“Big Luciano” nel ricordo di un italoamericano
La sua missione fu quella di diffondere
la musica tra la gente
HOUSTON, Texas - Luciano Pavarotti aveva cantato l’ultima
volta in pubblico in occasione della cerimonia inaugurale dei giochi Olimpici
invernali di Torino, nel febbraio 2006.
Il grande tenore italiano era nato a Modena il
Nel corso della sua carriera Luciano Pavarotti brillò
per le sue interpretazioni dei grandi compositori italiani come Verdi, Bellini,
Puccini, Rossini, e Donizetti. Respinse l’idea che la musica colta dovesse essere
confinata all’arena angusta dei templi consacrati alla lirica ed il suo vero,
grande merito fu, in effetti, quello di diffondere ovunque la musica tra le
gente. Per fare ciò, partecipo a turne’ molto seguite dai media con concerti
che erano proposti negli stadi ed in altre strutture non strettamente legate
al canto venendo a far parte di quel triunvirato lirico eccezionale che includeva
oltre a lui i suoi due colleghi e grandi amici personali Placido Domingo e José
Carreras. Pavarotti partecipò senza superbia e senza idee preconcette
a concerti con grandi artisti della musica pop come gli U2, Sting ed Elton John
e, come conseguenza di questa sua scelta di missionario e di grande divulgatore
della lirica fra le masse, si può affermare senza paura d’essere smentiti che
divenne forse il tenore italiano più universalmente conosciuto ed ammirato.
Nonostante fosse di casa negli Stati Uniti, dove era specialmente caro alla
comunità italo americana, “Big Luciano”, com’era chiamato con affetto, rimase
fedele al Belpaese ed in modo particolare a Modena, la sua città
natale che oggi e’ colpita dalla scomparsa di uno dei suoi figli più devoti
e più grandi.
George W. Bush, Presidente degli Stati Uniti ammirava
specialmente "la perfezione" della sua voce e "il carisma"
delle sue interpretazioni.
Placido Domingo, stella spagnola dell'opera ed uno dei
"Tre Tenori" giovedì ha tributato il suo onore personale alla bellissima
voce del cantante estinto affermando: "Ho ammirato sempre la gloria divina
della sua voce – il timbro speciale e riconoscibile tra mille, che spaziava
dalla totalità più bassa a quella più acuta dell’estensione vocale tipica dei
tenori". Il regista Franco Zeffirelli, giovedì mattina dopo aver appreso
l'annuncio della scomparsa del cantante ha dichiarato: “Il suo merito più grande
fu quello d’accostarsi alla musica nella sua totalità.”ed ha anche aggiunto,
“Ci sono stati dei tenori e c'e’ stato Pavarotti”. (Ro Pucci-Direttore Info
USA Magazine/