ITALIANI
ALL’ESTERO
Le considerazioni di Marco Fedi (Ulivo)
sul nuovo corso del Pd all’estero
“Rispondiamo alle questioni ancora aperte
degli italiani all’estero per dare forza, coesione e determinazione al Partito
democratico”
ROMA – Il 3% dell’Assemblea costituente del Partito democratico
sarà composto da eletti residenti all’estero. In tutto circa 70 seggi che avranno
la loro incidenza sul futuro anche programmatico della nuova forza politica.
Un’attiva partecipazione delle nostre comunità al processo evolutivo del Pd
che potrebbe dare un impulso innovativo anche alle politiche degli italiani
all’estero che ancora oggi presentano numerose questioni in sospeso. Per
avere un quadro d’insieme su questa “contaminazione politica” e capire quali
saranno gli obiettivi possibili da centrare nei prossimi mesi per quanto riguarda
le problematiche dei connazionali nel mondo, abbiamo parlato con Marco Fedi,
il deputato dell’Ulivo eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide.
La campagna per le primarie del Partito democratico sta
per entrare nel vivo e in molti paesi di residenza nascono comitati a sostegno
dei vari candidati. Anche alla luce di questo crescente interesse quali strade
dovrà seguire il Pd per sviluppare il rapporto con le nostre collettività all’estero?
Le primarie fanno parte del processo democratico di partecipazione
al Pd che oggi, con la preparazione delle liste e la raccolta delle firme, è
nella fase iniziale. Le votazioni del 14 ottobre ci consentiranno di portare
avanti la costruzione del Partito democratico che è già stata avviata e si articolerà
anche all’estero. Dopo queste tappe inizierà la vera discussione programmatica
che dovrà svilupparsi con attenzione per evitare il rischio che vadano
perduti gli elementi di novità per quanto riguarda il confronto politico, le
idee e quindi anche i programmi per i cambiamenti all’estero. Credo che questo
sia il vero momento in cui una forza nascente come il Partito democratico possa
farsi carico dell’impegno di raccordare meglio gli elementi di novità che si
trovano all’estero e di trasformarli in contributi positivi per l’Italia. Questo
finora non è avvenuto, forse anche con qualche responsabilità di noi eletti
all’estero, ma gli stessi partiti Ds e Margherita non sono stati in grado di
facilitare questa espressione del nuovo. Noi dobbiamo, a livello programmatico,
fissare in primo luogo gli obiettivi per dare risposte serie alle grandi questioni
ancora aperte degli italiani all’estero che riguardano i servizi della rete
consolare e la tutela delle persone. Finora abbiamo fatto qualche tentativo
ancora troppo timido che deve proseguire con il Partito democratico. Nel frattempo
penseremo ad un rapporto di tipo nuovo con gli italiani all’estero.
Al di là dell’evoluzione del Partito democratico, in
quale direzione dovrebbero muoversi le attuali forze politiche per dare risposte
adeguate alle istanze più urgenti degli italiani all’estero?
Nel Documento di programmazione economica e finanziaria
il miglioramento della rete consolare è una delle questioni che viene posta
all’attenzione dell’esecutivo e quindi del Parlamento e del paese. Credo che
dovremo lavorare, nell’ambito della stesura della prossima manovra, per rafforzare
questa rete in modo che risponda al meglio alle esigenze dei cittadini italiani
all’estero. Questa è una priorità condivisa da tutti. Sul fronte delle pensioni
minime è positivo che l’aumento del bonus sia stato esteso anche agli italiani
all’estero. E’ una questione di equità sulla quale noi eletti all’estero abbiamo
fatto la nostra parte insieme al Parlamento ed al Governo che sono stati sensibili
a queste istanze. Dovremo inoltre lavorare per la riforma della legge 153 sulla
promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, anche perché in
questo contesto le risorse che lo Stato investe andrebbero utilizzate al meglio
e non è sempre così.
Lei ha parlato della necessità di rafforzare la rete
consolare e quindi i servizi per gli italiani all’estero. Ma quali sono
i punti in discussione?
Questioni sicuramente importanti sono quelle dell’assunzione
dei contrattisti, dei diritti sul posto di lavoro e della riforma di tutte le
carriere. Argomenti che sono direttamente collegati alle problematiche della
rete consolare. In ogni caso io credo che se faremo qualche passo avanti anche
in questa direzione riusciremo a dare al nascente Partito democratico elementi
di forza per andare avanti con coesione e determinazione.(Goffredo Morgia-