INFORM - N. 184 - 4 ottobre 2007


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 3.10.2007 La Finestra di Mario Basti

Altri tempi e questi tempi: Ma sperare non costa molto!

 

BUENOS AIRES - Nella Tavola Rotonda che questo giornale, nel quadro delle celebrazioni del suo trentennio di informazione per e sulla comunità italiana residente in Argentina, ha organizzato il 23 settembre a Mar del Plata, nella sede della Federazione delle Società Italiane della “Perla dell’Atlantico”, uno degli autorevoli intervenuti, Raffaele Vitiello presidente del Comites di quella città, ha ricordato che “il fondatore della Tribuna Italiana, dott. Mario Basti e l’avv. Dionisio Petriella, presidente della Dante di Buenos Aires, anni fa insistevano sull’importanza della piena integrazione anche nella vita politica argentina (degli italiani qui residenti) manifestando che bisogna appoggiare i giovani su questa strada”.

Sono vivamente grato all’amico Vitiello per questo ricordo che mi ha riportato indietro nel tempo col ricordo non soltanto di mie opinioni di allora su questo tema che considero sostanzialmente tuttora valide, nonostante gli anni trascorsi e le mutate circostanze, ma anche e ancor più perché fa rivivere nel ricordo la figura esemplare di un Grande della nostra comunità, troppo presto quasi dimenticato, malgrado la notevole importanza della sua intensa multiforme attività di tanti decenni, che si è concretata in una significativa personale partecipazione alla vita e alle opere di questa nostra collettività. Di ciò rimane - e spero che rimarrà sempre - concreta testimonianza, nelle molteplici iniziative che prese, nelle opere che scrisse, sulla problematica e la storia della nostra collettività, specialmente in un Dizionario biografico delle migliaia di uomini da ricordare per la  storia della presenza italiana in Argentina e, soprattutto, nell’impulso decisivo dato alla diffusione della Lingua italiana, che grazie a lui è stata appresa da tante diecine di migliaia di persone, molte delle quali non di origine italiana. Credo che sia utile ricordare ancora che quando egli assunse la presidenza della Dante Alighieri di Buenos Aires, alla fine degli anni Quaranta, il Comitato locale aveva una modesta sede ed i corsi erano frequentati da poche centinaia di persone. Grazie al suo spirito di iniziativa ed alla sua passione, dieci anni dopo, invece di una modesta sede, il Comitato della Dante Alighieri di Buenos Aires, ne aveva una grande e moderna con aula magna, per conferenze, concerti, incontri, che erano seguiti da altre seimila alunni. Aveva anche altre tre nuove sedi nei quartieri di Flores, di Belgrano e di Barracas, aveva una spaziosa Biblioteca in un altro edificio con migliaia di libri e svolgeva un’intensa attività editoriale specialmente di testi di lingua e di cultura italiana, richiesti ed usati da diecine di associazioni italiane, che organizzavano corsi sia in località dell’interno, sia anche in altri Paesi dell’America Latina.

Ci sarebbe ancora molto da scrivere sui tanti meriti di questo Grande esponente della comunità italiana dell’Argentina, che a  me sembra debba essere sempre considerato un benemerito della presenza italiana in Argentina, specialmente per il notevole contributo dato con passione alla ricerca di soluzioni che a lui sembravano le più adatte, anche se non da tutti condivise, né consentite dalle circostanze, ai non pochi, né di scarso rilievo, problemi della nostra comunità italiana ed italo-argentina.

La risorsa dell’Italia

Spero che non me ne vorrai, caro Lettore, se sono andato fuori tema, benché in realtà, ricordando brevemente lo spunto che mi ha dato l’amico Vitiello che ringrazio nuovamente, puoi vedere che sostanzialmente il ricordo di quel che sostenevamo tanti anni fa l’avv. Petriella ed io, sull’importanza di una piena integrazione anche alla vita politica argentina, si collega col tema della Tavola rotonda organizzata a Mar del Plata (e prima anche a Buenos Aires) e cioè l’interrogativo se gli italiani residenti all’estero sono una risorsa per l’Italia. L’interrogativo infatti si pone oggi e si poneva anche allora in tempi e circostanze diverse. Oggi come allora in maggioranza siamo convinti di essere una risorsa e non di scarso rilievo, ma l’Italia in generale sembra non rendersene conto abbastanza, o per la distanza o perché in Italia sono in tutt’altre faccende affaccendati. Forse basta una semplice constatazione per rendersene conto. Non so, caro Lettore, se tu leggi quotidianamente o, almeno con frequenza il “Corriere della Sera” che in Argentina si vende tutti i giorni, abbinato al quotidiano “La Nación”. Sono due giornali di grande autorevolezza, il Corriere della Sera è il più diffuso in Italia e La Nación uno dei più diffusi dell’Argentina. Io li leggo quotidianamente ed ho potuto constatare che mai nelle pagine del Corriere trovi notizie o articoli o corsivi sulla nostra problematica o sulla nostra presenza in Argentina. Forse esagero, ma comunque non credo che mi si possa provare che le dita di due mani sono molte per indicare come prova, un sia pur minimo interessamento. Invece con frequenza - una frequenza comprensibile - l’autorevole quotidiano milanese si occupa delle vicende e della problematica degli immigrati in Italia dall’Europa dell’Est e da altri continenti, che fra regolari e clandestini sembra che siano già più di tre milioni. Questo interessamento è comprensibile e logico perchè gli immigrati sono là, vivono in Italia, sono vicini di casa di italiani, lavorano in aziende e in case italiane e contribuiscono anche con la loro attività allo sviluppo dell’Italia. Giusto dunque l’interesse, ma non sembra giusto né a me né a tanti altri italiani all’estero, che non si interessino di quest’altra Italia, che siamo noi, stabilmente residenti in altri paesi  e le nostre famiglie e i nostri figli che, pur se non nati in Italia, l’impronta italiana l’hanno anch’essi e dipende molto da noi e dall’Italia che la conservino con fierezza. Come voleva anche Dionisio Petriella che sosteneva, come formula valida, l’opportunità di una integrazione completa di noi qui emigrati nella vita politica argentina. E mi aveva  convinto che era quella la via migliore perché la comunità italiana avesse un futuro e noi fossimo una risorsa per l’Italia. Io prima la pensavo diversamente, ma ora penso che invece, malgrado le apparenze avesse ragione lui. Ti dispiace, caro Lettore, se proseguiamo sull’argomento nella prossima Finestra? (Mario Basti-Ttibuna Italiana/Inform)

finestra@tribunaitaliana.com.ar

 

 


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