INFORM - N. 166 - 10 settembre 2007


IMMIGRAZIONE

Decisa dal tribunale di Agrigento la scarcerazione

 di cinque dei sette pescatori tunisini

Erano accusati di avere favorito l’immigrazione illegale . Disposti per altri due gli arresti domciliari. Il Cir: “La mobilitazione internazionale, nazionale e locale degli ultimi giorni, vede concretizzarsi un primo risultato incoraggiante”

 

AGRIGENTO – Disposta dal tribunale di Agrigento la scarcerazione per cinque, e gli arresti domiciliari per due dei sette pescatori tunisini accusati di aver favorito l'immigrazione illegale dopo aver soccorso l’8 agosto al largo di Lampedusa 44 naufraghi provenienti da diversi paesi africani.  (v. Inform n.162 del 4 settembre http://www.mclink.it/com/inform/art/07n16228.htm ).

La prossima udienza del processo si terrà il 20 settembre ad Agrigento.

Soddisfazione del Cir Consiglio Italiano per i Rifugiati. “Finalmente. Siamo molto contenti – ha commentato il direttore Christopher Hein - di questa decisione del tribunale che ritiene non ci siano a carico degli imputati gravi indizi di colpevolezza di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La mobilitazione internazionale, nazionale e locale degli ultimi giorni, vede così concretizzarsi un primo risultato incoraggiante. Rimane però ancora intatta la richiesta per la messa in libertà dei 2 comandanti, per il dissequestro dei pescherecci e per una rapida e positiva conclusione del processo cui dovrà seguire, immediatamente, il risarcimento dei danni subiti”

Il Cir continua comunque a chiedere al governo “delucidazioni sul motivo per il quale lo scorso 8 agosto ai due pescherecci, che ricordiamo avevano tratto in salvo 44 naufraghi, non sia stata subito data l'autorizzazione ad entrare nelle acque territoriali italiane e a sbarcare a Lampedusa. Ricordiamo infatti che la Convenzione SOLAS (Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974) obbliga il comandante di una nave a prestare con la maggiore rapidità possibile assistenza alle persone in pericolo in mare, mentre la SAR (Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso in mare del 1979) impegna gli Stati a garantire che ad ogni persona in pericolo in mare, a prescindere dalla sua nazionalità o status, sia prestata assistenza, siano fornite le prime cure mediche e sia garantito il trasferimento in luogo sicuro”.

“Sollecitiamo, pertanto, il Governo – conclude il Cir - a dichiarare inequivocabilmente e pubblicamente che il soccorso e il salvataggio in mare di persone in pericolo abbiano la precedenza su qualunque altra considerazione”. (Inform)

 

 


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