INFORM - N. 185 - 5 ottobre 2007


ITALIANI ALL’ESTERO

Roberto Volpini (Acli) parla del Rapporto “Italiani nel mondo” 2007

“Goccia dopo goccia vogliamo scavare la società per rimettere al centro dell’attenzione le tematiche degli italiani all’estero”

 

ROMA - Formazione, imprenditorialità, informazione specializzata, associazionismo e cittadinanza attiva. Queste sono solo alcune delle tematiche affrontate dal Rapporto 2007 sugli italiani nel mondo. Questioni, di fondamentale importanza per il futuro delle nostre comunità all’estero, che la Fondazione Migrantes, l’ente titolare del progetto, ha approfondito insieme al Comitato promotore del Rapporto che annovera nelle sue file le Acli, l’Inas-Cisl, l’Mcl e i Missionari Scalabriniani. Organismi di promozione sociale che ogni giorno devono fronteggiare le problematiche dei nostri connazionali nel mondo. Per avere una valutazione su questo impegnativo progetto di ricerca e sui vari approfondimenti che vanno ben al di là della semplice analisi statistica, abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Volpini, coordinatore delle Acli per gli Italiani nel mondo e membro del Comitato di presidenza del Cgie .

Il Rapporto “Italiani nel mondo” è giunto alla  seconda edizione. Anche se siamo ancora ai primi passi di un’avventura statistica che appare proiettata verso il futuro, quali indicazioni emergono da questa seconda tappa del progetto di ricerca?   

E’ importante aver raggiunto questa nuova edizione del Rapporto degli Italiani mondo. Noi come Acli facciamo parte del Comitato promotore ed abbiamo creduto, insieme agli altri amici, in questa scommessa. La seconda tappa è importante perché con i suoi approfondimenti vengono rimessi al centro della nostra opinione pubblica i problemi e le tematiche degli Italiani nel mondo. Naturalmente vi sono anche altri luoghi dove esternare, rivendicare e sottolineare tali questioni, come ad esempio il Cgie ed i Comites. Il Rapporto però costringe a riflettere sui problemi ed è ricco di spunti nuovi e di approfondimenti su argomenti molto discussi dalle nostre comunità all’estero.  

Ma fra i tanti argomenti trattati nei quaranta capitoli della ricerca quali sono gli spunti tematici che hanno maggiormente interessano le Acli?

Noi in particolare abbiamo approfondito le tematiche della formazione professionale e dell’associazionismo di promozione sociale nel mondo. Le Acli sono molto attente anche alla tutela dei diritti previdenziali, assistenziali e di cittadinanza. Vogliamo infatti che i nostri connazionali all’estero siano considerati a tutti gli effetti cittadini italiani. Ritengo che sia stato importante approfondire la questione dei giovani, con gli interrogativi riguardanti le loro forme d’integrazione e quelle degli immigrati in Italia, e la tematica del rapporto intergenerazionale, perché il passaggio del testimone fra “vecchia emigrazione” e le generazioni successive appare ormai in corso. Nel rapporto si parla anche della nuova emigrazione e dei diritti sociali, previdenziali e assistenziali nel loro complesso: nonostante alcuni passi avanti siano stati fatti, c’è ancora molto da fare. La ricerca riesce comunque a collegare i problemi che oggi nascono nel nostro paese intorno all’immigrazione con quelli dell’emigrazione italiana. Quindi, anche in vista del Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione che verrà pubblicato fra poche settimane, le saldature fra queste due realtà migratorie diventano evidenti. Non si ragiona più per compartimenti stagni ma si riflette sulla base della complessiva esperienza storica dell’Italia nel fenomeno migratorio.

Sin dalle prime edizioni il Rapporto Caritas sulla presenza degli immigrati in Italia ha suscitato grande interesse fra le istituzioni del nostro paese. Lei crede che anche questo nuovo Rapporto potrà influire su chi gestisce le politiche per gli Italiani all’estero?

La scommessa di dare una cadenza annuale al Rapporto va in questa direzione. Rimettere al centro dell’attenzione con regolarità la realtà e il vissuto storico della nostra emigrazione può essere paragonato ad una goccia che piano piano scava la società diffondendo non solo le questioni socio-assistenziali ed economiche delle comunità, ma anche le essenziali tematiche della cultura, della lingua e dell’espandersi della nostra italianità. Un prezioso contributo, quello del Rapporto, che sarà utile anche al dibattito che si sviluppa nei Comites e nel Cgie, e a quello relativo al rinnovamento dell’associazionismo di promozione sociale, regionale e di livello nazionale, che opera presso le comunità. In questa ottica di rinnovamento credo che si possano compiere passi avanti per far capire alle persone che gli italiani all’estero non vanno visti come “venditori di italianità”, ma rappresentano una risorsa che ci può far crescere anche dal punto di vista culturale, sociale e della trasmissione de valori.(Goffredo Morgia-Inform)

 

 


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