RASSEGNA STAMPA
Intervista di “Liberazione” al vice
ministro degli Affari Esteri
Patrizia Sentinelli : “Ripensiamo la lotta alla povertà”
ROMA - Domani è la
giornata del Forum della cooperazione promosso dal Ministero degli Affari Esteri.
Abbiamo chiesto alla vice ministra degli Esteri Patrizia Sentinelli di farci
una panoramica sulle questioni in agenda, partendo dalla Finanziaria. Preoccupata
per i segnali di nuovi tagli ai fondi l’Aiuto allo sviluppo, le Ong, e le reti
raccolte dagli "Stati generali per
“L’anno scorso parlammo
di una legge di bilancio che invertiva una tendenza. Dopo i tagli del 2006,
che intervenivano in una situazione pessima, eravamo arrivati alle briciole:
i tagli riguardavano i contributi alle Ong e venivano disattesi gli impegni
presi in sede internazionale. Con l’ultima Finanziaria ci avvicinavamo agli
altri Paesi donatori - senza contare alcuni contributi straordinari come il
pagamento dei debiti al fondo globale perle pandemie - quello noto come fondo
per l’Aids. Era uno sforzo significativo che segnalava un’attenzione nuova.
Oggi, dopo gli impegni del Dpef ad arrivare allo 0,33% del Pii, torniamo indietro.
Non voglio fare polemiche, ma il mio incarico istituzionale mi obbliga a dire
che non siamo all’altezza di quello che occorre fare e dei nostri impegni con
le istituzioni internazionali”.
Negli ultimi anni la povertà, il riscaldamento
globale e altri grandi temi sono tornati al centro del dibattito internazionale
e persino nell’agenda politica dei governi. Al Gore ha vinto il Nobel per la
pace e Blair - per far dimenticare il resto della sua politica estera - si è
impegnato contro la povertà. Persino Sarkozy parla di rivoluzione ecologica,
ma in Italia questo tipo di tematiche sembrano rimbalzare. Appaiono una settimana
con titoli allarmanti sui quotidiani e poi scivolano via.
In Italia la lotta
alla povertà, l’ambiente, gli obiettivi del millennio sono ai margini dell’agenda
politica, sono fiori all’occhiello. E invece, a cominciare dalla cooperazione,
dovrebbero stare al centro. Non lo dico per fare lobby, sono temi che ci riguardano.
Faccio un esempio pratico: a Pretoria, in Sud Africa abbiamo visitato progetti
di ricerca medica che finanziamo. Ci hanno parlato della ricomparsa della Tbc
resistente. Per portarla in Europa basta un turista. E la deforestazione in
Africa ci interessa? L’effetto serra non si alimenta anche così? E l’acqua come
diritto?
Eppure la cooperazione
allo sviluppo, o l’aiuto pubblico, restano fuori dall’agenda politica italiana.
I fondi non sono l’unico
elemento della qualità dell’aiuto allo sviluppo - anche se senza soldi non si
va lontani. La cooperazione attraversa da tempo una crisi di progetto. Gli obiettivi
del Millennio dell’Onu parlano di traguardi da raggiungere in tutto il mondo
per quanto riguarda la sanità, l’istruzione, la partecipazione, l’accesso ad
alcuni diritti. Quegli obiettivi sono lontani dall’essere raggiunti, ce lo ricordiamo
ogni volta che celebriamo la giornata mondiale del diritto al cibo o dell’acqua
i numeri pubblicati ce lo ricordano. Proprio per questo occorrono più unità
d’intenti e pianificazione e meno interventi emergenziali. Non dobbiamo chiudere
pagine ma darci priorità nuove. Occorre ripensare un progetto, a partire da
una nuova normativa, la legge del 1987 ci parla di un mondo lontano.
A che punto è la nuova
normativa?
La legge delega è
in Parlamento e credo che dopo l’approvazione della Finanziaria dovrebbe andare
in aula. Bisogna fare in fretta: c’è da creare un fondo unico (oggi i fondi
vengono distribuiti e gestiti in autonomia tra diversi ministeri, ndr), e garantire
che progettazione, indirizzo spettino a una figura dedicata del ministero degli
Esteri. Si possono attribuire i fondi anche a diversi ministeri, ma poi la gestione
deve seguire un filo coerente. Credo che per l’efficacia del lavoro di cooperazione
allo sviluppo sarebbe utile anche la creazione di un’agenzia - tema difficile
visti alcuni fallimenti precedenti. La politica deve dare gli indirizzi, ne
ha gli oneri e la responsabilità, la gestione operativa va data ad un’agenzia
che snellisca le pratiche, acceleri i tempi, sburocratizzi. Penso a un ente
pubblico efficiente come ne esistono in altri Paesi europei.
E la società civile
che ruolo ha in tutto questo?
In questi mesi abbiamo
parlato e cercato di coinvolgere tutti. Siamo insieme a chiedere più fondi,
dialoghiamo sulla normativa, abbiamo dialogato con quella realtà che interviene
nel Sud in maniera speciale che è il commercio equo. Anche per questo penso
che Ong e società civile più in generale - debbano contribuire a questa rimessa
in discussione dell’idea di cooperazione, stare dentro a questo progetto, superare
la logica dei micro interventi scollegati gli uni dagli altri. Si rischia di
moltiplicare le piccole gocce o di arrivare in ritardo, o addirittura a emergenza
finita. E qui c’entrano anche i tempi della burocrazia. Nessuno è perfetto:
il governo deve fare meglio, le Ong lo stesso. Lo dico proprio perché penso
al ruolo della società civile come indispensabile”.
Parliamo di Africa,
cosa hai visto durante i tuoi viaggi, che classi dirigenti e che società civile
hai incontrato?
La mia prima visita
è stata in Gambia, al vertice dell’Unione africana. Con tutti i limiti e le
debolezze devo dire che ho trovato un’istituzione viva. Certo, con il coinvolgimento
di parlamenti e altre istituzioni potrebbe essere più forte e rappresentativo.
A volte ho incontrato leadership molto preparate, formate nelle grandi università
e che però rischiano un certo grado di separazione dalla società che governano.
Rafforzare la società civile, favorire la partecipazione serve proprio a colmare
questa frattura. O anche fermare la fuga di cervelli: se le teste, i laureati
scappano non ci saranno mai classi dirigenti cresciute in loco. Parlando di
società civile, le reti che ho visto al Social forum di Nairobi mi hanno impressionato:
dagli agricoltori a quelli che si occupano del futuro delle città, dell’urbanizzazione.
Per concludere cosa
ti aspetti dal Forum di domani?
Cominceremo con lo
sguardo eccentrico portato da alcune figure autorevoli a cui chiediamo degli
input (Vandana Shiva, Predrag Matvejevic, AminataTraoré e altri), dialogheremo
con i rappresentanti delle istituzioni internazionali, con gli enti locali,
le Ong. Penso a un appuntamento di scambio e incontro che serva a rimettere
al centro questi temi e rilanci il rapporto con la società civile. (Martino
Mazzonis-Liberazione del 2 novembre 2007)