INFORM - N. 195 - 19 ottobre 2007


ASSOCIAZIONI

Trevisani nel Mondo: “Quale lezione dalla storia migratoria?”

Popoli in Movimento: scuola e migranti

 

TREVISO - “Popoli in Movimento: scuola e migranti”. Questo il tema del convegno indetto da Trevisani nel Mondo, Unione Triveneti nel Mondo, organi della scuola e con l’ospitalità di Fondazione Cassamarca  Le relazioni sono state svolte dal presidente della Fondazione Dino De Poli, dal prof. Ulderico Bernardi, dal prof. Emilio Franzina, dal prof. Amerigo Manesso, dal dr. Sandro Silvestri, dal dr. Luciano Todero; comunicazioni sono venute dal dr. Gaetano Lanaro, dal prof. Maria De Santi, dal prof. Emma Bortolato; testimonianze soprattutto dalla prof: Daniela Brussato. Ha condotto i lavori il prof. Franco Rebellato; i saluti dei “Trevisani nel Mondo da Riccardo Masini.

 L’iniziativa è nata da una filosofia  migratoria che vuol dire anche aggregazione fra persone  che hanno fatto esperienze comuni di situazioni ed esodi, improntate alla reciproca convivenza: per testimoniare il rispetto delle diversità e superare le divisioni esasperate. Ne è emersa una verifica contestuale che ha messo a fuoco una lettura diversificata e la presa d’atto di un fenomeno che cammina con la storia dei popoli e con un indice di crescita inarrestabile.

Incisive le relazioni che hanno cavalcato i molteplici aspetti del fenomeno, spesso fissandolo al contesto scolastico, conformemente al tema.

Le riflessioni che sono emerse hanno spaziato sui molteplici problemi che si prospettano in una società come la nostra, in cui la presenza degli immigrati si presenta sempre più consistente  e dove diventa sempre più rilevante instaurare un  ponte fra etnie diverse, soprattutto nel nodo nevralgico della scuola dove c’è bisogno di sollecitare e sviluppare la conoscenza storica del fenomeno.

Si è trattato di prendere in mano i tanti problemi che gravano su questa realtà dell’emigrazione, che ha sostanzialmente modificato il nostro tessuto socio-economico, oggi come lo fu un tempo sia pure per aspetti diversi. Un dato di fondo che costituisce crogiolo delle complesse tematiche del nuovo multiculturalismo: esperienze umane, quindi già vissute  e che ora si presentano in versione “rovesciata”.  Ed è questo un fenomeno che fa parte della storia dei popoli in perenne movimento. Un tempo eravamo noi i nuovi arrivati. Inizialmente invisi e che hanno dovuto sputare l’anima per cominciare a capirsi e ad essere considerati. Ora tocca ad altri mettere piede in terra straniera  In Australia ci chiamavano “Dagos” (accoltellatori), in Canada “Swin” (merce di scarto) e in Svizzera “Cingali” (zingari) . Facciamo che esperienze  patite a nostra volta non siano motivo di ritorsione . C’è questa tendenza.

Ecco che la parola “ straniero” è una di quelle che entrano nelle viscere di tante persone: e non si ragiona più. Tutto può essere, a torto o a ragione. Ma il peccato che non si può perdonare è quello di soffiare nel fuoco: e non trovare soluzione.

Si è dato riscontro anche alle non poche inziative che la Trevisani nel Mondo intraprende al proposito, come quella di aver portato a Zurigo un gruppo di sindaci per far vedere come fanno gli altri, come se la cavano nei confronti di questo grosso problema, ed è stata una esperienza positiva e di notevole apprendimento civile. Così dicasi per quanto concerne la scuola  dove l’Atm è presente con testimonianze dirette  che sono genuine “ lezioni” dal vero. Al termine di una di queste, sono stato avvicinato da un ragazzo che con preoccupazione mi ha chiesto candidamente: “Ce la faremo noi ad avere il vostro coraggio e la vostra saggezza per superare tutte queste difficoltà ?”  Fui sorpreso, e dissi di botto che “per la verità le cose non girano sempre così”, ma aggiunsi  subito, con più ponderazione: “eppure ciò avviene quasi sempre e sono sicuro che ce la farai anche tu, perché dentro di noi ci sono risorse inaspettate che al momento giusto vengono fuori”

In buona sostanza: quale lezione dobbiamo trarre dalla storia migratoria? La riflesisone conclusiva è stata che è indispensabile entrare negli interstizi della scuola, prima fucina democratica, per far sì che l’interfaccia dell’emigrazione sia meglio compresa. Anche attraverso una più approfondita conoscenza della nostra emigrazione. E con l’auspicio che sia questa occasione per creare cittadini maturi . E non solo… ingegneri. (Riccardo Masini,Trevisani nel Mondo/Inform)

 

 


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