ITALIANI
ALL’ESTERO
Roberto Volpini (Acli) parla del Rapporto
“Italiani nel mondo” 2007
“Goccia dopo goccia vogliamo scavare la
società per rimettere al centro dell’attenzione le tematiche degli italiani
all’estero”
ROMA - Formazione, imprenditorialità, informazione specializzata,
associazionismo e cittadinanza attiva. Queste sono solo alcune delle tematiche
affrontate dal Rapporto 2007 sugli italiani nel mondo. Questioni, di fondamentale
importanza per il futuro delle nostre comunità all’estero, che
Il Rapporto “Italiani nel mondo” è giunto alla
seconda edizione. Anche se siamo ancora ai primi passi di un’avventura statistica
che appare proiettata verso il futuro, quali indicazioni emergono da questa
seconda tappa del progetto di ricerca?
E’ importante aver raggiunto questa nuova edizione del
Rapporto degli Italiani mondo. Noi come Acli facciamo parte del Comitato promotore
ed abbiamo creduto, insieme agli altri amici, in questa scommessa. La seconda
tappa è importante perché con i suoi approfondimenti vengono rimessi al centro
della nostra opinione pubblica i problemi e le tematiche degli Italiani nel
mondo. Naturalmente vi sono anche altri luoghi dove esternare, rivendicare e
sottolineare tali questioni, come ad esempio il Cgie ed i Comites. Il Rapporto
però costringe a riflettere sui problemi ed è ricco di spunti nuovi e di approfondimenti
su argomenti molto discussi dalle nostre comunità all’estero.
Ma fra i tanti argomenti trattati nei quaranta capitoli
della ricerca quali sono gli spunti tematici che hanno maggiormente interessano
le Acli?
Noi in particolare abbiamo approfondito le tematiche
della formazione professionale e dell’associazionismo di promozione sociale
nel mondo. Le Acli sono molto attente anche alla tutela dei diritti previdenziali,
assistenziali e di cittadinanza. Vogliamo infatti che i nostri connazionali
all’estero siano considerati a tutti gli effetti cittadini italiani. Ritengo
che sia stato importante approfondire la questione dei giovani, con gli interrogativi
riguardanti le loro forme d’integrazione e quelle degli immigrati in Italia,
e la tematica del rapporto intergenerazionale, perché il passaggio del testimone
fra “vecchia emigrazione” e le generazioni successive appare ormai in corso.
Nel rapporto si parla anche della nuova emigrazione e dei diritti sociali, previdenziali
e assistenziali nel loro complesso: nonostante alcuni passi avanti siano stati
fatti, c’è ancora molto da fare. La ricerca riesce comunque a collegare i problemi
che oggi nascono nel nostro paese intorno all’immigrazione con quelli dell’emigrazione
italiana. Quindi, anche in vista del Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione
che verrà pubblicato fra poche settimane, le saldature fra queste due realtà
migratorie diventano evidenti. Non si ragiona più per compartimenti stagni ma
si riflette sulla base della complessiva esperienza storica dell’Italia nel
fenomeno migratorio.
Sin dalle prime edizioni il Rapporto Caritas sulla presenza
degli immigrati in Italia ha suscitato grande interesse fra le istituzioni del
nostro paese. Lei crede che anche questo nuovo Rapporto potrà influire su chi
gestisce le politiche per gli Italiani all’estero?
La scommessa di dare una cadenza annuale al Rapporto
va in questa direzione. Rimettere al centro dell’attenzione con regolarità la
realtà e il vissuto storico della nostra emigrazione può essere paragonato ad
una goccia che piano piano scava la società diffondendo non solo le questioni
socio-assistenziali ed economiche delle comunità, ma anche le essenziali tematiche
della cultura, della lingua e dell’espandersi della nostra italianità. Un prezioso
contributo, quello del Rapporto, che sarà utile anche al dibattito che si sviluppa
nei Comites e nel Cgie, e a quello relativo al rinnovamento dell’associazionismo
di promozione sociale, regionale e di livello nazionale, che opera presso le
comunità. In questa ottica di rinnovamento credo che si possano compiere passi
avanti per far capire alle persone che gli italiani all’estero non vanno visti
come “venditori di italianità”, ma rappresentano una risorsa che ci può far
crescere anche dal punto di vista culturale, sociale e della trasmissione de
valori.(Goffredo Morgia-