INFORM - N. 183 - 3 ottobre 2007


GOVERNO

L’Italia contesta la redistribuzione dei seggi al Parlamento Europeo basata sul numero di residenti a prescindere dalla cittadinanza

Il ministro Bonino: “Nuovo criterio inaccettabile. E’ contrario allo spirito del Trattato”

 

ROMA - “Il criterio di ripartizione dei seggi basato sul numero di residenti a prescindere dalla cittadinanza  è contrario allo spirito del Trattato ed è per questo inaccettabile”. Commento duro quello del ministro per le Politiche Europee Emma Bonino, dopo l’approvazione, da parte della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, della relazione Lamassoure -Savarin sulle modifiche del criterio di ripartizione dei seggi all’Europarlamento, che dovrà ora essere esaminato in plenaria.

La proposta di ricalcolo degli eurodeputati che sarebbe applicata a partire dalla prossima legislatura penalizza il nostro Paese che vedrebbe ridotti i propri seggi a Strasburgo da 78 a 72. Il nuovo sistema, scelto per affrontare la riduzione complessiva degli eurodeputati da 785 a 736 (come previsto dal trattato di Nizza dopo l’adesione di Romania e Bulgaria), è infatti fondato sul numero di residenti in ogni paese, a prescindere dalla sua cittadinanza. Vengono così conteggiati anche cittadini di paesi terzi (che non votano) e cittadini di altri paesi UE (che vengono ‘sottratti’ alla computa del paese di origine). Un sistema che farebbe perdere all’Italia la parità con Francia e Gran Bretagna, paesi questi ultimi che possono contare una quota di immigrati più alta.

Secondo una nota della Rappresentanza d’Italia presso l’Unione Europea, in base alla proposta Lamassoure-Savarin i residenti per la Francia sono 62.886.000, per la Gran Bretagna 60.422.000 e per l’Italia 58.752. Utilizzando il criterio della cittadinanza, rileva la nota, i dati diventano: Italia 59.608.000 e Francia 59.460.000, mentre il distacco si accrescerebbe ulteriormente considerando gli aventi diritto al voto: Italia 49.804.000, Regno Unito 44.227.000 e Francia 41.519.000.

Per il ministro Bonino “non solo per la prima volta verrebbe meno il principio di parità tra i grandi Stati Membri dell’Unione (fatta eccezione della Germania dopo la riunificazione) ma soprattutto la relazione parlamentare si basa erroneamente sul criterio di popolazione residente”. Un criterio che “appare contrario allo spirito del Trattato in quanto i membri del Parlamento europeo rappresentano proprio i cittadini dell’Unione. Riteniamo pertanto che ci si debba attenere, nel calcolo del numero dei parlamentari, non al criterio della popolazione residente, ma a quello della cittadinanza. A questo stadio mi auguro - conclude Bonino - che la mobilitazione degli eurodeputati italiani, e di altri che condividono queste valutazioni, possa modificare tale decisione in sessione plenaria”.

Il testo attuale ora sarà messo ai voti nella sessione plenaria del Parlamento europeo che si riunirà l’11 ottobre a Strasburgo.(Inform)

 

 


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