Il
ministro D’Alema al convegno su “I deportati libici in Italia nel 1911-
“Presto un accordo che segna l'approdo
di un lungo processo”
“Dhulm: Years of Torment”: nel gennaio 2008
il primo ciak del film basato su un testo di Gheddafi
ROMA – “In pochi giorni speriamo di annunciare un accordo
fra Italia e Libia che segna l'approdo di un lungo processo politico durato
un decennio e che ha visto progressivamente collaborazione, distensione e cooperazione
economica tra i nostri Paesi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano
Massimo D'Alema, che ha partecipato a Roma al convegno su “I deportati libici
in Italia nel 1911-
Al convegno anche
il senatore Giuseppe Pisanu (Fi) che ha ricordato come “il colonialismo italiano
fu conquista violenta e oppressione sistematica di Paesi e di popoli”. Per Pisanu
è necessario togliere il “macigno costituito dalla nostra esperienza colonialista
per sviluppare la cooperazione: il modo migliore per sanare le ferite del colonialismo
e curare le sue vittime”.
Il direttore del Centro per gli Studi Storici di Tripoli
Mohammed Gerreri ha dal canto suo avanzato la richiesta di erigere a Roma un
monumento dedicato ai libici caduti e un museo “per far comprendere ai libici
che l’Italia non li sta prendendo in giro, perché è la percezione che gli arabi
hanno di questa triste pagina di storia”. Gerreri ha anche chiesto all’Italia
di pagare una compensazione e di aiutare gli italiani a prendere coscienza dei
crimini di guerra commessi, così come hanno fatto i tedeschi con gli ebrei.
Secondo Salvatore Bono, esperto di storia
e istituzioni dei paesi afroasiatici “italiani e libici, non siamo mai stati
tutti da una parte o dall’altra”, piuttosto “colpevoli assieme”. L’on. Enzo
Carra (Pd) ha invece ricordato che “persone furono deportate, nel 1911, dove
verranno confinati poco dopo anche gli italiani, con gli stessi aguzzini”.
L’ambasciatore libico Abdulhadef Gaddur ha citato da
parte sua la costituzione di una banca dati genetica per permettere ai libici
di conoscere la sorte dei propri cari.
Intanto la storia dell'occupazione italiana in Libia
tornerà sul grande schermo, trent'anni dopo “Il Leone del deserto” del siriano Mustafa Akkal
(uscito nel 1981 ma mai distribuito nel nostro Paese)
Sarà il film “Dhulm: Years of Torment” (“Ingiustizia:
anni di tormento”) a raccontare il colonialismo italiano in Libia dal 1911 al
1943. Regista un altro siriano, Najdat Ismael Anzour. Obiettivo , ha precisato
il regista, “non è giudicare ma riconciliare, attraverso la memoria, le due
sponde del Mediterraneo” .
Il film si basa su un testo originale del leader libico
Moammar Gheddafi e utilizza come fonti testimonianze dei sopravvissuti libici
ai campi di concentramento italiani, rapporti delle autorità militari turche
e testimonianze dirette di europei. La sceneggiatura è della trentaduenne di
origine palestinese Iman Said, la produzione del libanese di fede cristiana
Ramzi Rassi. Gheddafi con questo film
“vuole dimostrare che l’esperienza coloniale italiana in Libia non è
stata meno crudele di quella britannica e francese”, commenta in un articolo
su “