ITALIANI
ALL’ESTERO
Il CRAM scopre un grande Abruzzo anche
in Sud Africa
L’assemblea degli Abruzzesi nel Mondo conclude
i lavori a Johannesburg e guarda al futuro
L’AQUILA – Sono appena rientrati nei rispettivi Paesi
i delegati delle comunità abruzzesi nel mondo che hanno tenuto, dal 5 al 9 settembre,
la loro assemblea annuale a Johannesburg, convocata in Sud Africa dal presidente
del CRAM, Donato Di Matteo, per unanime decisione dello stesso organismo per
meglio conoscere, ogni anno, le realtà associative regionali nei vari continenti.
I lavori appena conclusi consentono una riflessione sulle politiche avviate
con successo nel 2007 e sulle prospettive per il futuro. Il meeting degli Abruzzesi
nel Mondo era iniziato con una significativa visita alla casa natale di Nelson
Mandela, a Soweto, ora diventata un piccolo museo. Nel sobborgo nero dell’immensa
metropoli il CRAM ha inteso rendere omaggio all’uomo politico, premio Nobel
per la pace, padre del Sud Africa finalmente affrancato dall’apartheid, il regime
dei boeri bianchi che dal 1947 e fino al ’94 aveva tenuto privati dei diritti
civili ed ai margini della democrazia i nativi neri, costituenti l’80% circa
dell’intera popolazione. La lunga lotta civile dell’ANC (African National Congress),
mai fermatasi durante i 27 anni di reclusione inflitti a Mandela, finalmente
poneva fine al regime, anche per la lungimiranza dell’ultimo suo presidente,
Frederick W. Le Klerk - anch’egli insignito del Nobel per la pace - avviando
quel grande Paese alla democrazia compiuta. Nel 1994, nelle prime elezioni a
scrutinio universale dopo la fine della segregazione razziale, Nelson Mandela
diventava presidente del Sud Africa. E’ stata una transizione incruenta, alla
quale ha giovato l’opera dell’arcivescovo Desmond Tutu - altro premio Nobel
per la pace – nell’accompagnare il Paese alla fine del regime razzista ed alla
democrazia. Non senza problemi e difficoltà profonde, però, ancor oggi. Forse
più d’una generazione sarà necessaria per risolverli. Ma intanto il Sud Africa
ha posto le basi per essere il Paese traino del continente africano, forte delle
sue immense ricchezze minerarie (primo produttore d’oro, platino, vanadio, cromo,
manganese) e pietre preziose, con un’agricoltura fiorente ed un moderno sistema
industriale, con un’efficiente rete d’infrastrutture stradali, ferroviarie e
portuali, che da qualche anno gli assicurano un elevato trend di crescita, giunto
al 5% circa nel 2006. Certo, ancora pesanti traumi sociali sono dovuti all’attuale
distribuzione della ricchezza e del peso politico all’interno del sistema. Ma
tutto questo gradualmente rientrerà, con la parallela crescita della giovane
democrazia sudafricana.
In tale contesto opera in Sud Africa la nostra comunità,
65000 italiani circa delle varie generazioni. Ed in essa quella abruzzese, stimata
intorno ai cinquemila membri, ben inserita nell’economia e nella società sudafricana.
A Johannesburg circa 800 sono gli abruzzesi. L’imprenditore Carmine Angelucci,
costruttore di reti elettriche ad alta tensione, originario di Castelfrentano,
in provincia di Chieti, per 8 anni membro del Comites, da 10 è presidente dell’Associazione
regionale. Esponente assai in vista della comunità abruzzese di Johannesburg
è Maurizio Mariano, 43 anni, brillante avvocato a capo d’uno studio legale con
un centinaio di dipendenti, per sette anni membro del CGIE e presidente del
Comites, ora lanciato verso un promettente futuro politico con l’ANC, il partito
di Mandela. Infine Mario Di Cicco, componente del CRAM, ingegnere, ex ufficiale
della Marina sudafricana e già presidente del Circolo italiano, completa il
trio d’anfitrioni che hanno governato la perfetta accoglienza degli Abruzzesi
giunti a Johannesburg per il loro congresso. Non deve dunque stupire se all’apertura
dei lavori del CRAM, oltre alla reggente del Consolato d’Italia, Giovanna Rigato,
era presente Dorothy Mahlangu, Ministro per gli Enti Locali nel governo del
Gauteng, provincia più densamente popolata (9,5 milioni d’abitanti) delle nove
che compongono lo Stato federale del Sud Africa. La presenza dell’affermata
donna di governo all’assemblea ha reso evidente, non solo simbolicamente, l’alta
considerazione in cui è tenuta la comunità italiana in Sud Africa, e particolarmente
quella abruzzese. D’altronde nell’intervento, per nulla di circostanza, il Ministro
ha esplicitamente richiamato la rilevanza italiana nella società e nell’economia
dello Stato, l’affermazione della componente abruzzese di cui ha tessuto le
lodi, non mancando di sottolineare il forte rapporto d’amicizia con Maurizio
Mariano e la proiezione del professionista in ruoli importanti nella politica
del Paese. Con puntuali annotazioni ha illustrato le potenzialità del Sud Africa
e le opportunità che offre, ma anche i problemi sociali aperti, quali sicurezza
e sanità, sui quali il governo è fortemente impegnato. Dell’Abruzzo, regione
che il Ministro visitò qualche anno fa, ha poi ricordato le bellezze ambientali
ed artistiche senza timore di tradire lo stupore avuto durante quel viaggio.
Il Presidente Di Matteo, a nome della Regione e del CRAM, ha ringraziato il
Ministro per la speciale attenzione che ha riservato al meeting degli Abruzzesi
nel Mondo.
Un’immagine nitida sul ruolo della comunità abruzzese
in Sud Africa si percepisce da una sommaria analisi delle imprese impegnate
nel settore delle grandi costruzioni e delle reti civili. Acquedotti, elettrodotti,
reti di smaltimento, costruzioni edili e stradali, ma anche meccanica fine e
catene di ristorazione. Tra esse primeggiano proprio quelle abruzzesi. Hanno
sede a Johannesburg, ma con attività in tutto il Sud Africa, le società Martini
Bros, Dino Martini, Fratelli Valente, nel settore delle grandi reti civili,
dirette da imprenditori di Rovere (L’Aquila), quindi Lamberto Carnicelli di
Ovindoli (L’Aquila), Antonio Di Loreto di Castelfrentano (Chieti) nel settore
delle costruzioni edili, Cesare Di Giacomo di Sulmona (L’Aquila) nelle costruzioni
di reti elettriche, Beniamino Di Zio di Loreto Aprutino (Pescara) nella meccanica
di precisione. Nella grande ristorazione, con una diffusa catena d’esercizi,
il Gruppo Mastrantonio, diretto da Gianni Mariano di Pescara. A Durban ha sede
l’impresa Buccimazza, a Cape Town l’impresa Colarossi, entrambe di Rocca di
Mezzo (L’Aquila), operanti nel settore delle grandi reti civili. Infine, abruzzese
è la più grande zecca privata del Sud Africa: medaglie, incisioni, fusioni hanno
il marchio di Eustachio Pagliari, originario di Scanno (L’Aquila), forse retaggio
dell’antica arte orafa che da secoli ha in Abruzzo un’alta tradizione. Ne avrà
per molto con i mondiali di calcio, che si svolgeranno in Sud Africa nel 2010.
Tanto emerge dell’imprenditoria abruzzese in Sud Africa,
paese vasto quattro volte l’Italia, 48 milioni di abitanti, con forti prospettive
di crescita economica e sociale, sebbene con un bagaglio di problemi e tensioni
ancora da risolvere. Questo il banco di prova per la giovane democrazia sudafricana,
attenta a costruire un ordinato sviluppo, ma proprio per questo
bisognosa di solide relazioni internazionali, soprattutto con l’Italia
e con gli altri Paesi europei che lì hanno forti comunità, nazionali e regionali.
L’Abruzzo certamente farà la sua parte. Il meeting di Johannesburg ha consolidato
l’iniziativa regionale. Sulla scorta dei risultati raggiunti con le attività
ed i progetti avviati nell’anno, per il 2008 il programma approvato dal CRAM
prevede un rafforzamento delle iniziative dell’Abruzzo all’estero nel settore
della formazione, della cultura, della promozione turistica ed economica, in
stretta sinergia con le comunità regionali nel mondo. Si punta anzitutto sulle
giovani generazioni della nostra emigrazione, che a novembre terranno il loro
congresso a Mar del Plata, in Argentina. Il CRAM ha davvero innescato un salto
di qualità. Alla nostalgia si sostituisce l’avvio di iniziative produttive.
In Brasile
Il CRAM ha fatto quindi una doverosa visita al Cimitero
militare italiano di Zonderwater, dove sono sepolti 252 militari deceduti per
varie cause durante il periodo di prigionia, dall’aprile del ‘41 al 1947. Provenivano
dai campi di battaglia in Libia ed Etiopia i nostri soldati prigionieri di guerra
nei 18 campi allestiti in Sud Africa, tra cui quello di Zonderwater. Le testimonianze
rimaste nel campo, per quanto possa essere sopportabile una prigionia del genere,
descrivono comunque un trattamento dignitoso. Toccanti i reperti di quegli anni
di prigionia nel museo allestito accanto al cimitero, del quale da sei anni
si cura con passione ammirevole l’ing. Emilio Coccia. E’ un vero giardino della
memoria italiana, sebbene in un periodo drammatico. L’ingegno, l’arte e la creatività
dei prigionieri italiani vivono in quel museo: disegni e pitture, oggetti di
fine artigianato, pagine di ricordi, lo sforzo di non arrendere alla restrizione
della libertà fisica quella interiore. In quel campo di prigionia passarono
Vittorio Tagliente e Palumbo Fioravante, rispettivamente padre del consigliere
regionale Giuseppe Tagliente e nonno del presidente del CRAM, Donato Di Matteo.
In silenzio, tra le croci bianche, i componenti del CRAM hanno sfilato in rispettoso
raccoglimento. Molti gli abruzzesi sepolti: Ugo Caroccia di Palena, deceduto
nel ’41, Cesidio Conte di Roccamorice (’42), Sabatino Ruscitti di Celano(’44),
Camillo Di Paolo di Lettomanoppello (’44), Arturo Pizzola di Roccacasale (’43)Gerardo
Salerno di Ari (’44), Domenico Di Paolo di Abbateggio (’43).
* Componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo