STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Nel numero di ottobre, intervista del
“Corriere d’Italia” di Francoforte al vice ministro Franco Danieli
Dopo
Duisburg generalizzazioni ridicole
FRANCOFORTE
- C’è stata qualche operazione giornalistica del tipo: “ristorante italiano
uguale mafia”. Sono generalizzazioni ridicole. Oggi vi è una stretta collaborazione
tra Italia e Germania anche per far fronte alla globalizzazione delle attività
criminali. Per la scuola: “finiamola con la cattiva abitudine degli interventi
a pioggia che a volte servono solo per pagare stipendi”. Il Corriere d’Italia
di Francoforte ha incontrato il vice ministro Franco Danieli in visita
in Germania.
Viceministro, quali impressioni ha tratto dalla
sua visita in Germania dopo i fatti di Duisburg?
Inizio
col dire che ho avuto, qui in Germania, incontri molto positivi sia con le autorità
tedesche che con le nostre comunità. A Duisburg ho incontrato il sindaco Adolf
Saverland e il ministro dell’integrazione del Land, Armin Laschet.
Entrambi
hanno sottolineato che la tradizionale amicizia con la comunità italiana non
sarà minimamente scalfita. Sono dichiarazioni importanti che indicano quale
livello di integrazione positiva la nostra comunità ha raggiunto e soprattutto
indicano che le istituzioni tedesche sanno analizzare i fatti nella loro reale
portata e proprio il ministro Laschet ha voluto, a mò di esempio, ricordare
in conferenza stampa l’arresto pochi giorni prima di alcuni estremisti islamici
tedeschi per evidenziarne la singolarità.
Importantissima
poi la reazione civile che la nostra comunità ha dimostrato dopo i fatti di
Duisburg. Quanto ai criminali vanno assicurati alla giustizia e devono restare
in galera. Non consentiremo che l’immagine di alcuni decenni fa dello Spiegel
“pistola con spaghetti” ritorni nell’immaginario collettivo di italiani e tedeschi.
L’Italia è altra: è un Paese che lavora e che produce.
C’è
stata, qui in Germania, qualche operazione giornalistica del tipo: “ristorante
italiano uguale mafia”. Sono generalizzazioni ridicole. Gli Stati devono combattere
il fenomeno. Oggi vi è una stretta collaborazione tra Italia e Germania anche
per far fronte alla globalizzazione delle attività criminali. In un mondo globalizzato
non possiamo pensare che solo la criminalità rimanga a casa sua, da qui la necessità
di strategie, norme e strumenti di intervento adeguati, preventivi e repressivi,
a partire dalla normativa comunitaria.
Per
esempio?
Colpendo
la malavita soprattutto nel profitto ed intaccando anche i simboli della loro
potenza criminale. Ho voluto con me, nel mio giro in Germania, un giovane, Rocco,
presidente di una cooperativa che ha avuto assegnati e che lavora
Queste
sono persone che dimostrano ogni giorno che si può essere onesti. I criminali
non vivono nel deserto, hanno un ambiente che li appoggia. Quindi è necessario
sottrarre loro l’acqua nella quale nuotano attraverso un’azione sociale precisa.
Dobbiamo
riuscire a dimostrare, con esempi come quello di Rocco e della sua cooperativa
nella Locride, che una società basata sulla legalità è una società migliore.
Oggi
si tende, tanto in Italia quanto in Germania, a pensare agli immigrati come
potenziali delinquenti. Qual è la sua posizione?
Dobbiamo
assolutamente tenere distinto il termine immigrato dal termine delinquente.
L’emigrazione ha costruito, nel vero senso, nuovi mondi dal nulla, così come
l’immigrazione non vuole assolutamente dire “criminalità”.
Al
contrario bisogna affermare che tutti vivono meglio in una società basata sulla
legalità e sul rispetto rigoroso delle leggi. Ma aggiungo che la “tolleranza
zero” deve valere per tutti, da noi in Italia, anche per gli italiani. Questo
lo affermo constatando tanti episodi, come ad esempio, quando nella mia terra
di origine in Puglia, vedo che il vigile presente non interviene per far rispettare
il divieto di sosta, oppure per sanzionare chi non usa il casco in moto.
Il
problema italiano non è creare nuove leggi, ma far rispettare quelle esistenti,
a tutti, stranieri o italiani, mandando a casa, licenziando chi, chiamato ad
applicare e far rispettare le leggi, in ogni settore della vita pubblica, non
lo fa.
Alcuni
accusano questo governo dicendo che fa poco per gli italiani nel mondo...
Alcuni?!
quelli che per cinque anni stando al governo hanno avuto la possibilità di fare
una rivoluzione copernicana per gli italiani nel mondo ed invece hanno lasciato
un disastro. Il primo anno siamo stati costretti a recuperare risorse economiche
che erano state grandemente ridotte, ad esempio per l’assistenza diretta abbiamo
aumentato il capitolo da
Abbiamo
aumentato il sussidio d’indigenza da
Abbiamo
introdotto il passaporto elettronico perché lo richiedevano le autorità americane,
e non solo, dopo l’11 settembre per maggiore sicurezza. Chi non ha bisogno di
viaggi intercontinentali, può richiedere la carta d’identità, ad un costo molto
inferiore, e che per la prima volta nella storia viene rilasciata anche dai
consolati.
Abbiamo
poi in distribuzione una “carta di sconto”,
C’è
poi in questione la ristrutturazione di alcuni consolati, le cui sedi non sono
adatte, mi riferisco in particolare, qui in Germania, a Monaco e Stoccarda;
i consolati devono essere funzionali e accoglienti per gli utenti e per chi
ci lavora. Infine l’informatizzazione dei servizi, che sarà completata entro
l’anno, così che molti documenti si potranno direttamente stampare da casa propria.
La
rete consolare è in stato di sofferenza da molti anni. Nel corso del tempo Danieli:
dopo Duisburg generalizzazioni ridicole sono aumentate le competenze ma non
il personale. Per questo prevediamo interventi che consentano a breve numerose
assunzioni di personale di ruolo e a contratto nell’ ambito di un processo di
razionalizzazione della rete che per
Avvieremo
poi il percorso riformatore della rappresentanza degli ita-liani all’estero,
della Legge 153 del 1971, del sistema delle istituzioni scolastiche all’estero
e degli Istituti di Cultura. Ricordo poi nel 2008 la “prima conferenza dei giovani
italiani nel mondo”. E molto altro si potrebbe aggiungere, ma occorre essere
nel contempo realisti, le soluzioni miracolistiche non esistono, è necessario
invece lavorare quotidanamente sulle piccole iniziative come sulle grandi riforme,
con costanza e determinazione.
Uno
dei temi che ricorrono in Germania è quello della scuola…
In
cantiere abbiamo la riforma della legge 153/71. Certo, le cose non vanno bene,
sia per il meccanismo selettivo - che non condivido - di alcuni sistemi scolastici
regionali in Germania, sia per un certo distacco delle famiglie, sia perché
molti soldi sono stati spesi male; a Stoccarda, per esempio, in 6 anni abbiamo
speso circa 37 milioni di euro per i nostri ragazzi: euro che sono serviti a
poco visto che le percentuali di successo non sono migliorate.
Abbiamo
avviato con il seminario di qualche mese fa sempre a Stoccarda, con le iniziative
dell’Ambasciata a Berlino, con la giornata di lavoro a Roma, un percorso che
dovrà portarci a orientare le risorse verso le “migliori pratiche”, quelle che
si sono dimostrate utili, che hanno garantito un migliore risultato, finendola
con la cattiva abitudine degli interventi a pioggia che a volte servono solo
per pagare stipendi….
L’ultima
questione riguarda l’Inps. Ci sono state molte lamentele per ciò che riguarda
le nuove convenzioni bancarie, le richieste ai pensionati eccetera…
Sono
stati sbagliati da parte dell’Inps, per varie ragioni, i tempi di attuazione
del cambio di banca e questo ha causati molti disagi. Aggiungo che la nuova
convenzione prevede che non vi sia da parte dei pensionati alcuna spesa.
Quindi,
quando al pensionato qualcuno chiede il pagamento di qualcosa, lo inviatamo
a segnalarlo ai consolati e all’Inps, allegando una documentazione. La nuova
convenzione, però va anche detto, è utile, perché permette una revisione della
spesa. Ho saputo che l’Inps pagava pensioni a moltissime persone molto in là
con gli anni passi per le migliaia collocati nella fascia 90/100, ma quando
si arriva a 110 qualche sospetto c’è.
Ho
chiesto all’istituto di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e
contestualmente si avvierà con regolarità l’accertamento dell’esistenza in vita
dei beneficiari, anche perché ogni anno all’estero lo Stato italiano paga un
miliardo e trecento milioni di euro circa di trattamenti pensionistici. (Alfeo
Quaranta-Corriere d’Italia/