INTERVENTI
Mimmo Azzia (Sicilia Mondo): “L’imposizione
fiscale
stando dentro la società ed i problemi
del Paese”
CATANIA - Abbiamo scelto il tema della imposizione fiscale,
attualissimo in questi giorni , per venire incontro alla domanda dei nostri
lettori che da fuori i chiedono di conoscere meglio l’argomento e la sua applicazione
in Italia.
Riportiamo, pertanto, alcune riflessioni per dialogare
con loro senza inseguire la tv, il Palazzo o i poteri ma stando dentro la società
ed i bisogno del Paese.
Pochi argomenti hanno coinvolto e di fatto coinvolgono
le società occidentali, quasi una storia
senza fine, come quello relativo all’entità
del carico fiscale, al quale sono connessi argomenti ancor più generali, come
quelli del dovere civico, della giustizia sociale, dei compiti dello Stato e
della stessa libertà individuale.
Tutti gli Stati moderni, da almeno duecento anni a questa
parte, si sono dovuti misurare e continuano a misurarsi, con soluzioni tra di
loro assai diverse anche in relazione ai cicli economici, con la necessità di
contemperare lotta ai periodi di crisi e sviluppo economico, costi degli apparati
pubblici e snellezza delle procedure, diritto dei cittadini a spendere come
preferiscono i propri guadagni e sostegno ai meno fortunati.
Per rimanere nell’ambito delle cose italiane, neppure
può dirsi che persino in questi tempi di bipolarismo la questione possa essere
ricondotta nell’alveo dei princìpi “di
destra” o “di sinistra”, stante che autorevoli esponenti della passata maggioranza
si sono più volte espressi a favore del permanere di aliquote di tassazione
elevate, condizionando con successo il tentativo dell’ex premier Berlusconi
di dare corso alla consistente riduzione delle imposte promessa in campagna
elettorale, e altrettanto autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza hanno
più volte manifestato la propria perplessità nei confronti di un sistema fiscale
che se negli anni scorsi è arrivato a prevedere un prelievo fino al 72% sul
reddito, oggi, comunque lo si voglia vedere, resta tra i più alti del mondo
occidentale.
Non si tratta, quindi, di una lotta tra buoni e cattivi,
ma della differente visione, anche ideologica, del peso che il carico fiscale
ha nei confronti di una società in un dato momento storico; a ben vedere, la
stessa Guerra di Indipendenza che ha originato la grande democrazia nordamericana
è nata da una questione di tasse.
Chi propende per uno Stato più “leggero” parte dalla
constatazione che aliquote più basse beneficiano i più ricchi, ma anche i più
poveri, e che a un minor carico fiscale corrisponde una maggior propensione
del cittadino ai consumi, soprattutto in beni durevoli, e delle imprese agli
investimenti e alla innovazione, col conseguente instaurarsi di un circolo virtuoso
che alla fine coinvolge beneficamente l’intera società. Parte altresì dalla
considerazione che da una rivisitazione dei compiti e dei ruoli della Pubblica
Amministrazione più orientata verso il principio di sussidiarietà vengono a
liberarsi nuove energie che contribuiscono alla sviluppo della società senza
gravare sui conti pubblici.
Di più. Dove negli ultimi anni si è sperimentata l’introduzione
dell’aliquota unica sui redditi (la c.d. “flat tax”), si è assistito a un vero
e proprio boom degli introiti tributari. In Russia, dove l’imposta sui redditi
viene corrisposta con l’aliquota unica del 13%, il gettito è passato dai 965
miliardi di rubli del 2000 (quando l’aliquota era più che doppia) ai 2600 del
2005; è di questi giorni l’adozione nella Repubblica Ceca della flat tax del
15%.
Il perseguimento di politiche di giustizia sociale e
di redistribuzione dei redditi caratterizza, invece, i sostenitori della necessità
di un più attento utilizzo della leva fiscale. Nell’ottica di un capitalismo
“ben temperato”, l’attento uso della leva fiscale assicura una corretta erogazione
dei servizi pubblici per tutti, anche per i meno agiati, e consente allo Stato
di intervenire per assicurare equità e sviluppo.
Non vanno neanche sottovalutati altri aspetti, quale
una più efficace lotta all’evasione fiscale, per il tramite di un’Amministrazione
finanziaria certamente costosa ma tendenzialmente nelle condizioni di meglio
contrastare il fenomeno, nonché, soprattutto in Italia, quello relativo al pagamento
dell’enorme debito pubblico accumulato nel corso degli anni e che, in questa
ottica, si potrebbe meglio affrontare con una diversa imposizione fiscale.
Ma, alla vigilia della Finanziaria 2008 , in corso di
elaborazione, il carico fiscale del nostro Paese è ancora una pagina tutta da
leggere. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/