Le conclusioni di Graziano Battistella,
Preside dell’Istituto Scalabriniano delle Migrazioni
ROMA - A chiudere il convegno dedicato al Museo nazionale
delle Migrazioni, svoltosi a Roma, presso la sala delle conferenze internazionali
del Ministero degli Affari Esteri, il 26 ottobre 2007, è stato l’intervento
di Graziano Battistella, Preside dello Scalabrini International Migration Institute
(SIMI). Il SIMI, operativo dal 2000, è un istituto di formazione e studio dedicato
a quanti hanno interesse a qualificarsi sui vari aspetti della mobilità umana.
Lavora in stretta collaborazione con il Centro studi emigrazione (CSER), realtà
promossa dai Missionari di S. Carlo, fondati nel 1887 dal vescovo Giovanni Battista
Scalabrini con l’intento di seguire gli sbarchi degli emigrati italiani in America.
“Vorrei sottolineare a chiusura di questo importante
confronto – ha detto Battistella – come si sia verificata una totale convergenza
di appoggio all’iniziativa della creazione di un Museo nazionale delle Migrazioni
e questo indica come sia venuto il momento di colmare un vuoto che riguarda
il fenomeno dell’emigrazione italiana”.
“La necessità di colmare questo vuoto, che certo non
è la soluzione a troppi problemi e dimenticanze che anche oggi sono state menzionate
a proposito di questa realtà sociale – ha proseguito Battistella – coincide
con un profondo sviluppo del fenomeno stesso, con una maturità ormai raggiunta
da parte delle comunità italiane all’estero che richiedono un nuovo rapporto
con la loro terra di origine e una nuova riscoperta della loro memoria storica”.
“Considerando le funzioni che questo Museo dovrà assolvere
vorrei soffermarmi – ha aggiunto il responsabile scalabriniano – sul ruolo didattico-didascalico,
oggi più volte ricordato, dell’iniziativa, come sull’accento che deve essere
posto sull’uso pubblico della storia da realizzarsi attraverso questo museo.
Un uso che deve andare oltre alla dimensione sentimentale o alla ricostruzione
polemica della memoria da parte di un gruppo solo di protagonisti delle vicende:
i curatori dovranno saper dare spazio a tutte le voci che hanno fatto la storia
dell’emigrazione italiana e a tutti i partecipanti delle migrazioni più in generale.
Quest’ultima funzione è intimamente connessa con la struttura dialogica dell’iniziativa,
che dovrà dare voce a tutte le dimensioni, alla diverse generazioni dei migranti
e a tutte le variegate forme di migrazione che anche in questa sede si sono
ricordate. Infine sarà importante la funzione transnazionale della struttura,
che solo in questo modo potrà essere in grado di ricucire uno strappo tra i
luoghi di partenza e i luoghi di arrivo del fenomeno migratorio italiano”.
Graziano Battistella ha indicato poi le caratteristiche
che questo nuovo museo delle migrazioni dovrà riassumere: “Ciò che preme creare
è una rete di collegamento tra le strutture museali e non una loro omologazione,
il suo costituire un percorso di variegate sfaccettature e vicende e il suo
impegno di collegamento tra spazio reale di fruizione e spazio virtuale di interconnessione
attraverso la rete informatica”.
“Infine vorrei ricordare i pericoli che, con l’impegno
di tutti, dovranno essere evitati – ha concluso Battistella – come la focalizzazione
eccessiva su una realtà migratoria a scapito di altre, il prevalere di un tono,
di un’ottica nella ricostruzione storica a scapito di altre e una sovrapproduzione
o, al contrario, una sottoproduzione, di memoria relativa all’esperienza migratoria
singola e collettiva”.
Un volume curato dal CSER “Studi emigrazione” e realizzato
con il contributo del Ministero degli Affari esteri, presentato in occasione
del Convegno, raccoglie gli interventi, tra gli altri, di coloro che hanno partecipato
a questo incontro per la realizzazione del Museo nazionale delle Migrazioni.
(Viviana Pansa-