CATANIA -
Con una settimana culturale di eccellenza, ricca di mostre,
conferenze, teatro, documentari storici, visite ai musei spettacoli all’aperto
e molta partecipazione di gente, Militello si è così confermata Città d’arte
e di cultura e meta di turisti.
La manifestazione, egregiamente condotta dall’Assessore
alla Cultura Salvatore Paolo Garufi, si è conclusa con una elegante serata di
Gala e l’assegnazione del Premio Ettore Majorana ad esponenti della cultura,
dell’arte, della scienza, della politica e della solidarietà.
Il Premio Ettore Majorana è stato assegnato anche all’avvocato Domenico
Azzia, Presidente di Sicilia Mondo, che ha ringraziato per il gradito riconoscimento.
Ha quindi dichiarato di voler dedicare il Premio ai militellesi ed ai siciliani
sparsi nel mondo per rinsaldare, nella memoria di siciliani illustri come Ettore
Majorana, i vincoli e l’orgoglio dell’identità di appartenenza.
Un profilo di Ettore Majorana
Ettore Majorana, nato a Catania il 5 agosto 1906 e scomparso
misteriosamente nel 1938, rappresenta, nel modo forse più emblematico, le inquietudini
dell’uomo moderno e, in termini più astratti e generali, il contrasto tra il
talento e l’incapacità di essere normali, la frattura, per così dire tra l’ideale
e il reale.
Di lui ebbe a dire Enrico Fermi: “Al mondo ci sono varie
categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro
meglio ma non vanno lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte
di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci
sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana
aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che
è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.”
Ettore Majorana, laureatosi giovanissimo e con il massimo
dei voti in fisica, entrò a far parte di quel gruppo di fisici, capitanato da
Enrico Fermi chiamato “i ragazzi di Via Panisperna”, protagonista nella ricerca
nel periodo a cavallo tra le due guerre, prima di essere sostanzialmente sciolto
a causa dell’emanazione delle leggi razziali.
aveva da poco compiuto ventiquattro anni.
Rimangono ancora
un mistero la sua scomparsa e le ragioni che la causarono, che costituiscono
uno dei più appassionanti “enigmi” italiani del novecento e sulle quali nel
corso degli ultimi decenni si è formata una letteratura imponente. Una delle
più affascinanti ipotesi è che egli, con le sue intuizioni, abbia “visto oltre”,
abbia cioè intuito anche gli sviluppi più terribili delle ricerche che in quegli
anni si conducevano e che, per il suo carattere, introverso e tendente all’isolamento,
non ne abbia retto il peso. (