STAMPA
ITALIANA PER L’ESTERO
Da
“L’Italiano”, 18 settembre 2007
Questa volta mi tocca dare ragione a Randazzo
La considerazione di fondo è che la legge
elettorale per il voto all’estero meno si tocca e meglio è. Proviamo a spiegarlo
anche al Sen. Berselli di Alleanza Nazionale
ROMA - Una volta tanto mi trovo d’accordo con il Sen.
Antonino Randazzo, eletto in Australia per l’Unione.
In una sua lunga analisi politica a tutto campo pubblicata
sul Globo di Melbourne, di cui è stato direttore fino alle elezioni (v:
«Significherebbe, infatti – afferma Randazzo - ricorrere
a parecchi passaggi procedurali: prima una richiesta di moduli, poi la compilazione
di questi moduli, quindi la verifica dei dati da parte di consolato e ambasciata
e finalmente il voto. E se all’italiano medio si va a chiedere di riempire quattro
o cinque moduli per potere votare si arriva di certo alla fine del processo
democratico».
«Quindi – continua il senatore - ci vuole una verifica,
una bonifica dell’anagrafe, ma volere imporre lacci e laccioli burocratici significherebbe
non ridurre la platea degli elettori, ma in alcuni casi azzerarla. E questo
farebbe il gioco di chi, e non soltanto nel centrodestra, vuole abolire il voto
all’estero».
Infatti argomenta che se nella sua Australia, che conosce
bene, soltanto tre o quattro mila persone facessero domanda per iscriversi al
ruolo elettorale, non sarebbe più giustificata una rappresentanza parlamentare.
Il Sen. Randazzo lancia anche un altro allarme. Teme
si voglia concedere la possibilità di residenti in Italia di candidarsi all’estero.
Però, se non fossi anch’io assolutamente contrario per ben fondati motivi, ben
poco mi convincerebbe la sua argomentazione: «E poi pensare che in Italia ci
siano molti potenziali candidati con una conoscenza reale delle situazioni degli
italiani all’estero mi sembra un po’ esagerato. Vediamo già quotidianamente
quanto pressappochismo c’è nella conoscenza di questa realtà anche da parte
di esponenti politici di un certo livello».
Non prendiamoci in giro, caro Senatore, guardati intorno.
Sono purtroppo diversi i parlamentari eletti che non hanno «una conoscenza reale
delle situazioni degli italiani all’estero». Eppure hanno la residenza fuori
d’Italia. Un piccolo esempio: malgrado tutte le tue possibili avversioni ideologiche,
potresti negare che il residente in Italia Mirko Tremaglia sarebbe enormemente
più qualificato di…. (ometto i nomi per pietà, ma li conosciamo tutti).
Mi trova pienamente consenziente la sua osservazione
finale: «Saranno necessari degli accorgimenti particolari per garantire
la genuinità, la segretezza del voto, per non disperdere schede. Ma non si può
rinunciare al voto per corrispondenza. Pena l’azzeramento della rappresentanza
parlamentare e la presenza elettorale nei Paesi transoceanici».
Ci proverò a spiegarlo al Sen. Berselli di An che, molto
male informato, ha presentato una proposta di legge per abolire il voto per
corrispondenza, cioè - non prendiamoci in giro - il voto all’estero. (Stefano
Andrini-L’Italiano/