INFORM - N. 189 - 11 ottobre 2007
STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “Gente d’Italia”, in vista della conferenza mondiale
del 2008
La primavera
dei giovani italiani in SudAmerica: come si preparano Brasile, Argentina e Uruguay
MONTEVIDEO - La Primavera è stata celebrata
anche dai giovani italo urguayani, ora dovrà sbocciare. Con la festa di sabato
scorso nella Casa di av.8 de Octubre a Montevideo - scrive Federica Manzitti
dalla redazione sudamericana di Gente d'Italia il quotidiano delle Americhe
diretto da Mimmo Porpiglia - è stata confermata la volontà di tanti ragazzi
di fare parte della collettività degli italiani all'estero a modo loro. In 140,
senza distinzione di simpatia politica e di regione d'origine, hanno partecipato
ad una riunione festosa. Hanno pagato un biglietto e sono entrati in quella
Casa che li aveva accolti fino ad allora più perché figli e nipoti di italiani,
quindi come appendici, che come italiani veri e propri. Ora qualcosa sembra
stia cambiando.
Da Roma arriva lo stimolo importante al
confronto e all'organizzazione che rappresenta la Conferenza Mondiale
prevista per il 2008 e per la quale in tutti i continenti ci si sta preparando.
Il "motore" in Uruguay sono i ragazzi del comitato di organizzazione
nato spontaneamente ma con l'impulso del Comites dopo l'esperienza del 4 agosto,
quando sempre allo stesso indirizzo, ma per la prima volta decine di giovani
discendenti di italiani si sono incontrati per una festa.
"Abbiamo fatto un lavoro di controllo
di tutte le agende delle associazioni, degli Istituti e degli Enti italiani
a Montevideo e utilizzato i contatti raccolti con le schede lasciate sui tavoli
alla prima riunione di agosto ", racconta Laura Baldo, in prima fila nell'organizzazione
di queste iniziative. Un lavoro certosino fatto tutto su base volontaria e senza
una lira di finanziamento. Anzi, questa volta i ragazzi hanno dovuto addirittura
pagare le spese di "affitto" della Casa. 2000 pesos, una cifra relativamente
modesta, "ma noi stiamo lavorando gratuitamente per tenere viva la comunità"
dice la Baldo. "Sabato scorso
abbiamo invitato soprattutto i più giovani, ragazzi che hanno tra i 17 ed i
35 anni e poi anche i quarantenni perché sono una generazione che sentiamo vicina.
Ovvio che chiunque sia voluto venire è stato il benvenuto, ma abbiamo fatto
una scelta precisa per coinvolgere le nuove generazioni creando un clima accogliente
per loro". Per tanto tempo infatti la maggioranza dei ragazzi si è tenuta
un po' a distanza dalla sedi delle associazioni e dalle loro riunioni che sembravano
poco attraenti. "Si mangia, si mangia e si mangia nelle riunioni della
associazioni". Non che siano stati a stecchetto i ragazzi di sabato, ma
hanno scelto che il collante fosse più la musica che il cibo, più il ballo che
la chiacchiera post prandiale0
Alle Festa sono poi arrivati anche la Console d'Italia Gaia Danese
accompagnata dal marito. Un occasione per rilanciare l'idea alla quale sta lavorando
la rappresentante diplomatica italiana: un concorso per giovani italo uruguaiani
che realizzino filanti, componimenti letterari ed altre forme espressive sul
tema dell'italianità. L'idea che sembra aver raccolto molto interesse in sala
è poi rimasta nel bagaglio di esperienze di una serata vissuta, come si diceva
più sull'onda della musica che delle parole. Sullo schermo grande sono passati
infatti video di musicisti e cantanti italiani cari alle nuove generazioni:
Ramazzotti, Pausini, ma anche Pavarotti. Un modo diverso di esercitare la convivialità
quindi quella dei ragazzi , ma senza dimenticare gli obiettivi di sempre: capire
insieme cosa significa essere giovani italiani all'estero ed individuare insieme
gli obiettivi della comunità.
Allora quali per le seconde generazioni?
"Prima di ogni altra cosa sentiamo il bisogno di formazione", risponde
la Baldo, "i
ragazzi sono sempre in cerca di stage e corsi per perfezionare la loro competenza,
sia che si tratti dell'italiano che di altre materie legate alla formazione
professionale. Giorni fa parlando con i coetanei ci siamo resi conto che a Montevideo
non mancano corsi di lingua e sono spesso a prezzi accessibili, ma si tratta
sempre di corsi aperti a generazioni differenti e con ritmi di apprendimento
diversi. Se ne avessimo uno solo per noi sarebbe più gratificante apprendere
la lingua". La risposta alle iniziative di formazione è buona. Qualche
mese fa sono stati fatti corsi per dirigenti di associazioni ed era pieno, idem
per un corso per dirigenti di azienda organizzato con i fondi delle Regioni.
Il lavoro di contatto e coinvolgimento
non si ferma ai confini di Montevideo e non finisce con la Festa di primavera. E' già
in corso un lavoro per individuare e coinvolgere anche i giovani italiani che
risiedono nell'interno. Si tratta di realtà associative che hanno caratteristiche
diverse da quelle della capitale e che spesso faticano a restare in relazione
tra di loro. Un lavoro non semplice ma con un chiaro obiettivo: Conferenza mondiale
dei Giovani Italiani all'estero a Roma nel 2008.
Per quella occasione dovrà essere individuato
almeno un rappresentante. "Il paese sta invecchiando e gli effetti dell'innalzamento
dell'età media sono evidenti. Tanti giovani continuano ad andarsene, a lasciare
l'Uruguay per l'Europa o gli Stati Uniti in cerca di lavoro", racconta
Laura Baldo parlando di suoi amici e coetanei, "Per fortuna non è più come
durante la crisi quando non passava un solo giorno senza che qualcuno se ne
andasse. Comunque continuiamo a vivere un'emorragia di giovani e tra i più preparati".
Le chiediamo come si sentono allora quelli
che rimangono qui. " Io sono tornata dall'Italia dove sono stata a più
riprese per otto anni. Non sono pentita perché sono tornata per ragioni personali,
ma non posso nascondermi che qui è più difficile". Laureata in chimica
industriale all'Università di Messina, specializzata in ricerca ambientale
tra la Sicilia
e l'Olanda, Laura non parla per sentito dire. "Gli sbocchi professionali
sono pochi. Poche sono le società straniere che investono qui e che sarebbero
magari più interessate a coinvolgere giovani uruguayani che di solito hanno
una buona preparazione. Per questo abbiamo bisogno soprattutto di orientamento
al lavoro". E di cos'altro? "Di una sede. Un posto piccolo o grande
che sia dove riunirci e poterlo fare a modo nostro. Un posto che sia un punto
di riferimento per le nostre generazioni, che sia attraente e dove le differenze
regionali e politiche passino in secondo
piano rispetto all'essere tutti discendenti
di italiani e legati all'Italia. Se poi fosse qualcosa di simile ad un centro
sportivo, sarebbe perfetto". (Federica Manzitti-La Gente d’Italia/Inform)
Info: jovenesitalianos@adinet.com.uy
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