Gianni Farina: “Oltre 200 testate il panorama
della stampa italiana all’estero. Cari editori e direttori, più trasparenza
e più coraggio!”
Due milioni di euro assegnati alla stampa
italiana all’estero per il 2005 non bastano per rendere le aziende editoriali
competitive. La situazione di oggi non è molto differente da quella di 40 anni
fa.
ROMA - La recente assegnazione dei contributi
Fu la legge n. 416 del 5 agosto 1981, specificatamente
l’articolo
La legge 5 agosto 1981, corrispose a partire dal 1. gennaio
del 1986 due miliardi di lire a giornali e riviste italiani pubblicati all’estero,
nonché a pubblicazioni italiane destinate agli italiani nel mondo.
La legge 7 marzo 2001, n. 62 modificò in parte la precedente del 5 agosto
1981. Si trattò di un passo avanti nella definizione della nozione di “prodotto
editoriale”. Infatti, con prodotto editoriale si intende il prodotto realizzato
su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato
alla pubblicazione o comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico
con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o
televisiva.
Oltre a queste importanti novità per gli editori e gli
operatori, un’altra riguarda la stampa italiana all’estero. Nel comma 1 dell’articolo
Il limite di questo ritocco legislativo è non aver inserito
tra le imprese editoriali aventi diritto all’ottenimento di contributi pubblici,
anche gli editori all’estero di prodotti su supporto informatico o audiovisivi.
Ciò non ha permesso a numerosi piccoli operatori del settore, ma anche ad editori
della carta stampata, di progettare crescita ed espansione attraverso investimenti
o ricapitalizzazioni.
Nel mondo si contano attualmente almeno 162 testate,
stando al numero delle documentazioni di richieste di contributi presentati
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno 2005. Un numero che corrisponde
all’inchiesta che nel 1994 fu commissionata dalle Camere di Commercio all’Estero
in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri. Il rapporto di quell’indagine
conoscitiva, si rileva “la persistente vitalità della carta stampata, inattesa
e addirittura sorprendente in un’epoca in cui essa, oltre al settore radiotelevisivo,
deve fronteggiare il fenomeno Internet e la conseguente ulteriore trasformazione
dei sistemi di comunicazione”. Complessivamente, sono state censite 213 testate
pubblicate in 32 paesi, probabilmente anche quelle non annoverate tra le 162 richiedenti i contributi pubblici del 2005,
per una tiratura totale di cento milioni di copie annue.
Tale era la situazione nel 1971, periodo nel pieno dei
grandi cambiamenti sociali e culturali scaturiti dal ’68, ad insediarsi alla
presidenza della Fmsie (Federazione mondale stampa italiana all’estero) Umberto
Ortolani, braccio destro di Licio Gelli. L’avvocato e finanziere Ortolani si
ritrovò a fianco del senatore Caron (fondatore della Fsie negli anni 60), sia
nel Direttivo sia nell’esecutivo. Con loro, sedeva anche l’allora giornalista
e futuro direttore di Gr-2, già senatore di An oggi FI, Gustavo Selva.
In quegli anni, segnati dalla nascita dei Comitati Tricolori
nel Mondo (Ctim), su iniziativa dell’allora Msi, il partito di Almirante e Tremaglia,
e del loro organo ufficiale “Oltreconfine” a Stoccarda, la stampa italiana all’estero
era prevalentemente cattolica, contrassegnata da uno stretto collateralismo
con
A questa tipologia di stampa, cattolica o patriottarda
e di destra, si contrappose l’informazione di sinistra. Tra essa in particolare
“Emigrazione Italiana” (Federazione colonie libere italiane) e “realtà nuova”
(Pci) edite in Svizzera, dai contenuti progressisti tesi a sensibilizzare i
lettori sui loro diritti in Italia e nei Paesi ospitanti.
Ragioni politiche e necessità di conquistare il consenso
popolare spinsero le istituzioni e i governi dell’epoca a considerare l’importanza
di un finanziamento a riviste e periodici editi all’estero. Ciò anche su pressione
delle Federazioni continentali, costituitesi in America del Nord (Associazione
americana della stampa italiana), in America Latina (Fsial) e in Europa (Federeuropa).
Nascono i giornali, centinaia di migliaia di italiani,
soprattutto in Europa, rientrano in Italia in occasione di importanti elezioni
politiche e amministrative generali, e l’attenzione dei partiti cresce di conseguenza
portando alla convocazione della Prima conferenza nazionale dell’emigrazione
(1975).
L’ultimo passo fu, nel 1982, la fondazione della Federazione
Unitaria della Stampa italiana all’estero (Fusie), a seguito del coinvolgimento
del presidente della Federazione mondiale della stampa italiana all’estero Umberto
Ortolani nello scandalo della Loggia massonica P2.
Nessun organismo (Fsie 1956, Fmsie 1971, Fusie 1982)
è riuscito sinora a dare quella spinta necessaria al rafforzamento strutturale
della stampa italiana all’estero.
L’attuale presidente della Fusie, il Dr. Domenico De
Sossi, uomo di indubbie capacità e volontà operative, anche dopo l’ultimo congresso
tenutosi a Catania nell’aprile
Eppure, le testate sono ancora tante e i contributi a
favore degli editori sono di 2 milioni di euro. Sono pochi? Non direi, ma male
utilizzati, sicuramente.
Sul sito internet della Fusie, figurano ben 271 testate
all’estero aderenti alla federazione, delle quali
Per fare un esempio, L’Eco, il settimanale edito a Basilea,
diretto da Emiddio Bulla, ha ricevuto dallo Stato italiano nel 2005 precisamente
72'552,05 euro (circa
Ho citato l’esempio de L’Eco, perché nella ripartizione
dei contributi è il settimanale maggiormente beneficiario, dopo quello di Montréal
“Cittadino Canadese” ( 75'910.01 euro).
L’assegnazione dei contributi è decisa da una commissione
istituita presso
Una motivazione che suscita molte perplessità. Quali
testate effettivamente contengono “fatti italiani e problemi dei lavoratori
italiani”? Una riflessione che riguarda l’insieme della stampa italiana all’estero.
Motivazioni da riconsiderare, come il voto che riguarda
sicuramente la qualità, uno dei quattro valori valutati dalla Commissione: tiratura,
periodicità, numero di pagine da finanziare (scartate le pubblicitarie). Ottengono
il maggior voto il settimanale Corriere degli Italiani (CH) con 7.0833, il mensile
Corriere d’Italia (DE), con 7.7500; e due pubblicazioni in Belgio, fra le quali
“Qui Italia”, fatto sintomatico, 7.3076, con 2 sole edizioni nel 2005.
Le pubblicazioni edite in Svizzera e nel mondo, comprese
le agenzie italiane specializzate sui temi dell’emigrazione, si portano dietro
un’antica zavorra. Malattie congenite: particolarismi identitari (ispirazione
religiosa o interessi politici); personalismi (fenomeno perverso dei direttori/editori).
Nessuna ricapitalizzazione imprenditoriale o apertura ad altre proprietà e nuovi
azionisti.
Indubbie modifiche normative istituzionali possono ridare
slancio alle energie ancora in campo, ma ciò non avverrà senza una maggiore
trasparenza e più coraggio da parte dei gruppi editoriali della stampa italiana
nel mondo.
I parlamentari eletti all’estero, recuperando l’impegno
a difesa degli interessi generali e senza alcuna faziosità politica o di appartenenza,
possono e debbono fare la loro parte anche per rispondere alle speranze di centinaia
di operatori dell’informazione e di milioni di cittadini elettori.
Un ringraziamento particolare va all’Archivio Storico
dell’Emigrazione Italiana, che mi ha permesso di ricostruire gli eventi summenzionati,
molti dei quali vissuti personalmente. (Gianni Farina*-
*Deputato
dell’Ulivo eletto in Europa, membro della Commissione Affari Esteri, del Segretariato
del Comitato per l’Africa, della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare
dell’Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa (Osce).