INTERVENTI
Ricci (FIEI):
Voto all'estero e voto agli immigrati, diritto indivisibile
L’invito alle forze politiche e sociali
dell'emigrazione a promuovere un convegno entro l’anno
ROMA - Le grandi manovre per eliminare il voto all'estero
(o meglio, la compagine di rappresentanza degli italiani all'estero) si sono
rapidamente intensificate in contemporanea con le proposte di legge di ridimensionamento
del numero dei parlamentari e con la proposta di trasformazione del Senato,
in Senato delle Regioni. Per la verità avevano continuato a percorrere i sotterranei
del parlamento in modo trasversale e continuo e si erano mitigate solo dopo
l'esito elettorale dello scorso anno.
Per quanto sia oggettivamente difficile mettere nuovamente
in discussione le modifiche costituzionali acquisite tra la fine degli anni
'90 e l'inizio del 2000, approvate sotto il precedente governo dell'Ulivo, certamente
gli obiettivi sono tesi ad un ridimensionamento della presenza dei parlamentari
dell'estero e ad una revisione della norma riferita al voto passivo riservato
ai residenti all'estero, più volte impugnata come non rispondente alla norma
costituzionale relativa al vincolo di mandato e quindi alla possibilità di ciascun
cittadino di candidarsi in ogni circoscrizione.
Della cosa si potrebbe discutere anche in riferimento
all'ipotesi di introduzione del Senato Federale, che, evidentemente, è invece
legato ad una configurazione territoriale nella quale dovranno certamente essere
risolti anche i problemi di rappresentanza delle minoranze interne e delle autonomie.
In ogni caso, la situazione che si sta creando, imporrebbe
un'azione coerente ed una risposta articolata fondata su principi difficilmente
contrastabili: il diritto conseguito dagli italiani emigrati ad una partecipazione
diretta alla vita politica nazionale non può essere messo in discussione, come
deve essere al più presto riconosciuto il diritto al voto attivo e passivo per
gli immigrati residenti sul nostro territorio nazionale.
In entrambi i casi si tratta di diritti imposti dalle
dinamiche e dalle opportunità dei processi di globalizzazione rispetto ai quali
uno Stato moderno non può derogare.
Se può essere fatto un appunto alla compagine degli eletti
all'estero, a parte alcuni casi individuali, è quello di non essersi impegnati
adeguatamente per sostenere il voto amministrativo per i connazionali immigrati
e per la revisione della Legge Bossi-Fini; un'azione su questo versante avrebbe
certamente contribuito a dissipare le nebbie di molti loro colleghi italiani
in Italia.
Un appuntamento che dovrebbe realizzarsi al più presto,
in ogni caso entro l'anno in corso. Per adesioni alla proposta: scrivere a fiei@fiei.org
) (Rodolfo Ricci*-Emigrazione notizie/
*Segretario
generale FIEI