INFORM - N. 169 - 13 settembre 2007


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Gente d’Italia” le nuove normative sui visti d’ingresso negli Stati Uniti

Silvana Mangione: i visti permanenti per i lavoratori

 

MIAMI - Continua l’inchiesta di Gente d’Italia, quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia  sulle nuove normative dei visti d’ingresso negli States. Oggi tocca ai “visti permanenti per i lavoratori”.

Abbiamo elencato ieri i visti per soggiorni temporanei,- scrive Silvana Mangione -  anche di lavoro, negli Stati Uniti, i cosiddetti «non – immigrant visa», che non consentono la permanenza di lavoro o di studio negli USA oltre il termine prefissato, inclusi gli eventuali possibili prolungamenti, a meno che non scattino altre condizioni in base alla quali il soggetto interessato o il datore di lavoro possano richiedere la modifica dello status da non immigrante ad immigrante. Oggi inizieremo invece  un rapido resoconto dei visti permanenti per i lavoratori, avvalendoci dell’ottimo prontuario elaborato dall’avvocatessa Annalisa Liuzzo e distribuito nel corso di un seminario ospitato dalla Italy-America Chamber of Commerce di New York. La legge americana sull’immigrazione e la nazionalità, «Immigration and Nationality Act  –  INA»  è  stata creata, a quanto scrive l’USCIS (United States Citizenship & Immigration Services) nel 1952, come legge quadro che raccoglie tutta la normativa precedente e riorganizza la struttura delle leggi sull’immigrazione. L’INA è stata emendata, modificata e integrata molte volte nel corso degli anni, ma costituisce ancora il fondamentale corpo delle leggi sull’immigrazione in America. L’INA è anche inserita nel Codice degli Stati Uniti (United States Code – U.S.C.), il compendio di tutte le leggi americane diviso in cinquanta titoli. Il Titolo VIII si occupa di  «Aliens and Nationality » – stranieri e nazionalità.

L’INA prevede i diversi tipi di visti per lavoratori immigranti, tutelando con una serie di garanzie il mercato del lavoro degli USA. È quest’ultima una battaglia che i sindacati americani portano avanti da anni, una battaglia che ha generato molte restrizioni, cui sono andate ad aggiungersi le paure del dopo 11 settembre, la guerra al terrorismo, l’invasione degli illegali dal confine molle col Messico. Abbiamo letto su tutti i giornali della nascita di gruppi autonomi di vigilantes delle frontiere, di sceriffi alla Far West storico, della costruzione di un muro di migliaia di chilometri, del dibattito furioso sull’amnistia o la deportazione, sui «guest workers », i lavoratori ospiti, che ricordano tanto il trattamento degli immigrati italiani in alcuni paesi europei qualche decina d’anni fa, quando si parlava di «gasterbaiter». L’INA fissa la concessione di 140.000 visti annuali per i lavoratori immigranti e non permette ad alcun paese estero di ottenerne più del 7% del totale. Secondo quanto ci dice Annalisa Liuzzo, le categorie di visti basati su un contratto di impiego sono comunemente dette: «EB-1», «EB-2», «EB-3». Vediamole.

L’EB-1 riflette il più alto livello di preferibilità ed ha priorità assoluta. Si articola in tre sottocategorie. La prima si riferisce a “Straordinaria abilità”, che deve essere dimostrata dall’evidenza di fama e acclamazioni nazionali e internazionali nel campo operativo della persona in questione. La seconda è quella dei “Professori e Ricercatori Insigni”, che devono anch’essi essere riconosciuti internazionalmente come personalità eccezionali in una specifica materia accademica, con un curriculum minimo di tre anni d’insegnamento o ricerca sulla materia stessa e devono entrare negli USA con una cattedra o una simile posizione universitaria o di ricerca in un ateneo o centro studi ad esso paragonabile o con un datore di lavoro privato in circostanze precisamente definite. La terza ed ultima sottocategoria prioritaria regolata nell’ambito del visto EB-1 è quella di alcuni tipi di “Amministratori e Manager di società multinazionali”. In questo caso è richiesto che il candidato alla concessione del visto sia stato impiegato in una posizione dirigenziale per almeno un anno nei tre anni precedenti la presentazione della domanda. Nel caso che l’operatore straniero stia già lavorando negli USA con lo status di non immigrante, deve aver operato in posizione dirigenziale per la società madre, o una sussidiaria o associata fuori dal territorio americano per uno dei tre anni precedenti il suo ingresso negli USA. Non facile, vero?

L’EB – 2, secondo livello di preferibilità e priorità, riguarda i professionisti che hanno alti titoli di studio o possiedono abilità eccezionali. Per essere ammessi come immigrati all’interno di questa categoria bisogna avere anche una certificazione del Dipartimento del Lavoro, da cui si può essere esentati se il richiedente viene per espletare compiti che rientrano nell’interesse nazionale. Nel caso dell’EB – 2 ci sono soltanto due sottocategorie. La prima è quella di professionisti con un titolo di studio avanzato, vale a dire superiore al baccalaureato USA oppure un baccalaureato accompagnato da cinque anni di esperienza nelle attività professionali esercitate. La seconda è quella degli operatori nel campo delle scienze, dell’arte o del business le cui eccezionali capacità porteranno beneficio all’economia, la cultura, l’educazione o il welfare in genere degli Stati Uniti.

Il nostro quadro non si ferma qui. A domani l’esame di altre categorie di potenziali immigranti, dei doveri dei datori di lavoro e della situazione  dei nostri connazionali illegalmente negli USA. (Silvana Mangione-La Gente d’Italia/Inform)

 

 


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