INFORM - N. 185 - 5 ottobre 2007


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Silvana Mangione sulla rubrica “A modo mio” di Gente d’Italia

Columbus day, storia e realtà

 

NEW YORK - New York, appena liberata dall’assalto multicolore dei politici del mondo intero, intervenuti all’Assemblea Plenaria delle Nazioni Unite, con contorno di blocchi di traffico, cori di clacson, coverage non–stop di tutte le elucubrazioni e contro–elucubrazioni di George W. Bush e Mahmoud Ahmadinejad, si è vista assalire da aeroplanate di dignitari italiani, accorsi per partecipare alla parata di Columbus Day.

La festa intitolata all’italiano scopritore delle Americhe ha una lunga storia, curiosa e interessante, che vale la pena di andare a rispolverare.

La prima celebrazione della Giornata di Colombo risale al 12 ottobre 1792. Il luogo è New York, organizzatrice la “Society of St. Tammany”, conosciuta anche sotto il nome di Columbian Order, l’evento una cena, il punto focale la statua di Cristoforo Colombo, l’unica esistente all’epoca in tutti gli Stati Uniti.

Bisogna aspettare un secolo – e il quadricentenario dell’avvistamento di un isola del continente da parte di un marinaio della Pinta – per avere un proclama del Presidente degli USA, Benjamin Harrison, che invita tutti gli americani a celebrare la data fatidica. La risposta è entusiastica. Sembra quasi un tentativo di far dimenticare l’ignominia del linciaggio di undici italiani, avvenuta a New Orleans il 14 maggio 1891.

A coronare la rivalutazione dell’esploratore genovese, nell’estate del 1893 si apre la World’s Columbian Exposition in Chicago. I Knights of Columbus si impegnano in operazioni di lobbying affinché il 12 ottobre sia dichiarato festa legale.

Il primo Stato degli USA a farlo è il Colorado nel 1907, seguito da New York nel 1909 e il 12 ottobre dello stesso anno il Governatore Charles Evans Hughes guida una parata su Quinta Avenue, con gli equipaggi di due navi italiane alla fonda nel porto, parecchie società italo–americane e legioni di iscritti ai Knights of Columbus, convenuti da ogni dove. In quell’occasione tre repliche della Pinta, la Nina e la Santa Maria risalgono lentamente il fiume, mentre le navi da guerra americane le onorano abbassando le bandiere in segno di saluto.

Bisogna aspettare il 1937 perché il Presidente Franklin Delano Roosevelt dichiari il 12 ottobre Festa Nazionale. Dal 1971, la data della celebrazione di Columbus Day è fissata per il secondo lunedì del mese di ottobre.

Quest’anno cade l’8, l’anno prossimo il 13. Anche in America latina si è a lungo riconosciuta la scoperta del continente come Dia de la Raza (giornata della razza) per ricordare il primo incontro degli europei con gli americani autoctoni, i cosiddetti Native Americans, gli amerindi. Ha iniziato l’Argentina nel 1917, seguita dal Venezuela nel 1921, il Cile nel 1923, il Messico nel 1928. Anche la Spagna ha festeggiato la Giornata della razza fino al 1957, quando ne ha cambiato il nome in Dia de la Hispanidad. E nel 2002 la Repubblica bolivariana del Venezuela ha a sua volta stabilito l’attribuzione del 12 ottobre a Dia de la resistencia indigena.

Nei secoli si sono moltiplicate le parate, in tutte le metropoli, città, cittadine, contee, villaggi nei quali abitano gli italiani, gli italo–americani, gli americani di origine italiana.

Ma quella famosa in tutto il mondo, vista per televisione dappertutto, filmata da RAI International, glorificata al di là di ogni misura, quindi agognata da molti, moltissimi, in misura inversamente proporzionale alla loro importanza è quella di Manhattan: la parata di Quinta Avenue.

Il contorno coreografico segue un rito ormai cristallizzato: Messa a San Patrizio, celebrata dal Cardinale, prima colazione lanciata dall’allora Consigliere Comunale Peter Vallone, partenza dalla 44esima Strada a mezzogiorno, con in testa il Grande Maresciallo.

Abbiamo visto Luciano Pavarotti a cavallo e Sophia Loren a piedi, il Ministro per gli italiani nel Mondo Mirko Tremaglia su un’automobile scoperta, il primo italo–americano giudice della Corte Suprema, Antonin Scalia e il Capo di Stato Maggiore Peter Pace, a segnare i diversi momenti della storia.

Nel 2001, a un mese dal maledetto 11 settembre, marciammo, tutti, con gli occhi pieni di sfida e il cuore pieno di lacrime, dietro Bobby Valentine, il manager della squadra di baseball dei New York Mets: lo sport, come collante di unione che travalica ogni crudeltà.

Quest’anno, alla 63esima parata, il Grand Marshal è una donna, Lidia Bastianich, proprietaria di cinque ristoranti, autrice di quattro famosi libri di cucina, guru dei programmi TV sul mangiare italiano.

Il settore agro-alimentare del bel paese è infatti trainante nelle esportazioni e bisogna riconoscerne il successo. Anche perché la Columbus Citizens Foundation ha trasformato aggiunto alla parata momenti di promozione turistica e commerciale ed è crescente il numero delle Regioni, province, città italiane, che sborsano cifre anche ingenti per partecipare agli eventi collaterali: la presentazione alla stampa il venerdì sera, la cena di gala da $1.000 al piatto con circa mille partecipanti il sabato sera, la deposizione della corona al monumento a Cristoforo Colombo a Columbus Circle la domenica mattina e – finalmente! – la Messa a San Patrizio e la lunga marcia per Quinta Avenue. Quest’anno, dal 1 ottobre al 13 è previsto anche il cosiddetto Italy on Tour (Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Benevento, Milano, Emilia-Romagna) e Lidia’s Italian Kitchen alla Vanderbilt Hall della Grand Central Station di New York. Grand Central è, come sappiamo tutti, una splendida stazione ferroviaria, di marmo e mosaici, fatti ovviamente dagli italiani quasi un secolo fa e restaurati di recente.

Peccato che gli spazi delle mostre si siano aperti, solo alla stampa, a mezzogiorno del 3 ottobre, invece del primo, con gli stand ancora da completare. Peccato che non si sapesse se il pubblico sarebbe stato ammesso alle lezioni di cucina che iniziavano nel pomeriggio. Bene esposte, le Vespe e le Maserati – una delle quali verrà sorteggiata in una riffa da $1.000 a biglietto per soli trecento biglietti – attiravano gli sguardi pieni di desiderio dei pendolari che si spostavano di corsa da un ingresso ad un binario e viceversa.

La Fondazione dichiara che tutti i proventi netti delle attività della settimana di Colombo vanno a finanziare borse di studio per giovani italo–americani e questo è certamente encomiabile.

Forse però non sarebbe male sapere di più sui meccanismi e i criteri di scelta dei destinatari delle borse di studio, sulla percentuale dei contributi dati a giovani italiani residenti in Italia che vogliono venire a studiare negli USA e a giovani italo–americani  che vogliono andare a studiare in Italia, sull’effettivo ritorno degli investimenti fatti dagli enti territoriali italiani per avere un posto nella vetrina intitolata a Cristoforo Colombo. In parole povere, sulla creazione di una Grande Avenue a doppio flusso sull’Atlantico. (Silvana Mangione-Gente d’Italia/Inform)

 

 


Vai a: