INFORM - N. 163- 5 settembre 2007


ITALIANI ALL’ESTERO

Consuntivo, opinioni e progetti : intervista di Ro Pucci all’on. Salvatore Ferrigno

 

HOUSTON, Texas – Ho intervistato telefonicamente l’Onorevole Salvatore Ferrigno di Forza Italia  per chiedergli di fare il punto della situazione e per rendermi conto di quale siano le prospettive per una piccola ed allo stesso tempo grande Italia che vive e lavora lontano dal Belpaese. Dopo le presentazioni di rito ho cominciato chiedendogli:

On. Ferrigno quale crede che sia stato il fattore vincente alla base della sua affermazione elettorale?

Il contatto con la gente. Non ho dubbi. D’altro canto, sono siciliano e questo significa possedere quelle caratteristiche caratteriali di apertura ed estroversione che agevolano le relazioni interpersonali. Poi il linguaggio. Il parlare alla gente in modo semplice e diretto fa in modo da superare gli ostacoli che, con il politichese, diventano insormontabili per la comunicazione. La nostra gente ha bisogno di sentirsi dire chiaramente come stanno le cose e soprattutto, non vuole essere presa in giro.

Com’è il suo rapporto con gli Italiani all’estero, cosa crede che s’aspettino veramente da un loro rappresentante al parlamento italiano?

Rappresentare una comunità italiana, significa divenire, in qualche modo, megafono delle sue necessità e dei suoi bisogni presso il governo italiano. Ma è necessario, ormai, uscire dalle retoriche rendendoci conto che gli italiani all’estero, dal dopoguerra ad oggi, hanno diversa configurazione sociale. Non pensiamo più, tranne qualche eccezione, all’emigrato per fame. Ci sono italiani in America, dei quali andare fieri per ingegno, preparazione e valori, mi viene di pensare ai ricercatori, alle straordinarie intelligenze patrimonio italico. D’altronde, l’America è una terra generosa che offre e riconosce i soggetti validi mettendo loro a disposizione mezzi ed attrezzature.  Oggi i problemi, per un centinaio di famiglie italiane in America, sono le doppie imposizioni fiscali, per esempio.

Essi si aspettano da un eletto all’estero che si parli di loro, perché si sentono parte integrante della loro madre patria.

Quali sono le sue iniziative a loro favore delle quali si sente più soddisfatto e qual è stato il feedback che ha ricevuto ?

Guardi, il mio impegno è decisamente teso ad ottenere tutto ciò che rappresenti un atto ci civiltà, cittadinanza, doppie imposizioni fiscali, scuole ed istituti italiani ecc…E’ necessario, però, chiarire che non è facile, come può sembrare per un parlamentare, ottenere risposte concrete in breve tempo alle sue istanze. E’ un errore pensare che un deputato o un senatore possa fare qualsiasi cosa. I lavori camerali sono complicati, lunghi, lastricati di ostacoli, di imprevisti, di disaccordi incrociati, a volte, all’interno degli stessi schieramenti. Spesso, mi trovo a spiegare ai miei elettori cosa succede, in realtà, alla Camera ed in quali condizioni siamo costretti a lavorare. Il luogo comune che non facciamo niente è da sfatare perché non è che ognuno di noi, da solo, può fare quello che vuole ed ottenere risposte concrete alle proprie richieste. Non è così.

C’è un disinteresse degli emigrati nei confronti delle vicende politiche dell’Italia e come pensa che si possa intervenire per stimolare in loro un maggiore coinvolgimento ed una loro  partecipazione più attiva alla vita politica italiana?

Facendoli partecipi dei tecnicismi di lavoro d’aula. Essi non hanno una idea precisa di cosa succede tra gli scranni. Se si pensa che la maggior parte degli italiani in Italia non capisce cosa i politici stanno facendo, si capisce quanto possa essere difficile comprendere stando così lontano. Diciamo che noi eletti all’estero abbiamo anche questo compito. Ma mi creda, non è facile.

Esiste un rischio vero e proprio che la partecipazione al voto degli Italiani all’estero possa essere messa a rischio?

Il rischio reale che io non ho mancato di denunciare poco tempo fa, è che dimezzino il numero degli eletti all’estero con una nuova legge elettorale. Non credo che si torni indietro abolendo il voto per gli italiani all’estero. Questo proprio no. Ma c’è chi si è espresso in più di una circostanza sulla inutilità dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero e questo è pericoloso perché ingenera nella testa della gente, deduzioni qualunquiste che poi sono frutto dell’antipolitica diffusa che sta prendendo il sopravvento nel paese.

Come vede la collaborazione tra i rappresentanti eletti all’estero ed il Vice ministro Danieli, è possibile che l’azione a favore degli emigrati sia meno efficace per la mancanza di coordinamento tra le varie cariche istituzionali?

A proposito di questo, farebbe bene a rileggersi una intervista rilasciata ad un suo collega, Salvatore Viglia presente a Montecitorio per gli italiani all’estero, dove denunciavo l’assoluto abbandono del vice ministro Danieli nei riguardi degli eletti all’estero. Naturalmente parlavo per me. Lamentavo che, in un anno di legislatura, non avevo avuto ricevuto da Danieli nessuna telefonata, nessun invito a nessun tavolo di lavoro. La mia denuncia fu forte e decisa. A quella seguì, poco tempo dopo, un’altra intervista che diceva le stesse cose. L’on. Gino Bucchino dichiarò, allo stesso giornalista, che il vice ministro ignorava addirittura i parlamentari eletti all’estero e che lavorava senza coinvolgerli. Senza coinvolgere, cioè, neanche quelli appartenenti al suo stesso schieramento. Si immagini! Questa volta era un deputato della maggioranza, del centrosinistra, a lamentarsi dell’operato di Danieli. Perciò, alla mia protesta, l’on. Bucchino fornì la prova del nove ed un avallo credibile perché proveniente dalla maggioranza. Se tanto dà tanto…

In quale modo si cercherà di promuovere di più il grande patrimonio culturale italiano all’estero al fine di potere avere anche un ritorno favorevole per l’economia italiana in genere?

Cooperazione, interscambio e richiamo di investimenti stranieri in Italia. Il problema maggiore è mettere in condizione il nostro mercato, la nostra genialità, i nostri prodotti, di proporsi sulle piazze americane con più agevolazioni soprattutto per fare da richiamo agli investitori ed imprenditori americani invogliandoli ad investire in Italia. Operare sulla sicurezza, garantire che gli investimenti stranieri non vengano fagocitati dai pizzi delle mafie.

Qual è il suo sogno nel cassetto di parlamentare italiano all’estero, ha dei progetti importanti dei quali crede sia importante informare i lettori di Info USA magazine?

Il mio sogno nel cassetto che sta per diventare realtà, è cacciare Prodi ed il suo governo. Poi, si faccia risentire quando sarà il centrodestra a governare così le risponderò con cognizione di causa alla seconda parte della sua domanda. (Ro Pucci-Direttore Info USA Magazine/Inform)

 

 


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