INFORM - N. 202 - 30 ottobre 2007


ITALIA-LIBIA

Il ministro D’Alema al convegno su “I deportati libici in Italia nel 1911-1912”

“Presto un accordo che segna l'approdo di un lungo processo”

“Dhulm: Years of Torment”: nel gennaio 2008 il primo ciak del film basato su un testo di Gheddafi

 

ROMA – “In pochi giorni speriamo di annunciare un accordo fra Italia e Libia che segna l'approdo di un lungo processo politico durato un decennio e che ha visto progressivamente collaborazione, distensione e cooperazione economica tra i nostri Paesi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, che ha partecipato a Roma al convegno su “I deportati libici in Italia nel 1911-1912”, organizzato dagli Archivi di Stato. D’Alema ha definito “bestiale” la repressione messa in atto in quegli anni dall’Italia, “con centinaia e centinaia di deportazioni di cittadini libici in località italiane da cui non fecero ritorno”. Ma ha anche rimarcato che “la Libia, che già vede la possibilità di Associazione all’Ue, la politica estera italiana  ha avviato dal 1998 un processo politico che nessun’altra potenza coloniale europea ha ancora reso possibile: la ricerca di una memoria condivisa per chiudere lo strascico di dolore e, per assumere comuni responsabilità per la pace e la collaborazione fra Africa, mondo arabo ed Europa”.

Al  convegno anche il senatore Giuseppe Pisanu (Fi) che ha ricordato come “il colonialismo italiano fu conquista violenta e oppressione sistematica di Paesi e di popoli”. Per Pisanu è necessario togliere il “macigno costituito dalla nostra esperienza colonialista per sviluppare la cooperazione: il modo migliore per sanare le ferite del colonialismo e curare le sue vittime”.

Il direttore del Centro per gli Studi Storici di Tripoli Mohammed Gerreri ha dal canto suo avanzato la richiesta di erigere a Roma un monumento dedicato ai libici caduti e un museo “per far comprendere ai libici che l’Italia non li sta prendendo in giro, perché è la percezione che gli arabi hanno di questa triste pagina di storia”. Gerreri ha anche chiesto all’Italia di pagare una compensazione e di aiutare gli italiani a prendere coscienza dei crimini di guerra commessi, così come hanno fatto i tedeschi con gli ebrei.  Secondo Salvatore Bono, esperto di storia e istituzioni dei paesi afroasiatici “italiani e libici, non siamo mai stati tutti da una parte o dall’altra”, piuttosto “colpevoli assieme”. L’on. Enzo Carra (Pd) ha invece ricordato che “persone furono deportate, nel 1911, dove verranno confinati poco dopo anche gli italiani, con gli stessi aguzzini”.

L’ambasciatore libico Abdulhadef Gaddur ha citato da parte sua la costituzione di una banca dati genetica per permettere ai libici di conoscere la sorte dei propri cari.

Intanto la storia dell'occupazione italiana in Libia tornerà sul grande schermo, trent'anni dopo “Il  Leone del deserto” del siriano Mustafa Akkal (uscito nel 1981 ma mai distribuito nel nostro Paese)

Sarà il film “Dhulm: Years of Torment” (“Ingiustizia: anni di tormento”) a raccontare il colonialismo italiano in Libia dal 1911 al 1943. Regista un altro siriano, Najdat Ismael Anzour. Obiettivo , ha precisato il regista, “non è giudicare ma riconciliare, attraverso la memoria, le due sponde del Mediterraneo” .

Il film si basa su un testo originale del leader libico Moammar Gheddafi e utilizza come fonti testimonianze dei sopravvissuti libici ai campi di concentramento italiani, rapporti delle autorità militari turche e testimonianze dirette di europei. La sceneggiatura è della trentaduenne di origine palestinese Iman Said, la produzione del libanese di fede cristiana Ramzi Rassi. Gheddafi con questo  film  “vuole dimostrare che l’esperienza coloniale italiana in Libia non è stata meno crudele di quella britannica e francese”, commenta in un articolo su “La Stampa” la storica e giornalista Farian Sabahi (padre iraniano e madre italiana). Ricordando che “migliaia di persone furono deportate e detenute in condizioni terribili, soffrirono fame, maltrattamenti e violenze”. “Secondo i libici, a morire furono in 750 mila, la metà della popolazione di allora, una cifra forse troppo alta ma difficile da verificare”. Le riprese inizieranno nel gennaio 2008 a Tripoli e nei campi di concentramento nel deserto. E forse anche in Italia, in particolare nelle isole Tremiti dove il sindaco Giuseppe Calabrese ha promosso una iniziativa per ricordare la deportazione dei libici. 500 di loro morirono per tifo petecchiale quasi immediatamente dopo essere arrivati nelle isole e lì sono stati sepolti.   “Dhulm: Years of Torment” uscirà nelle sale nel 2009. (Inform)

 

 


Vai a: