel numero di partecipanti nelle varie categorie e una
lusinghiera risposta del pubblico. Ripetuti, quasi raddoppiati, nel luglio di
quest'anno.
Si è trattato di una manifestazione di orgoglio
comunitario e, insieme, di una spinta alla promozione commerciale e turistica
del luogo. L'edizione 2007 è stata ampiamente sponsorizzata, oltre che dal periodico
locale: Burnaby Now e da istituzioni finanziarie, anche da un gruppo
di note imprese italocanadesi: in testa
Nata nella seconda metà degli anni Sessanta a Col
San Martino, nel trevigiano, arrivata in Canada alla fine degli anni Novanta,
sposata dal 1999 con George Aguirre, originario di Città del Guatemala, due
splendide bambine nei cui tratti fisici e caratteriali stanno emergendo le etnie
dei genitori innestate nella composita realtà canadese, Luigia Zilli non è certo
nuova al tema delle gare ciclistiche; non lo era, perlomeno, durante i suoi
anni italiani. "Era il nostro sport favorito in famiglia", ricorda.
Nel 1953 suo padre aveva anche vinto un titolo regionale per ciclisti dilettanti,
un suo fratello correva con Gilberto Simoni e Simone Rebellin prima che il ciclismo
diventasse professionale. Partecipò lei stessa a gare femminili in tempi in
cui queste non erano ancora popolari in Italia, e a tal proposito ricorda con
ammirazione Maria Canins, che definisce "fenomenale: una vera forza della
natura". Tutto ciò fa parte dell'esperienza degli anni giovanili, prima
di dover lasciare lo sport attivo per il lavoro. "Ma non ho rimpianti -
afferma Luigia - mi sono divertita e ho incontrato tante persone meravigliose,
tra cui la campionessa mondiale Alessandra Cappellotto". Oggi, a distanza
di anni e in un contesto assolutamente diverso da quello del Veneto, regione
d'origine, Luigia Zilli afferma che "è impossibile lasciare una passione,
ed eccomi qui, a dipingere la vita di gente in bicicletta, per hobby, sport
o utilità quotidiana".
Rimane da capire come negli anni lavorativi - tra
il periodo della bicicletta e quello della pittura - si sia sviluppato in lei
il percorso artistico. Ci sono segnali premonitori, nella vita di questa giovane
donna, tali da lasciarcelo intendere.
Zampieri
Pan. Quando hai cominciato a dipingere? Dipingevi anche quando eri in Italia?
E quando hai deciso di farne la tua attività principale, naturalmente conciliandola
con l'impegno di moglie e madre?
Zilli. Sebbene da ragazzina
abbia "trafficato" con matite e pennelli e, più tardi, nello studio
di Carlo Balljana (**), abbia acquarellato le edizioni limitate di stampe di
disegni-studio delle sue opere, ho iniziato a dipingere a olio solo nel 1986,
facendo la prima mostra personale l'anno dopo. Non potevo certo permettermi
di dipingere e vivere con le vendite, e così, dopo aver lasciato lo studio dello
scultore, lavorai in una fabbrica di cornici. Dopo il lavoro ero troppo stanca
per dedicarmi all'arte, e lo confidai al titolare della ditta, il fotografo
Mario Vidor, che mi aiutò con consigli e incoraggiamenti, facendomi tuttavia
capire che per me non sarebbe stato facile conciliare arte e lavoro. Emigrata
in Canada nel 1999, non toccai pennello fino al 2004 (la mia secondogenita non
aveva ancora un anno), quando lessi un bando di concorso del Burnaby Arts Council.
Mi misi a dipingere. Accettarono Sunday morning ride, un paesaggio
con donna in bicicletta, una figura femminile che pedala, in una strada bianca
sterrata, di ritorno dalla messa domenicale. Il dipinto vinse il People Choice
Award e l'uso della galleria per una mostra collettiva di un mese nell'anno
successivo. Dopo di allora altre mostre e commissioni. L'arte è diventata finalmente
il mio mestiere, insieme con l'essere moglie e madre.
Dove
e come hai conosciuto tuo marito?
A Vancouver, dov'ero venuta in vacanza ospite di
una zia. Nato a Città del Guatemala nel 1971, emigrato con la sua famiglia nel
1991, Jorge ha, o meglio aveva all'epoca, la passione di scrivere poesie, più
che altro in spagnolo, ma anche in inglese. E da anima romantica, come ai tempi
antichi, ha usato lo stratagemma di leggermele durante i nostri primi incontri,
e quando mi scriveva... Che furbacchione! Mio marito lavora attualmente nell'import
e nella logistica per una ditta che si occupa di attrezzature varie.
Tu
sei un'emigrante di ritorno: sei stata portata in Canada, la prima volta, all'età
di tre mesi. Che ricordi hai dei tuoi anni infantili a Vancouver?
Mio padre era arrivato qui nel 1960. Andò a sposarsi
in Italia nel 1964 e vi rimase fino all'inizio del '66 quando decise di ritornare
in Canada. Nel frattempo, mio fratello maggiore aveva compiuto un anno e io
stavo per arrivare. Mamma raggiunse papà a Vancouver dopo la mia nascita; avevo
tre mesi. Siamo rimasti fino al 1970 quando i miei genitori hanno deciso di
rientrare in Italia: si erano costruiti la casa al paese; il Canada era solo
una parentesi per mettere da parte dei soldi. Non ricordo quasi nulla di quel
periodo.
Come
ti è apparsa la vita in Canada quasi trent'anni dopo, e come ti appare ora?
L'impressione era che tutto sembrava più grande
e congestionato: strade, negozi, distanze. Ed essendo cresciuta in un piccolo
paese, una metropoli come Vancouver e una città come Burnaby mi sembravano più
affollate e stressanti. Mi è rimasta la stessa impressione: mi manca la vita
del paese, penso talora che vorrei vivere in un posto più tranquillo, fuori
città. Burnaby ha tanto verde, con parchi, giardini, campi da golf, meravigliose
colline, e se non piove è molto bella. Purtroppo la pioggia è per me un deterrente:
non ci sono ancora abituata.
Che
cosa conservi della tua italianità, o meglio veneticità, nell'attuale realtà
di cittadina canadese?
Sono nata in un paese di 4 mila abitanti, ricco
di vigneti. Sono vissuta per 13 anni nella vicina Pieve di Soligo, poco più
grande di Col San Martino. Le mie radici sono e rimarranno sempre piantate in
Italia, nella terra dove ho trascorso i miei primi 33 anni di vita. Sono tuttavia
orgogliosa di essere cittadina canadese perché il Canada ha sempre dato buone
opportunità a tutti. Sono felice di aiutare la comunità, quando posso, e di
condividere esperienze e conoscenze, come nel caso del Giro di Burnaby
o dello Studio Tour degli artisti di Burnaby. Ma ritengo importante che
tutte le persone, di qualsiasi etnia, mantengano radici, storia e identità.
Bisogna raccontare ai figli da dove si viene, parlare della famiglia, delle
tradizioni.
Che
lingua parlate in casa? Quale educazione avete deciso di dare alle vostre figlie?
Insegnerete loro anche le lingue spagnola, italiana e veneta?
Mio
marito e io siamo di provenienze diverse. In casa si parla inglese. Le bambine
crescono parlando inglese, ma conoscono anche un po' di italiano e di spagnolo.
Quando posso, cerco di parlare con loro in italiano. Per quanto riguarda la
loro educazione, si vedrà quali saranno i loro interessi. Non credo che insegnerò
loro il veneto prima dell'italiano, non da subito almeno, non voglio confonderle.
Ma sicuramente avremo tempo di fare qualche mese di full immersion quando
viaggeremo in Italia e in Veneto. (Anna Maria Zampieri Pan-Il Messaggero di sant’Antonio/
(*) Di questi due, il primo ha una storia antica,
essendo stato inventato dai nativi, mentre la pratica del secondo risale alla
fine dell'Ottocento.
(**) Carlo Balljana, famoso scultore nato a Farra
di Soligo, vive e lavora tra Sernaglia della Battaglia e Parigi. Ha eseguito
oltre 80 monumenti in Europa. Un'opera di rilevanza mondiale è il reliquiario
in oro e argento che conserva l'apparato vocale di sant'Antonio nella Cappella
del Tesoro della Basilica del Santo a Padova.