CHIESA
ITALIANA
Fondazione Migrantes: concluso a Montesilvano
il convegno nazionale dei direttori diocesani
MONTESILVANO, Pescara – Con una solenne liturgia presieduta
da mons. Lino Belotti, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, si
è concluso questa mattina il convegno nazionale dei direttori diocesani della
Fondazione Migrantes, svoltosi a Montesilvano dal 24 al 27 settembre.
Concludendo i lavori mons. Belotti – che è anche vescovo
ausiliare di Bergamo – ha parlato dei direttori diocesani Migrantes come “voce
di chi non ha voce”, operatori nella Chiesa locale di “una pastorale d’insieme”.
“Credo – ha aggiunto - di non usare indebita enfasi se vedo in voi quel sale,
quella luce di evangelica memoria, quel lievito destinato a fermentare tutta
la massa, quella massa che è, sì, la società in cui viviamo, ma è, in modo particolarissimo,
Tra gli interventi al convegno quello di mons. Domenico
Segalini, vescovo di Palestrina, secondo il quale la pastorale della mobilità
deve “rimettere sempre al centro la dignità dell’uomo, la sua irripetibilità”:
“non ci accontentiamo – ha detto - della giornata mondiale delle Migrazioni,
né di avere la delega in bianco per i casi pietosi o le urgenze degli sbarchi
o degli insediamenti dei rom… vogliamo che sia tutta la comunità impegnata,
anche se vediamo la necessità di una cura informata e intelligente, fatta da
gente che se ne intende”. Il direttore diocesano Migrantes “non è quindi – ha
concluso - una persona di nicchia, ma uno che aiuta l’evoluzione delle nostre
pastorali verso una nuova impostazione della parrocchia, della diocesi, dei
seminari, della attenzione al mondo giovanile”.
Cristina Simonelli della facoltà teologica dell’Italia
Settentrionale si è detta “angosciata dall’emergere sempre più vasto e insistito
di posizioni apertamente razziste e xenofobe. Sono parole e convinzioni che
si odono sempre più forti e fanno scuola, invadono le menti e ottundono l’intelligenza”.
Per Simonelli sono “senza senso le scuse” del tipo “sono solo parole”: “le parole
sono macigni, sono performative, creano violenza”.
Don Michele Morando si è invece soffermato su una rilettura,
in chiave migratoria, della nota conclusiva del convegno ecclesiale della Chiesa
Italiana di Verona. Per Morando questa nota “mette in luce un’immagine significativa
ed esemplare della Chiesa del Risorto: un popolo in cammino nella storia, posto
al servizio della speranza dell’umanità intera, con la multiforme vivacità di
una comunità ecclesiale animata da una sempre più robusta coscienza missionaria”.
Per don Morando per il cristiano “incontrare l’altro, lo straniero come pure
l’autoctono che si è estraniato dalla fede, ha il significato di mettersi in
gioco come testimone nei confronti di un destinatario dell’annuncio, perché
questo diventi a sua volta testimone”. I racconti degli immigrati – ha aggiunto
- sono “una Memoria Passionis (Metz) che ci deve muovere alla compassione e
alla conversione. Partendo dal riconoscimento primario del dolore altrui dobbiamo
arrivare all’assunzione di stile di vita rinnovati, in vista di una identità
cristiana aperta, disponibile a confrontarsi con il mosaico delle fedi e delle
culture”.
L’intero convegno si è ispirato al Prologo del Vangelo
di Giovanni che “ci ha aiutato a vedere tutto il nostro lavoro alla luce di
questa Parola, che non è mai ripetitiva, ha sempre la freschezza e l’attualità
dell’oggi in cui viviamo, capace di riversare su di noi, assieme alla luce per
vedere la strada da percorrere, anche l’energia e il coraggio per non interrompere
o rallentare il nostro cammino”, ha detto mons. Piergiorgio Saviola, direttore
generale della Fondazione Migrantes.
Le relazioni bibliche e le meditazioni sono state affidate
a don Giuseppe Bellia della della Facoltà di teologia di Sicilia.
A salutare i convegnisti anche il l’arcivescovo di Pescara
mons. Tommaso Valentinetti mentre ieri sera i convegnisti si sono recati in
pellegrinaggio a Bucchianico, terra natale di San Camillo De Lellis, dove hanno
ascoltato una meditazione teologica sul servizio ai più poveri del fondatore
dei Camilliani e sul Volto Santo di Manoppello, da parte di mons. Bruno Forte,
arcivescovo di Chieti-Vasto. A Manoppello, poi, si è svolta una celebrazione
eucaristica concelebrata da mons. Belotti e da mons. Domenico Angelo Scotti,
delegato Abruzzo-Molise per la pastorale delle Migrazioni. A Manoppello si è
svolta anche un momento di preghiera davanti al cimitero dove sono sepolti 23
minatori che hanno perso la vita nella tragedia di Marcinelle, nella quale morirono
262 uomini dei quali 136 italiani.
Al convegno hanno inviato messaggi mons. Giuseppe Betori,
segretario generale della Conferenza episcopale Italiana e il card. Raffaele
Martino, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti.
L’intera quattro giorni si è svolta in un clima di cordialità
che ha visto i convegnisti, provenienti da ogni parte d’Italia, incontrarsi,
conoscersi e confrontarsi sulle proprie esperienze. A Montesilvano erano presenti
174 tra direttori e collaboratori degli uffici regionali e diocesani della Migrantes.
Tra questi 5 vescovi, 82 sacerdoti, 10 religiosi, 9 diaconi,11 suore, 57 tra
laici e laiche. (Raffaele Iaria-Fondazione Migrantes/