INFORM - N. 187 - 9 ottobre 2007


ITALIANI ALL’ESTERO

Al “Seminario Italia-Australia” presso l’Istituto Diplomatico Mario Toscano

Il senatore Nino Randazzo: “Dopo il Museo delle Migrazioni auspicabile un Istituto di Affari Italo-Australiano"

 

ROMA – “Il progetto di un Museo Nazionale delle Migrazioni Italiane, caldeggiato e avviato dal vice ministro agli Esteri per gli Italiani nel mondo Franco Danieli, interessa una delle più promettenti aree di cooperazione fra l’Italia e l’Australia, un’area dove si ritrovano tutti i settori dei legami culturali, sociali ed economici fra i nostri due Paesi” – ha dichiarato il senatore Nino Randazzo (ripartizione elettorale Africa-Asia-Oceania-Antartide) intervenendo presso l’Istituto Diplomatico “Mario Toscano”, lunedì 8 ottobre, sul tema “Australia-Italia: un rapporto da potenziare e sviluppare” al seminario “Italia-Australia: ipotesi progettuali sul Museo delle Migrazioni”, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza” e l’Università di Adelaide.

Al seminario, svoltosi in due sessioni, la prima presieduta dal ministro plenipotenziario Maurizio Serra, direttore dell’Istituto Diplomatico, la seconda dal prof. Enrico Todisco, del Dipartimento di Studi Geoeconomici, Linguistici, Statistici, Storici della Facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” (che ha trattato il tema “Il contenuto del museo”), insieme al sen. Randazzo hanno partecipato: il vice ministro  Franco Danieli (“Italiani all’estero: un patrimonio da non perdere”); l’ambasciatore d’Australia in Italia, Amanda Vanstone (“Le potenzialità degli scambi internazionali tra architettura, disegno, cultura e commercio”); il direttore generale del Ministero degli Esteri per l’Asia, l’Oceania, il Pacifico e l’Antartide, ministro plenipotenziario Vincenzo Prati (“Uno sguardo sulle relazioni bilaterali fra Italia e Australia”); il prof. Norberto Lombardi, consigliere del Cgie (“La rete dei musei e dei centri di ricerca sull’emigrazione italiana”); il prof. Lucio Barbera, preside della prima facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza (“L’architettura del museo”); il prof. Giorgio Di Giorgio, docente alla prima facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza (presentatore del filmato “EUR: filmati d’epoca”); la prof.ssa Katharine Bartsch (“Adelaide University and La Sapienza University of Rome: the reasons for working together”). Erano presenti anche 30 studenti di Adelaide in visita a Roma. Inserito tra i lavori del seminario un filmato sui pescatori d’aragoste di Fremantle (Australia Occidentale) provenienti da Molfetta e Capo d’Orlando.

“Sono certo -  ha proseguito il sen. Randazzo nella sua relazione – che la creazione del Museo Nazionale delle Migrazioni Italiane non è legata a un concetto nebuloso e astratto, bensì rappresenta un obiettivo pratico e realizzabile, proprio nello spirito della relazione dell’ambasciatrice Vanstone che ha posto l’intreccio di architettura, cultura, memoria storica, design e commercio nella sfera degli scambi internazionali. E questo è esattamente il punto. Nel processo di globalizzazione che il nostro pianeta sta sperimentando a ritmo crescente le economie nazionali del mondo sono inestricabilmente correlate alle culture nazionali. Più forti saranno le singole culture nazionali, più forti risulteranno anche le rispettive economie nazionali, e viceversa. E le migrazioni italiane, una diaspora di proporzioni più che bibliche di circa 30 milioni di persone partite per tutti gli angoli della terra in meno di un secolo e mezzo dall’unificazione dell’Italia, sono state e rimangono il catalizzatore dei rapporti culturali ed economici del Paese d’origine col resto del mondo, Australia e Nuova Zelanda incluse”.

Dopo aver notato che il progettato Museo Nazionale delle Migrazioni, impostato fra l’altro anche su criteri di multimedialità e di utilizzazione come strumento di studi e ricerche, sarà collegato in rete telematica ai numerosi musei locali dell’emigrazione in tutta Italia ad a grandi musei dell’immigrazione nel mondo, tipo Ellis Island negli Stati Uniti e l’Immigration Museum di Melbourne in Australia, si è soffermato su altri concetti di rapporti culturali fra Italia ed Australia.

“Le iniziative culturali dirette alla collettività italiana d’Australia, come quelle dirette alle nostre collettività in tutto il mondo – ha detto – sono state finora rigidamente unilaterali e unidirezionali: dall’Italia all’Australia. Ora io mi guardo intorno nell’Australia odierna e scorgo un grande volume di creatività italiana, per lo più endogena dell’ambiente australiano: scrittori, pittori, poeti, scultori, artisti d’ogni genere, architetti, accademici e ricercatori scientifici d’alto livello, stilisti. Solo qualche nome fra centinaia, forse migliaia. Uno dei maggiori pittori contemporanei d’Australia, Salvatore Zofrea, calabrese. L’architetto Romaldo Giurgola, progettista del complesso del nuovo Parlamento Federale a Canberra, romano. Non passa mese senza che venga pubblicato qualche opera di narrativa di scrittori italo-australiani, naturalmente in inglese ma di soggetto italo-australiano. C’è un centinaio di regolari firme italo-australiane su quotidiani e periodici oltre che alla radio e televisione. I ricercatori ed accademici italiani d’Australia e Nuova Zelanda sono raggruppati in un’organizzazione (ARIA, Associazione Ricercatori Italiani d’Australia) coordinata dall’addetto scientifico presso l’ambasciata d’Italia a Canberra, Nicola Sasanelli. C’è tutto un mondo di creatività italiana in Australia, come in tanti altri Paesi, che merita di essere meglio conosciuta e valorizzata anche in Italia attraverso l’apertura di “finestre” per il tramite di un’agenzia incardinata nell’ufficio del vice ministro per gli Italiani nel mondo e con un regolare programma ufficiale di pubblicazioni e manifestazioni incentrare su protagonisti della cultura italiana all’estero. Solo con un movimento nei due sensi di portatori e promotori di creatività l’espressione ‘scambi culturali’ può avere un senso”.

Altri punti dell’intervento del sen.Randazzo

“Aumenta il flusso di turisti australiani in Italia. Non altrettanto quello di turisti italiani in Australia. L’accordo italo-australiano per visti di vacanza-lavoro a giovani, funziona perfettamente in Australia, è bloccato da irragionevoli pastoie burocratiche in Italia”.

 “Scarseggia in Australia l’informazione in lingua inglese sull’attualità e l’economia dell’Italia. Altrettanto, se non peggio, si verifica in merito all’informazione australiana in Italia, come nel resto d’Europa. Il recente vertice dell’APEC a Sydney non ha ottenuto neppure un rigo o un bollettino radiotelevisivo sui media italiani. Venerdì scorso trovandomi, in capacità di segretario della Commissione del Senato per le Politiche dell’Unione Europea e di membro della Commissione per le Politiche Agroalimentari, a Ginevra per il forum parlamentare dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) sul tema dell’impatto delle produzioni agricole sulle economie e sui mercati del mondo, non solo non c’era alcun rappresentante visibile dell’Australia, dove, detto per inciso, i coltivatori agricoli d’origine italiana sono una rispettabile componente della categoria, ma neppure le parole “Australia” e “Cairns Group” sono state menzionate una sola volta. I canali dell’informazione in ambedue le direzioni su e fra Italia e Australia vanno costruiti di sana pianta e aperti con determinazione”.

“Fino ad oggi nel corso dell’attuale legislatura, anzi negli ultimi sette anni, si è registrata una sola visita ufficiale di un esponente del governo italiano in Australia, quella del vice ministro Franco Danieli l’anno scorso. Il sottoscritto e il collega parlamentare on. Marco Fedi (che trovandosi in Australia ha inviato un messaggio al seminario) ci stiamo adoperando per un avvio di incontri italo-australiani a livello di ministri di governo e di alti esponenti istituzionali. Si sa che il ministro dell’Agricoltura De Castro dovrebbe visitare l’Australia agli inizi del prossimo anno e che il ministro per il Commercio internazionale e le Politiche dell’Unione europea, Emma Bonino, avrebbe dato la sua disponibilità a capeggiare una missione economica in Australia. Si è, ancora, fiduciosi in una visita di Stato in Australia, in un futuro non troppo distante, del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, destinatario, comunque, di un invito ufficiale del governo federale australiano. L’ultima visita presidenziale è stata, nove anni fa, quella di Scalfaro, il terzo capo di Stato italiano a recarsi in Australia. Ci sono benefici sostanziali, nella fattispecie di rafforzamento di legami e di intese bilaterali, oltre che semplice simbolismo, nelle visite di Stato”.

Concludendo, il senatore Randazzo ha espresso “l’auspicio che questo incontro di italiani e australiani dedicato alla realizzazione di un progetto di alto profilo quale il Museo Nazionale delle Migrazioni Italiane possa anche costituire un primo passo verso la creazione di un Istituto di Affari Italo-Australiano, per istituzionalizzare un coinvolgimento più dinamico dell’Italia in un sistema di interventi di diversa natura in Australia nel contesto geopolitico ed economico dell’intera regione dell’Asia-Pacifico. E per riavvicinare con maggiore intensità l’Australia all’Italia, e all’Europa in generale, dopo un certo periodo durante il quale a tratti l’Australia è stata vista come una zattera europea alla deriva in un mare asiatico. L’Australia e l’Italia hanno ancora molto da offrirsi a vicenda”. (Inform)

 

 


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