INFORM - N. 192 - 16 ottobre 2007


 ITALIANI ALL’ESTERO

Il vice ministro Danieli in visita alla scuola Marconi di New York. Il bilancio della missione  negli Stati Uniti

“Qualcuno sostiene l'inutilità del CGIE. Io credo invece che un CGIE profondamente rinnovato e modificato possa continuare a dare un contributo”. “Anche l'istituto dei Comites è da ripensare e rivitalizzare”.

 

NEW YORK - Il vice ministro degli Esteri (con delega agli italiani nel mondo) Franco Danieli arriva nell'androne della Scuola d'Italia Marconi nella Upper East Side di Manhattan accolto dal preside Don Maiocco e da un gruppo di studenti che nella sala riunioni lo salutano con gli inni nazionali.

Ai ragazzi della scuola media e liceo e agli insegnanti Danieli esalta la lingua di Dante. "Quella italiana è una lingua importante, nel mondo è la lingua della cultura e dell'arte: una lingua capace di esprimere sfumature, forse anche complicata, che però permette di esprimere in maniera molto raffinata. Qui c'è una realtà straordinaria perché si coniugano due lingue, si studiano due lingue assieme e questo contribuisce poi a darvi un bagaglio culturale e linguistico importante. Questo vi consentirà di avere una marcia in più. Siate contenti di questa esperienza che fate. Per quanto ci riguarda faremo di tutto perché possa essere rafforzata".

Al termine del suo intervento le giovani promesse di domani rivolgono un paio di domande pungenti al vice ministro. Quale è il problema politico maggiore che deve affrontare l'Italia e cosa lo ha spinto ad entrare in politica?

Alla prima Danieli risponde che il problema non è solo politico e spiega. "È un problema di struttura istituzionale. Abbiamo un sistema bicamerale perfetto, abbiamo un numero eccessivo di parlamentari, un sistema che deve essere rimesso a punto, una semplificazione di un sistema istituzionale che deve portare ad un bipolarismo. Sono attività che devono essere realizzate".

Poi passa a commentare i risultati delle primarie di domenica in Italia. "Da un punto di vista oggettivo è avvenuto un passaggio storico: due partiti si sono fusi in uno ed è già una riduzione importante perché va ridotto il numero dei partiti. Una attività che avrà bisogno di tempo per essere realizzata, ma politica e istituzioni devono migliorare il proprio assetto e semplificarlo".

Alla seconda domanda Danieli risponde che è nato in una casa dove si faceva politica sin dalla sua nascita. "Mio nonno era un antifascista che veniva messo in galera dai fascisti durante il Ventennio quando faceva il partigiano e quindi ho questa tradizione in famiglia che mi ha portato a fare politica. Non sono però un funzionario di partito, non nasco all'interno di un partito. È una passione che è iniziata all'università, che in Italia è stato un luogo di grande passione politica".

Prima di ripartire per Roma il vice ministro degli Esteri per “America Oggi” traccia un sunto della sua missione a stelle e strisce.

Partendo dalla convention della Niaf a Washington appena conclusasi. "Sono gli aspetti di una presenza italiana variegata. A Washington c'è la realtà della Niaf, una rivendicazione della italicità, storie di successo quelle della Niaf, successo economico e imprenditoriale, ma anche successo politico. La presenza di Nancy Pelosi e di Rudy Giuliani testimoniano questo successo. A New York abbiamo la scuola italiana, studenti statunitensi e italiani in una concezione formativa bilingue che come ministero degli Esteri privilegiamo. Questo è l'obiettivo che dobbiamo perseguire ovunque nel mondo perché è quello che dà i migliori risultati".

L'auspicio di Danieli è che si riesca a realizzare a New York una "Torre Italia". "Nel 2000, quando ero sottosegretario agli Esteri, vennero due missioni tecniche a New York per cominciare ad esplorare questa possibilità. Credo sia la soluzione più interessante per l'Italia e per coloro che lavorano all'interno delle strutture diplomatiche e consolari e per gli utenti. Avere insomma luoghi più funinzionali e accoglienti: una soluzione che serve a tutti.".

Anche per CGIE e Comites il vice ministro auspica una rivisitazione. "E’ una necessità. Con l'elezione di 18 parlamentari il sistema della rappresentanza va rinnovato. Qualcuno sostiene l'inutilità del CGIE. Io credo invece che un CGIE profondamente rinnovato e modificato possa continuare a dare un contributo.

Anche i Comites sono in sofferenza, sono un po' asfittici: in qualche caso dipende dalla capacità dei presidenti o dei componenti, però vediamo che molti Comites in giro per il mondo fanno poco. Anche l'istituto dei Comites quindi è da ripensare e rivitalizzare.

Come vi è poi la necessità di dare rappresentanza anche alle nuove forme di mobilità: studenti, ricercatori, artisti, scienziati, anche ai giovani italiani che non si ritrovano nelle associazioni frequentate dai loro genitori o dai loro nonni. Quindi, un ripensamento radicale del sistema della rappresentanza della italianità nel mondo". (Riccardo Chioni-America oggi/Inform)

 

 


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