ITALIANI
ALL’ESTERO
Ites,Area
e Redel: tre progetti dell’agenzia del Ministero Lavoro:
Missione in Brasile, Argentina ed Uruguay
per Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro
ROMA – Non c’è nessun dubbio che quando si parla del
vasto universo degli italiani all’estero è impossibile rimanere indifferenti.
Si può pensare al tema della pensione, al diritto al voto o alla cittadinanza.
Si possono ricordare nomi illustri, terre lontane, le note di una canzone
o le immagini di un bel film. Ma, ed evidente, che man mano che
si approfondisce il tema e si conosce meglio questa realtà, più nascono altre
riflessioni, altre interrogativi ed altre iniziative intorno alla comunità degli
italiani che vive al di là delle nostre frontiere geografiche.
Questo è il caso specifico della esperienza vissuta in questo ultimo anno dai team del progetto
“Occupazione e sviluppo per la comunità degli italiani all’estero”(Ites), iniziativa
attuata da Italia Lavoro – agenzia tecnica del Ministero del Lavoro -
che in questo ultimo anno grazie a un intenso rapporto tanto con le autorità
locali, quanto con tutti i rappresentati della comunità italiana guarda agli
italiani all’estero non solo come una sfida ed un universo dove sviluppare e
incentivare le migliori condizioni di relazioni per prevenire la disoccupazione
e migliorare l'occupabilità , ma anche come un patrimonio di persone importanti
per affrontare l’elevato fabbisogno di
mano d’opera che ogni anno affronta l’Italia.
Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro
ed ex segretario confederale della Cisl nazionale dal 1991 al
Il mercato del lavoro all’estero è oggi una sfida per
Italia Lavoro?
Si, perché gli elementi strutturali del mercato del lavoro
italiano rendono evidente che ogni anno abbiamo un fabbisogno di importazione
di mano d’opera, di risorse umane, tra le 200 e le 300 mila unità . Esiste un
patrimonio di persone che hanno un legame con il nostro paese costituito soprattutto
da giovani italiani a volte di terza o quarta generazione, che potrebbero
costituire una risorsa straordinaria: sia per il nostro paese che disporrebbe
di risorse umane professionalmente preparate, che conoscono la lingua e che
hanno un forte legame culturale con l’Italia, sia per i paesi in cui risiedono,
che vedono accresciuto il know how professionali dei propri cittadini.
Una specie di mobilità di ritorno?
Una mobilità formativa, di lavoro e di ritorno, che possa
nel contempo costituire una opportunità soprattutto per le persone direttamente
interessate ma anche per l’Italia, per quelli che sono i nostri fabbisogni del
mercato del lavoro, ed anche per i paesi di provenienza, in alcuni casi paesi
con problemi di sviluppo economico, per disporre di quadri professionalizzati
da utilizzare anche nel sistema locale.
Quali sono le strategie che in questo momento Italia
Lavoro sta adottando per rafforzare questa rete di relazioni essenziale per
consentire il suo inserimento all’interno di altri paesi?
Il primo problema su cui vorrei porre l’accento è proprio
quello di affermare l’idea di una rete. Gli interventi in favore degli italiani
all’estero sono stati per lungo tempo caratterizzati da una storia di frammentazione e scarsa incisività di tipo sistemico. Quindi, l’idea di cominciare a lavorare per obbiettivi
di sistema, organizzando rapporti con le associazioni, con le istituzioni formative,
con i patronati, con tutto quello che costituisce la rete che ha creato l’identita´dei
rapporti con l’Italia, ritengo debba considerarsi un passaggio fondamentale. E’ indispensabile
che si affermi l’idea di lavorare in rete tra più soggetti per conseguire questo
obbiettivo.
Il secondo problema è avviare interventi pilota di buona qualità affinche’
intorno alla cooperazione formativa, all’incontro dei diversi mercati del lavoro,
ai programmi di inserimento dei giovani di origine italiana nel mercato del
lavoro del nostro paese - quindi superando il mero concetto di formazione fine
a se stessa - si possa dar vita ad esempi importanti.
Non è sempre facile però mettere d’accordo tutti gli
attori di questa rete e la distanza geografica qualche volta può generare timori
e perplessità.
Non credo si tratti di un problema di vicinanza o lontananza
in quanto noi ci proponiamo di costruire una rete con tutti gli attori locali.
Certamente occorre tenere in considerazione coloro che tradizionalmente hanno
assicurato i contatti reali con le collettivita´italiane all’estero, come per
esempio i patronati; ma occorre anche porsi come obiettivo comune la valorizzazione
degli attori locali attraverso azioni che massimizzino ed ottimizzino l’uso
delle risorse investite dallo Stato italiano. Quindi, comprendo la diffidenza
ma attenzione, non è possibile continuare, come talvolta si faceva nel passato, a disperdere
risorse economiche, anche notevoli, su obiettivi che poi non avevano ritorni
visibili per il paese.
Negli ultimi mesi si parla molto del ruolo e del futuro
dei patronati italiani all’estero. Si parla anche di incrocio tra domanda/offerta
di lavoro. Pensa che sia una strada percorribile?
Penso di si, occorre comunque tener presente che il sistema
domanda/offerta si qualifica sui profili professionali e non solo sui rapporti associativi. I patronati hanno
una storia importante nel settore previdenziale. E’ perciò possibile coinvolgere
tutti i punti della rete delle associazioni degli italiani all’estero, i patronati,
i consolati, nonché i servizi offerti dalle autorità locali per migliorare
il sistema domanda/offerta.
Lei prossimamente si recherà in missione in Brasile,
Argentina ed Uruguay. Quali sono gli obiettivi di questo viaggio?
Questo viaggio ha due obiettivi. Per quanto riguarda
l’Argentina e l’Uruguay, il tema è lo sviluppo dei servizi locali, soprattutto
legati ai due programmi di cooperazione internazionale (Area e Redel) che Italia
Lavoro sta attualmente realizzando in partenariato con l’Organizzazione Internazionale
del Lavoro. Ma in parallelo anche la qualificazione dei servizi in favore degli
italiani, dei quali parlavo prima, che sono un complemento d’intervento nel
senso che sviluppando i servizi locali si possono fare servizi anche per gli
italiani e viceversa.
Per il Brasile, l’obiettivo è puntare a creare nell’area
di San Paolo un servizio finalizzato a dar vita ad un flusso migratorio qualificato
verso l’Italia con processi di ritorno
per italiani e per brasiliani.
Italia Lavoro è oggi presente con tre iniziative in Sud
America. Potrebbe indicarmi le ragioni di questa presenza?
Siamo di fronte a paesi molto diversi tra di loro. Paesi
che hanno avuto processi di sviluppo con crisi molto forti, come il caso Argentino
e paesi emergenti come il Brasile. Sono realtà che vanno analizzate nella loro
specificità. E certo che oggi l’America Latina vive una straordinaria congiuntura.
Fino agli anni 90 quest’area era considerata a rischio ma negli ultimi anni ha recuperato una relativa stabilità economica
ed ha tassi di sviluppo economico molto importanti. Essa costituisce un’area
fondamentale per la cooperazione italiana ed ha acquisito una nuova centralità. Ciò, ovviamente,
attribuisce all’intervento di Italia Lavoro, nello specifico settore del mercato
del lavoro, un valore molto diverso rispetto al passato.
In una recente intervista, il Ministro del Lavoro Argentino,
Carlos Tomada, ha sottolineato l’importanza delle azioni svolte da Italia
Lavoro nella lotta alla disoccupazione e dichiarato che la formazione professionale
dovrebbe costituire una delle future priorità per assicurare migliori condizioni
per i lavoratori argentini. Che contributo può offrire Italia Lavoro in quest’area?
Noi non distinguiamo servizi e formazione. Non essendo
attori di formazione, cerchiamo di fare in modo che la formazione fornita dagli
attori che la fanno, sia finalizzata a obiettivi efficaci di occupazione. Questo
in via generale, come modello operativo; a
maggior ragione per gli interventi verso gli italiani. Vale a dire, noi
privilegeremo programmi di formazione che sono finalizzati all’inserimento
occupazionale. Precisamente, presenteremo uno di questi interventi in occasione
della mia prossima missione a Buenos Aires.
Quale è il segnale concreto che con questi interventi
per gli italiani all’estero vuole trasmettere Italia Lavoro?
Credo che il segnale concreto sia finalizzare l’uso delle
risorse all’occupazione. In molti casi, le risorse del passato erano destinate
principalmente alla promozione dell’associazionismo; ciò non era di per se negativo
in quanto la base da cui partiamo è la rete delle associazioni. I progetti apparivano
quindi più finalizzati a risaltare l’immagine
delle comunità locali che alla creazione di occupazione. Ritengo che questo
sia il segnale forte ed innovativo di questa iniziativa: rafforzare
l’efficacia della nostra azione rispetto al passato ponendo l’accento su azioni
concrete destinate a incentivare la creazione di occupazione reale.(Olga de
los Santos Morales/