ITALIANI
ALL’ESTERO
La “proposta Cicala” per la riforma della
legge istitutiva Comites-CGIE
WASHINGTON - Gentilissimi lettori, Sono estremamente
orgoglioso, dopo due anni di non facili interventi, di poter costatare che da
tutte le parti del mondo si sia mostrato tanto interesse nei miei interventi, (per alcuni insensate proposte) che dalla stampa sono stati battezzati come
A tutti un sentito grazie per questo onore, ma il credito
va a tutti i colleghi, a tutti i lettori che con i loro commenti hanno forzato
il CGIE ad accettare che avrebbero dovuto allinearsi alle masse che chiedono
Al CGIE, ed a tutti gli organismi che lo hanno preceduto,
e a tutti coloro che per anni si sono adoperati per ottenere il riconoscimento
per gli Italiani all'estero di diritti (a loro fino adesso sottratti)
e sopratutto il diritto di voto, la nostra gratitudine ed il nostro ringraziamento.
Ed è appunto perché gli Italiani residenti all'estero
eleggono democraticamente i loro rappresentanti a livello locale (Comites) ed
a livello nazionale (parlamentari, sei senatori e dodici deputati) che per il
CGIE, designato dagli eletti ai Comites, fino a questa svolta aveva con il compito
di rappresentarli presso il Parlamento, è cessata la ragione di essere, come
pure (se mai logicamente, giuridicamente e costituzionalmente ne avesse avuto
diritto) è cessata la ragione di essere per qualsiasi altro elemento ivi aggiunto per nomina.
Non posso non reiterare che in organismi democraticamente
eletti il numero dei componenti è fondamentale; l'inserimento di "nominati"
sposta l'asse politico e legale dell'organismo stesso alterando e violando il
potere decisionale affidato dagli elettori ai loro rappresentanti, ed è per
questo che in Parlamento, seduti accanto ai parlamentari eletti non siedono
"nominati" in rappresentanza di altri organismi. Associazioni, patronati,
sindacati ecc. sono rappresentati dagli eletti al Parlamento nelle liste a cui
fanno riferimento.
Questa è democrazia.
In essenza cos'è che il cosiddetto "Programma Cicala"?
Lottando per
1. Elezione e rappresentanza a primo livello locale dei
cittadini italiani con i Comites.
2. Elezione e rappresentanza a primo livello nazionale
con l'elezione diretta dei parlamentari.
3. Che i Comites siano l'organismo di raccordo con i
Parlamentari
4. Che la lettera "C" del Comites da Comitato
sia trasformata in Consiglio degli Italiani all'Estero dal quale emerga un Comitato
esecutivo che, in stretta collaborazione con i parlamentari, diventi il braccio
operativo dell'auspicabile Gruppo parlamentare degli eletti nelle Circoscrizioni
estere.
5. Che la composizione dei Comites non sia subordinata
alle aree dove esistono Consolati Generali, ma che una nuova mappatura ridimensioni
le aree (geograficamente come si suol dire a macchia d'olio) e che, numericamente
per ogni dieci-dodicimila iscritti all'AIRE sia istituito un Comites.
6. Che il numero della composizione dei Comites sia uguale
per tutte le circoscrizioni
7. Ogni area designata sia ulteriormente suddivisa in
quattro collegi elettorali per garantire una rappresentanza sia demografica
che geografica.
8. Che i Comites abbiano un sede adeguata che possa rappresentare
e servire il loro elettorato, possibilmente ospitando al loro interno patronati,
istituti di cultura, istituti commerciali, e che (almeno in giorni prestabiliti),
in ogni ufficio sia distaccato un rappresentante dell'agenzia consolare,
con poteri notarili. In questa maniera i Comites possono espletare molti servizi
che incombono sul personale degli uffici consolari, alleggerire il loro onere,
e allo stesso tempo ridurre le distanze che i connazionali debbono affrontare
per raggiungere uffici a distanze inimmaginabili.
9. Stabilire contatti diretti fra Comites e Governi delle
Regioni.
10. Stanziare fondi adeguati per lavorare decorosamente.
Questo in sintesi il Programma. Solo un punto di partenza,
una proposta da discutere ed elaborare, ma sopratutto coinvolgendo le parti
interessate, i residenti all'estero che vivono le loro problematiche quotidianamente,
ed è per questo, in un passato intervento ho suggerito una “Costituentina”,
perché con tutta la buona volontà e con tutte le buone intenzioni, non si può
pretendere che mandando un gruppo all'estero per una settimana o due, questo
gruppo possa, come per magia, immedesimarsi con chi, nella patria di adozione,
ha fatte le radici.
Spero che questi punti da me sopraelencati vengano considerati
nella proposta di Legge per
Grazie per la vostra cortese attenzione, presente, passata
e mi auguro futura. (Carmelo Cicala*/
*
Presidente del Comites di Washington D.C.