Volpini (Acli) fa il punto sulla proposta
di legge per l’estensione dei benefici della legge 383 all’associazionismo per
gli italiani all’estero
“Questo riconoscimento andrebbe a rafforzare
l’autonomia e il pluralismo delle associazioni che garantiscono la partecipazione
delle comunità alla vita democratica”
ROMA- Per salvaguardare e dare nuovo impulso alle realtà
associative che operano presso le nostre comunità, gli deputati eletti all’estero
Franco Narducci (Ulivo), Gino Bucchino (Ulivo), Marco Fedi (Ulivo), Ricardo
Merlo (Gruppo Misto), insieme a Mimmo Lucà (Ulivo), hanno presentato alla Camera
una proposta di legge che prevede l’estensione dei benefici derivanti dalla
legge sull’associazionismo sociale di livello nazionale (382/2000) anche alle
associazioni per gli italiani all’estero. Un cambiamento, da tempo auspicato
dalla Consulta Nazionale dell’Emigrazione (CNE), che consentirà di espletare
con maggiore incisività i progetti e le iniziative di promozione sociale per
le nostre collettività nel mondo. Per avere un’idea più precisa sulla ricaduta
di questa proposta legislativa abbiamo raccolto il parere di Roberto Volpini,
coordinatore delle Acli per gli italiani nel mondo e membro del Consiglio di
Presidenza del Cgie.
Pochi
giorni fa è stata depositata in parlamento una proposta di legge che permette
l’estensione dei benefici della 383/2000 all’associazionismo che opera al fianco
delle nostre comunità all’estero. Come giudica questa iniziativa?
In primo luogo vorrei ringraziare, a nome della Cne,
delle Acli e mio personale, Franco Narducci, Mimmo Lucà e gli altri firmatari
della proposta di modifica della legge 383, per aver accolto questa istanza
che è maturata nel mondo dell’associazionismo all’estero. D’altra parte io stesso
avevo sollevato e posto questa questione quasi un anno fa nell’intervista che
rilasciai nel dicembre 2006 ad
Ma in
che modo queste modifiche legislative potranno concretamente contribuire al
rilancio delle associazioni che sviluppano la loro opera fra le nostre comunità?
Attraverso la modifica della legge 383 l’associazionismo
che opera all’estero non viene solo rafforzato nella sua rappresentatività,
ma ottiene anche delle importanti agevolazioni, che faciliteranno la conduzione
delle associazioni sul piano operativo. Nel caso in cui la nuova 383 andasse
in porto l’associazionismo per gli italiani nel mondo verrebbe iscritto nel
registro nazionale delle associazioni di promozione sociale e avrebbe accesso
a numerosi benefici, come ad esempio l’applicazione di detrazioni fiscali per
i donatori che sosterranno le loro attività. Grazie al riconoscimento della
legge l’associazionismo potrà anche sviluppare e presentare, attraverso la partecipazione
a specifici bandi, progetti d’intervento per le comunità che rafforzeranno la
fornitura dei servizi sociali per gli italiani all’estero.
Una
legge prevede quasi sempre specifici doveri per i cittadini o gli enti interessati.
In questo caso l’eventuale approvazione della nuova 383 quali obblighi comporterà
per le associazioni degli italiani all’estero?
Le associazioni che lavorano all’estero
otterranno il riconoscimento ufficiale della 383 solo in presenza di criteri
specifici dettati dalla stessa legge, come ad esempio la forma democratica dello
statuto interno. Ad eccezione dei vincoli di territorialità tutte queste associazioni
dovranno quindi corrispondere pienamente ai requisiti di legge imposti all’associazionismo
nazionale operante sul territorio italiano. In qualche modo viene dunque chiesto
alle associazioni all’estero un processo di autoriforma, volto in primo luogo
a sviluppare meccanismi democratici di funzionamento. Questa operazione porterà
la attuali associazioni che operano all’estero e che aderiscono alla Cne a rivedere
i propri statuti interni. (Goffredo Morgia-