INFORM - N. 172 - 18 settembre 2007


STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO

Da “L’Italiano”, 18 settembre 2007

Questa volta mi tocca dare ragione a Randazzo

La considerazione di fondo è che la legge elettorale per il voto all’estero meno si tocca e meglio è. Proviamo a spiegarlo anche al Sen. Berselli di Alleanza Nazionale

 

ROMA - Una volta tanto mi trovo d’accordo con il Sen. Antonino Randazzo, eletto in Australia per l’Unione.

In una sua lunga analisi politica a tutto campo pubblicata sul Globo di Melbourne, di cui è stato direttore fino alle elezioni (v: Inform n. 171, http://www.mclink.it/com/inform/art/07n17113.htm, ndr), si dichiara contrario a far partecipare al voto all’estero solo coloro che si iscrivono nelle liste elettorali perché ciò «rischia di decretare la fine del voto stesso».

«Significherebbe, infatti – afferma Randazzo - ricorrere a parecchi passaggi procedurali: prima una richiesta di moduli, poi la compilazione di questi moduli, quindi la verifica dei dati da parte di consolato e ambasciata e finalmente il voto. E se all’italiano medio si va a chiedere di riempire quattro o cinque moduli per potere votare si arriva di certo alla fine del processo democratico».

«Quindi – continua il senatore - ci vuole una verifica, una bonifica dell’anagrafe, ma volere imporre lacci e laccioli burocratici significherebbe non ridurre la platea degli elettori, ma in alcuni casi azzerarla. E questo farebbe il gioco di chi, e non soltanto nel centrodestra, vuole abolire il voto all’estero».

Infatti argomenta che se nella sua Australia, che conosce bene, soltanto tre o quattro mila persone facessero domanda per iscriversi al ruolo elettorale, non sarebbe più giustificata una rappresentanza parlamentare.

Il Sen. Randazzo lancia anche un altro allarme. Teme si voglia concedere la possibilità di residenti in Italia di candidarsi all’estero. Però, se non fossi anch’io assolutamente contrario per ben fondati motivi, ben poco mi convincerebbe la sua argomentazione: «E poi pensare che in Italia ci siano molti potenziali candidati con una conoscenza reale delle situazioni degli italiani all’estero mi sembra un po’ esagerato. Vediamo già quotidianamente quanto pressappochismo c’è nella conoscenza di questa realtà anche da parte di esponenti politici di un certo livello».

Non prendiamoci in giro, caro Senatore, guardati intorno. Sono purtroppo diversi i parlamentari eletti che non hanno «una conoscenza reale delle situazioni degli italiani all’estero». Eppure hanno la residenza fuori d’Italia. Un piccolo esempio: malgrado tutte le tue possibili avversioni ideologiche, potresti negare che il residente in Italia Mirko Tremaglia sarebbe enormemente più qualificato di…. (ometto i nomi per pietà, ma li conosciamo tutti).

Mi trova pienamente consenziente la sua osservazione finale: «Saranno necessari degli accorgimenti particolari  per garantire la genuinità, la segretezza del voto, per non disperdere schede. Ma non si può rinunciare al voto per corrispondenza. Pena l’azzeramento della rappresentanza parlamentare e la presenza elettorale nei Paesi transoceanici».

Ci proverò a spiegarlo al Sen. Berselli di An che, molto male informato, ha presentato una proposta di legge per abolire il voto per corrispondenza, cioè - non prendiamoci in giro - il voto all’estero. (Stefano Andrini-L’Italiano/Inform)

 

 


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