CGIE
Intercomites e Commissione per i Paesi
anglofoni: trovata l'intesa
MIAMI - Commissione per i Paesi anglofoni del CGIE e
Comites hanno trovato molti punti in comune al termine di questa tre giorni
di Miami. Unanimi i consensi intorno alla legge che dovrà riaprire i termini
per il riacquisto della cittadinanza italiana e sulla Conferenza dei Giovani
Italiani nel Mondo.
Ed anche larghe intese sulla riforma della legge 153
che prevede incentivi per la diffusione della lingua e della cultura italiana,
sulla riforma della rete consolare, sulla necessità di rivedere le leggi che
istituirono i Comites ed il Consiglio Generale Italiani all'Estero anche alla
luce delle esperienze, della difficoltà, delle incomprensioni che si sono registrati
nel tempo e che si sono accentuate dopo l'applicazione della legge Tremaglia
che, per la prima volta nella storia dell'Italia, ha riconosciuto ai nostri
connazionali che vivono oltre i confini, il diritto di partecipare alla elezione
della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
Dopo il voto che sfiduciava il vice presidente del CGIE
Giovanni Rapanà, pugliese di Galatone, trasferitosi a Montreal da quasi vent'anni,
un voto che ha voluto essere un segnale politico di insofferenza nei confronti
della Presidenza CGIE, il dibattito è scivolato su un terreno più morbido. Con
fermezza ed equilibrio Rapanà ha gestito il non facile confronto, smussando
le asprezze e le contrapposizioni più nette, mediando tra visioni nettamente
contrastanti, invitando alla moderazione ed alla riflessione per poter cogliere
a pieno quegli apporti che meglio possono rendere un servizio agli italiani
che vivono all'estero e meglio possono rispondere alle loro attese ed alle loro
esigenze. Particolare attenzione è stata poi dedicata alla questione della informazione,
auspicando un netto miglioramento di Rai International e maggiori sforzi per
la stampa in lingua italiana dedicata ai connazionali che risiedono lontano
dall'Italia. Non è mancato il confronto sul delicato tema della assistenza sanitaria
pubblica che in Italia è negata agli italiani residenti all'estero sulla vita
ai limiti della sopravvivenza per gli
italiani che risiedono in Zimbabwe ed ai quali è difficile anche portare medicine
che occorrono loro. Al termine dei lavori sono stati approvati numerosi documenti
su singoli aspetti trattati nel corso della tre giorni. (