INFORM - N. 200 - 26 ottobre 2007


  STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” l’editoriale dei direttore Marco Basti

Investire sulla risorsa

 

BUENOS AIRES - “Italiani all’estero, risorsa o illusione?” è il titolo della prima delle Tavole rotonde che abbiamo organizzato quest’anno per celebrare il nostro 30º anniversario, che poi abbiamo ripetuto a Mar del Plata e a Rosario.

La risposta al quesito, data dalle dieci personalità che si sono alternate al dibattito, è stata unanime: tutti hanno manifestato che effettivamente l’Italia ha in noi una risorsa. I distinguo sono arrivati nel momento in cui hanno dovuto definire in che senso siamo una risorsa, come va sfruttata questa risorsa, sulla consapevolezza che di essa hanno in Italia, ecc.

La settimana scorsa però, il nostro dibattito è salito nelle prestigiose sale della Farnesina, durante la III Conferenza Nazionale Italia-America Latina - Caraibi, con la quale l’Italia ha voluto mandare un segnale forte - almeno nelle intenzioni degli organizzatori - a questo Continente, che accoglie 1 milione 130mila italiani, secondo le cifre che ha dato il Vice ministro agli Esteri con delega per gli italiani all’estero, durante il suo intervento.

I più alti esponenti del governo - il premier Romano Prodi, il titolare della Farnesina Massimo D’Alema, il vice ministro Danieli e il sottosegretario agli Esteri con delega per l’America Latina Donato Di Santo - hanno ricordato con maggiore o minore enfasi, l’importanza della nostra presenza nella storia di rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina. Interventi ai quali certamente va aggiunto quello del senatore Luigi Pallaro, che, parlando a nome dei parlamentari italiani eletti all’estero, ha sottolineato che “La nostra presenza in America Latina è un vantaggio dell’Italia che altri Paesi non hanno”.

Ma se la realtà è nota alle più alte sfere del governo, perché alle parole non seguono i fatti?

Prodi ha detto nel suo saluto agli italiani all'estero che: "L’Italia non li ha dimenticati", ricordando che "i loro rappresentanti siedono oggi nel Parlamento Nazionale, testimoni attenti del patrimonio di relazioni e di contatti che rende così speciale il vincolo che lega il nostro Paese a quella, solo geograficamente, lontana regione". Ma l’arrivo dei parlamentari eletti all’estero a Palazzo Madama e a Montecitorio, approvato nella precedente legislatura, non ha prodotto finora grandi cambiamenti per gli italiani all’estero e nemmeno per far conoscere meglio la nostra realtà in Italia. una situazione dovuta in parte alla continua emergenza in cui vivono il governo e la politica italiana, ma anche e fondamentalmente perché la presenza dei nostri parlamentari non è stata ancora recepita dal governo e dalla politica se non come una novità marginale se non trascurabile. Anzi, buona parte della politica direbbe: “Vi abbiamo già dato i parlamentari, cos’altro volete?”  Un atteggiamento al quale fa sponda la noncuranza degli operatori dell’informazione e della cultura, nei riguardi della presenza italiana all’estero, così come nel passato è stato di assoluta indifferenza nei riguardi del fenomeno dell’emigrazione.

Una noncuranza che dimostra provincialismo, che dimostra grettezza e fondamentalmente che danneggia l’Italia. Una conclusione alla quale in parte è giunta anche Ana D’Onofrio segretaria di redazione del prestigioso quotidiano “La Nación”, che ha partecipato al seminario “Comunicazione e informazione: America latina e Italia. sfide e prospettive”, che si è svolto nel quadro delle attività parallele alla III Conferenza.

Nel suo servizio, la giornalista argentina racconta il dibattito, al quale hanno partecipato tra gli altri, il presidente dell’ANSA Boris Biancheri, i giornalisti Alessandro Merli de Il Sole 24 Ore e Franco Venturini del Corriere della Sera, e ne trae come conclusione che ci vuole una migliore comunicazione tra i media per una maggiore e migliore conoscenza dei temi d’interesse comune dell’America latina e dell’Italia.

La D’Onofrio ha raccontato inoltre quanto detto dall'ambasciatore. Biancheri, secondo il quale, la stampa italiana non è interessata alle notizie dell’America Latina, perché non richieste dai lettori. Un punto di vista, definisce la giornalista, diametralmente opposto a quello di Venturini, secondo il quale sono i mezzi di comunicazione i responsabili dell’assenza di informazione da questa area del mondo. E’ stato messo in evidenza inoltre che al di là del Corriere, nessun altro giornale italiano ha un corrispondente nell’America latina. Noi potremmo aggiungere che il corrispondente del Corriere, che risiede a Rio de Janeiro, non si occupa di far conoscere la nostra realtà.

Naturalmente al centro del dibattito del citato seminario c’era lo scambio di informazione tra l’Italia e l’America latina, ma noi viviamo in questo continente e tutto quanto detto in generale, o anche di più, si può dire sull’informazione sugli italiani residenti in questi Paesi.

Purtroppo, l’esperienza ci dice che i convegni, seminari, congressi, ecc, lasciano in genere il tempo che trovano o, al massimo, ci vuole tanto tempo perché i primi risultati si vedano.

E’ quanto sottolinea Ana D’Onofrio in fondo alla sua cronaca: “Purtroppo tutto porta a pensare che c’è ancora tanta strada da percorrere. Nonostante le buone intenzioni manifestate dal giornalista Venturini e dal sottosegretario Di Santo, né l’arrivo della presidente del Cile Bachelet per l’apertura della Conferenza insieme al premier Prodi, né il seminario sull’informazione, hanno meritato neanche una linea nella stampa italiana del giorno.”

E torniamo al tema della risorsa. Come può l’Italia considerarci una risorsa se quelli che devono scoprirla, promuoverla, diffonderla, farla conoscere, reclamare che si investa in essa, no solo non ci conoscono, ma non sono nemmeno interessati a conoscerci?

Italiani all’estero realtà o illusione? Sembra che sia una realtà, ma che a poco a poco stia diventando una pia illusione.

E allora ci si decide a investire e bene e subito su questa risorsa? (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

 

 


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