INFORM - N. 166 - 10 settembre 2007


NOVITA’ EDITORIALI

Di Jovan Diviak e Florence La Bruyère

“Sarajevo, mon amour”

 

ROMA –  Nelle librerie italiane il libro “Sarajevo, mon amour”, di Jovan Diviak e della  giornalista Florence La Bruyère (ed Infinito ). “Sarajevo, mon amour” – traduzione in italiano di Gianluca Paciucci, prefazione del giornalista Paolo Rumiz  -  ripercorre mezzo secolo di storia della ex Jugoslavia vista dagli occhi di uno dei pochi “eroi multinazionali” di una Bosnia oggi spaccata in due. Classe 1937, Diviak era colonnello quando, nel 1992, decise di lasciare l’esercito jugoslavo e di aderire a quello bosniaco per difendere la “sua” Bosnia Herzergovina dall’aggressione esterna.

Nominato generale e numero due dello Stato maggiore bosniaco durante la guerra del 1992-1995, ha fondato nel 1994 l’associazione “L’educazione costruisce la Bosnia Herzegovina”, che aiuta gli orfani di guerra e di cui è presidente.

Il libro, spiega nel prologo la giornalista La Bruyère, è nato da interviste fatte a Parigi e a Sarajevo, e dalla lettura del diario che Jovan Divjak ha tenuto saltuariamente durante la guerra.

Nel volume (che ha una ricca appendice cronologica e documentaristica), l’aggressione contro la Bosnia Herzegovina, le fosche figure di Milosevic, Karadzic e Mladic, ma anche le contraddizioni e i voltafaccia della componente musulmana durante la guerra e i nazionalismi sorti dalla devastazione bellica.

In questo libro il serbo che difese Sarajevo e che ha “adottato” un nipote musulmano racconta le bombe, le tribolazioni dei civili, i doppi giochi della comunità internazionale, la miseria e il desiderio di una pace che in Bosnia non è ancora davvero arrivata.

“Vivo da 40 anni – scrive  Jovan Diviak – nello stesso quartiere, a Sarajevo, a due passi da un’antica chiesa ortodossa e da una moschea del XVI secolo. E salendo appena, da casa mia, raggiungo il seminario cattolico della Bosnia. Prima della guerra quest’armonia, nata dalla differenza, si ritrovava nella vita d’ogni giorno… La religione e la nazionalità appartenevano alla sfera privata. Sarajevo m’ha aperto gli occhi. Ero stupito nel vedere una città così ricca di grandi qualità umane, soprattutto la tolleranza e la generosità”.

“Che vuoi che ti dica, compagno Divjak – scrive Paolo Rumiz nell’introduzione - L’unica cosa che ci resta è l’amore per questa straordinaria terra e per questa città unica al mondo che tu hai difeso con onore e che continui a onorare occupandoti degli orfani di guerra. Posso dirti che ti ringrazio per quello che hai fatto e che fai, ignorando i briganti oggi al potere. Dirti che amo ancora quel luogo come se l’avessi lasciato ieri. Ci torno, e il tempo è come se non fosse passato. Per me è tutto come allora, quando vidi Sarajevo la prima volta sotto la Luna, sotto le ultime nevi dell’Igman”.

“Sarajevo, mon amour” (che ha il patrocinio di Camera di Commercio di Trieste, Fondazione Jacques Maritain, Associazione Progettarte, Provincia di Gorizia) sarà presentato im molte città italiane a partire dalla fine di settembre (27 settembre, Trieste; 28 settembre, Teglio Veneto; 29 settembre, Milano; 1 ottobre, Torino; 2 ottobre, Modena;  3 ottobre, Piacenza; 4 ottobre, Genova; 5 ottobre, La Spezia; 6 ottobre, Roma; 7 ottobre, Orvieto; 8 ottobre, Bologna; 9 ottobre, Padova; 10 ottobre, Gorizia). (Inform)

 


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