INFORM - N. 166 - 10 settembre 2007


INTERVENTI

Mimmo Azzia (Sicilia Mondo): “L’imposizione fiscale

stando dentro la società ed i problemi del Paese”

 

CATANIA - Abbiamo scelto il tema della imposizione fiscale, attualissimo in questi giorni , per venire incontro alla domanda dei nostri lettori che da fuori i chiedono di conoscere meglio l’argomento e la sua applicazione in Italia.

Riportiamo, pertanto, alcune riflessioni per dialogare con loro senza inseguire la tv, il Palazzo o i poteri ma stando dentro la società ed i bisogno del Paese.

Pochi argomenti hanno coinvolto e di fatto coinvolgono le società occidentali, quasi  una storia senza fine,  come quello relativo all’entità del carico fiscale, al quale sono connessi argomenti ancor più generali, come quelli del dovere civico, della giustizia sociale, dei compiti dello Stato e della stessa libertà individuale.

Tutti gli Stati moderni, da almeno duecento anni a questa parte, si sono dovuti misurare e continuano a misurarsi, con soluzioni tra di loro assai diverse anche in relazione ai cicli economici, con la necessità di contemperare lotta ai periodi di crisi e sviluppo economico, costi degli apparati pubblici e snellezza delle procedure, diritto dei cittadini a spendere come preferiscono i propri guadagni e sostegno ai meno fortunati.

Per rimanere nell’ambito delle cose italiane, neppure può dirsi che persino in questi tempi di bipolarismo la questione possa essere ricondotta  nell’alveo dei princìpi “di destra” o “di sinistra”, stante che autorevoli esponenti della passata maggioranza si sono più volte espressi a favore del permanere di aliquote di tassazione elevate, condizionando con successo il tentativo dell’ex premier Berlusconi di dare corso alla consistente riduzione delle imposte promessa in campagna elettorale, e altrettanto autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza hanno più volte manifestato la propria perplessità nei confronti di un sistema fiscale che se negli anni scorsi è arrivato a prevedere un prelievo fino al 72% sul reddito, oggi, comunque lo si voglia vedere, resta tra i più alti del mondo occidentale.

Non si tratta, quindi, di una lotta tra buoni e cattivi, ma della differente visione, anche ideologica, del peso che il carico fiscale ha nei confronti di una società in un dato momento storico; a ben vedere, la stessa Guerra di Indipendenza che ha originato la grande democrazia nordamericana è nata da una questione di tasse.

Chi propende per uno Stato più “leggero” parte dalla constatazione che aliquote più basse beneficiano i più ricchi, ma anche i più poveri, e che a un minor carico fiscale corrisponde una maggior propensione del cittadino ai consumi, soprattutto in beni durevoli, e delle imprese agli investimenti e alla innovazione, col conseguente instaurarsi di un circolo virtuoso che alla fine coinvolge beneficamente l’intera società. Parte altresì dalla considerazione che da una rivisitazione dei compiti e dei ruoli della Pubblica Amministrazione più orientata verso il principio di sussidiarietà vengono a liberarsi nuove energie che contribuiscono alla sviluppo della società senza gravare sui conti pubblici.

Di più. Dove negli ultimi anni si è sperimentata l’introduzione dell’aliquota unica sui redditi (la c.d. “flat tax”), si è assistito a un vero e proprio boom degli introiti tributari. In Russia, dove l’imposta sui redditi viene corrisposta con l’aliquota unica del 13%, il gettito è passato dai 965 miliardi di rubli del 2000 (quando l’aliquota era più che doppia) ai 2600 del 2005; è di questi giorni l’adozione nella Repubblica Ceca della flat tax del 15%.

Il perseguimento di politiche di giustizia sociale e di redistribuzione dei redditi caratterizza, invece, i sostenitori della necessità di un più attento utilizzo della leva fiscale. Nell’ottica di un capitalismo “ben temperato”, l’attento uso della leva fiscale assicura una corretta erogazione dei servizi pubblici per tutti, anche per i meno agiati, e consente allo Stato di intervenire per assicurare equità e sviluppo.

Non vanno neanche sottovalutati altri aspetti, quale una più efficace lotta all’evasione fiscale, per il tramite di un’Amministrazione finanziaria certamente costosa ma tendenzialmente nelle condizioni di meglio contrastare il fenomeno, nonché, soprattutto in Italia, quello relativo al pagamento dell’enorme debito pubblico accumulato nel corso degli anni e che, in questa ottica, si potrebbe meglio affrontare con una diversa imposizione fiscale.

Ma, alla vigilia della Finanziaria 2008 , in corso di elaborazione, il carico fiscale del nostro Paese è ancora una pagina tutta da leggere. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)

 


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