STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Gente d’Italia” le nuove normative
sui visti d’ingresso negli Stati Uniti
Silvana Mangione: i visti permanenti per
i lavoratori
MIAMI - Continua l’inchiesta di Gente d’Italia, quotidiano
delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia sulle nuove normative dei visti d’ingresso negli
States. Oggi tocca ai “visti permanenti per i lavoratori”.
Abbiamo elencato ieri i visti per soggiorni temporanei,-
scrive Silvana Mangione - anche di lavoro,
negli Stati Uniti, i cosiddetti «non – immigrant visa», che non consentono la
permanenza di lavoro o di studio negli USA oltre il termine prefissato, inclusi
gli eventuali possibili prolungamenti, a meno che non scattino altre condizioni
in base alla quali il soggetto interessato o il datore di lavoro possano richiedere
la modifica dello status da non immigrante ad immigrante. Oggi inizieremo invece
un rapido resoconto dei visti permanenti per i lavoratori, avvalendoci
dell’ottimo prontuario elaborato dall’avvocatessa Annalisa Liuzzo e distribuito
nel corso di un seminario ospitato dalla Italy-America Chamber of Commerce di
New York. La legge americana sull’immigrazione e la nazionalità, «Immigration
and Nationality Act –
INA» è stata creata, a quanto scrive l’USCIS (United
States Citizenship & Immigration Services) nel 1952, come legge quadro che
raccoglie tutta la normativa precedente e riorganizza la struttura delle leggi
sull’immigrazione. L’INA è stata emendata, modificata e integrata molte volte
nel corso degli anni, ma costituisce ancora il fondamentale corpo delle leggi
sull’immigrazione in America. L’INA è anche inserita nel Codice degli Stati
Uniti (United States Code – U.S.C.), il compendio di tutte le leggi americane
diviso in cinquanta titoli. Il Titolo VIII si occupa di «Aliens and Nationality » – stranieri e nazionalità.
L’INA prevede i diversi tipi di visti per lavoratori
immigranti, tutelando con una serie di garanzie il mercato del lavoro degli
USA. È quest’ultima una battaglia che i sindacati americani portano avanti da
anni, una battaglia che ha generato molte restrizioni, cui sono andate ad aggiungersi
le paure del dopo 11 settembre, la guerra al terrorismo, l’invasione degli illegali
dal confine molle col Messico. Abbiamo letto su tutti i giornali della nascita
di gruppi autonomi di vigilantes delle frontiere, di sceriffi alla Far West
storico, della costruzione di un muro di migliaia di chilometri, del dibattito
furioso sull’amnistia o la deportazione, sui «guest workers », i lavoratori
ospiti, che ricordano tanto il trattamento degli immigrati italiani in alcuni
paesi europei qualche decina d’anni fa, quando si parlava di «gasterbaiter».
L’INA fissa la concessione di 140.000 visti annuali per i lavoratori immigranti
e non permette ad alcun paese estero di ottenerne più del 7% del totale. Secondo
quanto ci dice Annalisa Liuzzo, le categorie di visti basati su un contratto
di impiego sono comunemente dette: «EB-1», «EB-2», «EB-3». Vediamole.
L’EB-1 riflette il più alto livello di preferibilità
ed ha priorità assoluta. Si articola in tre sottocategorie. La prima si riferisce
a “Straordinaria abilità”, che deve essere dimostrata dall’evidenza di fama
e acclamazioni nazionali e internazionali nel campo operativo della persona
in questione. La seconda è quella dei “Professori e Ricercatori Insigni”, che
devono anch’essi essere riconosciuti internazionalmente come personalità eccezionali
in una specifica materia accademica, con un curriculum minimo di tre anni d’insegnamento
o ricerca sulla materia stessa e devono entrare negli USA con una cattedra o
una simile posizione universitaria o di ricerca in un ateneo o centro studi
ad esso paragonabile o con un datore di lavoro privato in circostanze precisamente
definite. La terza ed ultima sottocategoria prioritaria regolata nell’ambito
del visto EB-1 è quella di alcuni tipi di “Amministratori e Manager di società
multinazionali”. In questo caso è richiesto che il candidato alla concessione
del visto sia stato impiegato in una posizione dirigenziale per almeno un anno
nei tre anni precedenti la presentazione della domanda. Nel caso che l’operatore
straniero stia già lavorando negli USA con lo status di non immigrante, deve
aver operato in posizione dirigenziale per la società madre, o una sussidiaria
o associata fuori dal territorio americano per uno dei tre anni precedenti il
suo ingresso negli USA. Non facile, vero?
L’EB – 2, secondo livello di preferibilità e priorità,
riguarda i professionisti che hanno alti titoli di studio o possiedono abilità
eccezionali. Per essere ammessi come immigrati all’interno di questa categoria
bisogna avere anche una certificazione del Dipartimento del Lavoro, da cui si
può essere esentati se il richiedente viene per espletare compiti che rientrano
nell’interesse nazionale. Nel caso dell’EB – 2 ci sono soltanto due sottocategorie.
La prima è quella di professionisti con un titolo di studio avanzato, vale a
dire superiore al baccalaureato USA oppure un baccalaureato accompagnato da
cinque anni di esperienza nelle attività professionali esercitate. La seconda
è quella degli operatori nel campo delle scienze, dell’arte o del business le
cui eccezionali capacità porteranno beneficio all’economia, la cultura, l’educazione
o il welfare in genere degli Stati Uniti.
Il nostro quadro non si ferma qui. A domani l’esame di
altre categorie di potenziali immigranti, dei doveri dei datori di lavoro e
della situazione dei nostri connazionali
illegalmente negli USA. (Silvana Mangione-La Gente d’Italia/