Trevisani
nel Mondo: “Quale lezione dalla storia migratoria?”
Popoli in Movimento: scuola e migranti
TREVISO - “Popoli in Movimento: scuola e migranti”. Questo
il tema del convegno indetto da Trevisani nel Mondo, Unione Triveneti nel Mondo,
organi della scuola e con l’ospitalità di Fondazione Cassamarca Le relazioni sono state svolte dal presidente
della Fondazione Dino De Poli, dal prof. Ulderico Bernardi, dal prof. Emilio
Franzina, dal prof. Amerigo Manesso, dal dr. Sandro Silvestri, dal dr. Luciano
Todero; comunicazioni sono venute dal dr. Gaetano Lanaro, dal prof. Maria De
Santi, dal prof. Emma Bortolato; testimonianze soprattutto dalla prof: Daniela
Brussato. Ha condotto i lavori il prof. Franco Rebellato; i saluti dei “Trevisani
nel Mondo da Riccardo Masini.
L’iniziativa è
nata da una filosofia migratoria che
vuol dire anche aggregazione fra persone che
hanno fatto esperienze comuni di situazioni ed esodi, improntate alla reciproca
convivenza: per testimoniare il rispetto delle diversità e superare le divisioni
esasperate. Ne è emersa una verifica contestuale che ha messo a fuoco una lettura
diversificata e la presa d’atto di un fenomeno che cammina con la storia dei
popoli e con un indice di crescita inarrestabile.
Incisive le relazioni che hanno cavalcato i molteplici
aspetti del fenomeno, spesso fissandolo al contesto scolastico, conformemente
al tema.
Le riflessioni che sono emerse hanno spaziato sui molteplici
problemi che si prospettano in una società come la nostra, in cui la presenza
degli immigrati si presenta sempre più consistente e dove diventa sempre più rilevante instaurare
un ponte fra etnie diverse, soprattutto
nel nodo nevralgico della scuola dove c’è bisogno di sollecitare e sviluppare
la conoscenza storica del fenomeno.
Si è trattato di prendere in mano i tanti problemi che
gravano su questa realtà dell’emigrazione, che ha sostanzialmente modificato
il nostro tessuto socio-economico, oggi come lo fu un tempo sia pure per aspetti
diversi. Un dato di fondo che costituisce crogiolo delle complesse tematiche
del nuovo multiculturalismo: esperienze umane, quindi già vissute e che ora si presentano in versione “rovesciata”.
Ed è questo un fenomeno che fa parte della storia dei popoli in perenne
movimento. Un tempo eravamo noi i nuovi arrivati. Inizialmente invisi e che
hanno dovuto sputare l’anima per cominciare a capirsi e ad essere considerati.
Ora tocca ad altri mettere piede in terra straniera
In Australia ci chiamavano “Dagos” (accoltellatori), in Canada “Swin”
(merce di scarto) e in Svizzera “Cingali” (zingari) . Facciamo che esperienze
patite a nostra volta non siano motivo di ritorsione . C’è questa tendenza.
Ecco che la parola “ straniero” è una di quelle che entrano
nelle viscere di tante persone: e non si ragiona più. Tutto può essere, a torto
o a ragione. Ma il peccato che non si può perdonare è quello di soffiare nel
fuoco: e non trovare soluzione.
Si è dato riscontro anche alle non poche inziative che
In buona sostanza: quale lezione dobbiamo trarre dalla
storia migratoria? La riflesisone conclusiva è stata che è indispensabile entrare
negli interstizi della scuola, prima fucina democratica, per far sì che l’interfaccia
dell’emigrazione sia meglio compresa. Anche attraverso una più approfondita
conoscenza della nostra emigrazione. E con l’auspicio che sia questa occasione
per creare cittadini maturi . E non solo… ingegneri. (Riccardo Masini,Trevisani
nel Mondo/