STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Alfredo Mantica (An): “Sull’Iran la fermezza
favorisce il negoziato”
Il complesso problema riguardante l’Iran e la sua corsa
verso la bomba atomica non è un problema di tecnologia, e quindi limitato alle
competenze dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia Nucleare, ma è un
problema squisitamente politico, scrive
il senatore Alfredo Mantica (An), vice presidente della commissione esteri del
senato, sulle colonne di Gente d’Italia, quotidiano delle Americhe diretto da
Mimmo Porpiglia.
E’ giusto notare che il programma nucleare Iraniano ebbe
origine ai tempi dello Scià e nacque con l’appoggio degli USA.
Non è un ricordo pleonastico, ma è solo per ricordare
che in realtà è in discussione il ruolo geopolitico dell’Iran come potenza regionale
nel vicino Medio-Oriente.
Nel 2003, con l’Italia presidente di turno dell’Unione
Europea, Inghilterra, Francia e Germania si proposero come mediatori nel contenzioso
con l’Iran .
Era
L’Italia più volte, sia con Frattini che con Fini ministri
degli Esteri, propose di passare all’U.E., in quanto tale, la responsabilità
del processo negoziale e, come spesso accade in Europa, ne uscì una soluzione
ambigua che vide Solana, responsabile della politica estera europea, assumere
il ruolo di negoziatore in nome e per conto di Inghilterra, Francia e Germania.
Con le sue esitazioni nel condurre il negoziato l’Europa
ha in realtà aggravato la crisi e non ha bloccato nessun processo di sviluppo
dell’energia atomica in Iran, nascondendosi anche con l’accordo, rivelatosi
inutile, firmato dalla AIEA con l’Iran,e rendendo sterile la risoluzione del
Consiglio di Sicurezza in materia .
Dopo quattro anni, in un quadro politico europeo profondamente
mutato, e con un ruolo dell’Iran sempre più invasivo in Afghanistan, Iraq, Libano
e Palestina, come dimostrano anche recenti vicende terroristiche in quei Paesi,
il problema Iran torna prioritario nell’agenda internazionale.
E non è più un problema per anime nobili multilaterali,
ma è una vicenda delicatissima che si svolge su più piani: dagli incontri semi
ufficiali sull’Iraq tra USA e Iran, al confronto tra sunniti e sciiti nello
scacchiere medio orientale, al confronto storico, che ha ripreso una nuova prospettiva,
tra arabi e persiani, al confronto con
La cautela italiana e spagnola dei Governi Prodi e Zapatero
non regge più di fronte all’ arroganza iraniana, al non rispetto degli accordi
con l’AIEA, ai missili iraniani puntati su Israele, al continuo sviluppo dell’arricchimento
dell’uranio che potrebbe portare entro qualche anno, forse nel 2010, l’Iran
a dotarsi di una bomba atomica.
Francia e Germania, la nuova Francia di Sarkozy e
Che qualcuno possa pensare alla soluzione militare come
“alla” soluzione non solo non è auspicabile, ma nello scenario mediorientale
appare come un azzardo, sulle cui conseguenze è difficile oggi fare previsioni.
Ma la radicalità dell’ipotesi militare deve essere assunta
come la necessità di affrontare il problema Iran con metodi ed obbiettivi diversi
da quelli fin qui condotti dall’U.E. ed è un messaggio chiaro e preciso a Italia
e Spagna soprattutto affinché abbandonino le cautele e gli alibi multilaterali
per affiancare gli Stati Uniti, certamente da alleati e non da allineati, nel
confronto con l’Iran .
Riproponendo una nuova strategia complessiva nel quadro
mediorientale a cominciare dall’Iraq la cui stabilizzazione non è un problema
dell’America di Bush, ma è un problema di tutti coloro che conducono la lotta
al terrorismo internazionale.
L’uscita francese è un fatto nuovo e rilevante che indica
nuovi e diversi equilibri nei rapporti in Europa e nei rapporti tra Europa e
Stati Uniti ed è imbarazzante ascoltare le dichiarazioni del ministro D’Alema
che ripropone le sue vecchie tesi e manifesta un allineamento alle decisioni
ONU da soggetto passivo, pronto a subire le decisioni multilaterali di altri,
come se l’Italia non avesse un seggio nel Consiglio di Sicurezza e non fosse
direttamente interessata alla vicenda Iraniana . Se non altro per difendere,
e quindi trattare, una presenza economica importante dell’Italia visto che siamo
il primo partner commerciale europeo in Iran.
La storia insegna,
dal Sud Africa a Cuba, che le sanzioni non hanno mai piegato la volontà di resistenza
di un paese che le deve subire. E l'Iran
dispone di robuste capacità economiche, nonostante le molte vulnerabilità, per
far fronte ad un accentuarsi della pressione internazionale.
D'Alema, che già si era espresso contro un inasprimento
delle sanzioni, ora polemizza con Kouchner, puntando su un'interpretazione strumentale
delle dichiarazioni del ministro francese. Il quale, va ricordato, vanta una
storia personale di impegno umanitario e per la pace, che non ha eguali nel panorama
politico italiano. Il responsabile della Farnesina ha facile gioco ad evocare
le conseguenze di una nuova guerra in Medio Oriente. Ma lo fa in maniera strumentale
e questo non giova ad una condotta responsabile della nostra politica internazionale.
Proprio sull'Iran, l'Italia, quando pretende di svolgere un ruolo di mediazione
con l'Iran , è velleitaria ed ha come conseguenza di indebolire quel fronte
europeo che invece Sarkozy e Kouchner intendono rafforzare. Anche la pretesa,
in nome del multilateralismo, di lasciare all'ONU la condotta strategica della
crisi, si scontra con il rifiuto di D'Alema, di varare nuove sanzioni al Palazzo
di vetro. In contraddizione con quanto Prodi a luglio aveva dichiarato in occasione
del suo viaggio in Israele.
E' evidente che è in atto un complesso gioco di pressioni
su Teheran. Non è certo occasionale il fatto che la stampa internazionale riveli,
nel dettaglio, la lista degli obiettivi che gli americani avrebbero già stilata per piegare militarmente
l'Iran. Sono rivelazioni sospette
che rientrano più nella guerra psicologica
che in quella reale.
Anche lo strano raid aereo israeliano sulla Siria, con
obiettivo, sembra, attrezzature nucleari provenienti dalla Corea del Nord, forse
via Iran, rientra in questo quadro obiettivamente complesso. Con un dato certo:
Israele considera il possesso della bomba atomica da parte dell'Iran la più
grave, e senza precedenti, minaccia alla sua stessa esistenza. Del resto le
ripetute dichiarazioni di Ahmadinejad
sulla distruzione di Israele ed, implicitamente,
su un nuovo Olocausto, comprensibilmente
giustificano l'allarme di Gerusalemme.
Essere in Libano con UNIFIL 2 ai confini di Israele con
un ruolo militare da protagonisti impone al Governo italiano un diverso e non
equidistante rapporto con Israele. Lo ha rimarcato con lucidità l’on.le Fini
nel dibattito svoltosi mercoledì, organizzato dalla Fondazione Liberal.
Parlare con Hamas ed Hezbollah o proporsi come mediatori
indebolisce la posizione italiana, divide l’Unione Europea ed allontana il processo
di pace. Un processo non facile che deve essere legato con grande realismo alle
finestre di opportunità che si aprono in quel drammatico scenario.
Occorre lavorare affianco di Olmert e Abu Mazen per dimostrare
al popolo palestinese che esiste un premio della pace, che esiste un’alternativa
al terrorismo, alla morte, alla disperazione, al non futuro verso cui i palestinesi
sono stati avviati dalla Intifada, dallo scontro frontale con gli israeliani.
Un allarme che su un versante completamente diverso,
è condiviso dai più importanti paesi arabi, (sunniti) della
regione, dall'Arabia Saudita all'Egitto, che vedono con estrema preoccupazione
il possesso della bomba da parte degli sciiti dell'Iran.
La posizione di D’Alema dice che l’Italia che pare pronta
a smarcarsi dalla posizione europea se nel Consiglio di Sicurezza non si troverà
una posizione condivisa o peggio ancora se
Occorre osservare con grande realismo i fatti, anticipare
i tempi, farsi carico di una crisi, quella Iraniana, che non ha soluzioni diplomatiche
ma politiche e dove i rapporti di forza diventano un’arma nel confronto politico.
Si deve operare perché non si rendano prioritarie soluzioni
di forza, ma ciò è possibile, e ha ragione Kouchner , se non si lanciano messaggi
di debolezza o di divisione e soprattutto se non si fa per principio opposizione
a soluzioni di forza. (Alfredo Mantica-La Gente d’Italia/
* Vice Presidente della Commissione Esteri del Senato