ITALIANI
ALL’ESTERO
Consuntivo, opinioni e progetti : intervista di Ro Pucci
all’on. Salvatore Ferrigno
HOUSTON, Texas – Ho intervistato telefonicamente l’Onorevole
Salvatore Ferrigno di Forza Italia per chiedergli di fare il punto della
situazione e per rendermi conto di quale siano le prospettive per una piccola
ed allo stesso tempo grande Italia che vive e lavora lontano dal Belpaese. Dopo
le presentazioni di rito ho cominciato chiedendogli:
On. Ferrigno quale crede che sia stato il fattore vincente
alla base della sua affermazione elettorale?
Il contatto con la gente. Non ho dubbi. D’altro canto,
sono siciliano e questo significa possedere quelle caratteristiche caratteriali
di apertura ed estroversione che agevolano le relazioni interpersonali. Poi
il linguaggio. Il parlare alla gente in modo semplice e diretto fa in modo da
superare gli ostacoli che, con il politichese, diventano insormontabili per
la comunicazione. La nostra gente ha bisogno di sentirsi dire chiaramente come
stanno le cose e soprattutto, non vuole essere presa in giro.
Com’è il suo rapporto con gli Italiani all’estero, cosa
crede che s’aspettino veramente da un loro rappresentante al parlamento italiano?
Rappresentare una comunità italiana, significa divenire,
in qualche modo, megafono delle sue necessità e dei suoi bisogni presso il governo
italiano. Ma è necessario, ormai, uscire dalle retoriche rendendoci conto che
gli italiani all’estero, dal dopoguerra ad oggi, hanno diversa configurazione
sociale. Non pensiamo più, tranne qualche eccezione, all’emigrato per fame.
Ci sono italiani in America, dei quali andare fieri per ingegno, preparazione
e valori, mi viene di pensare ai ricercatori, alle straordinarie intelligenze
patrimonio italico. D’altronde, l’America è una terra generosa che offre e riconosce
i soggetti validi mettendo loro a disposizione mezzi ed attrezzature.
Oggi i problemi, per un centinaio di famiglie italiane in America, sono le doppie
imposizioni fiscali, per esempio.
Essi si aspettano da un eletto all’estero che si parli
di loro, perché si sentono parte integrante della loro madre patria.
Quali sono le sue iniziative a loro favore delle quali
si sente più soddisfatto e qual è stato il feedback che ha ricevuto ?
Guardi, il mio impegno è decisamente teso ad ottenere
tutto ciò che rappresenti un atto ci civiltà, cittadinanza, doppie imposizioni
fiscali, scuole ed istituti italiani ecc…E’ necessario, però, chiarire che non
è facile, come può sembrare per un parlamentare, ottenere risposte concrete
in breve tempo alle sue istanze. E’ un errore pensare che un deputato o un senatore
possa fare qualsiasi cosa. I lavori camerali sono complicati, lunghi, lastricati
di ostacoli, di imprevisti, di disaccordi incrociati, a volte, all’interno degli
stessi schieramenti. Spesso, mi trovo a spiegare ai miei elettori cosa succede,
in realtà, alla Camera ed in quali condizioni siamo costretti a lavorare. Il
luogo comune che non facciamo niente è da sfatare perché non è che ognuno di
noi, da solo, può fare quello che vuole ed ottenere risposte concrete alle proprie
richieste. Non è così.
C’è un disinteresse degli emigrati nei confronti delle
vicende politiche dell’Italia e come pensa che si possa intervenire per stimolare
in loro un maggiore coinvolgimento ed una loro partecipazione più attiva
alla vita politica italiana?
Facendoli partecipi dei tecnicismi di lavoro d’aula.
Essi non hanno una idea precisa di cosa succede tra gli scranni. Se si pensa
che la maggior parte degli italiani in Italia non capisce cosa i politici stanno
facendo, si capisce quanto possa essere difficile comprendere stando così lontano.
Diciamo che noi eletti all’estero abbiamo anche questo compito. Ma mi creda,
non è facile.
Esiste un rischio vero e proprio che la partecipazione
al voto degli Italiani all’estero possa essere messa a rischio?
Il rischio reale che io non ho mancato di denunciare
poco tempo fa, è che dimezzino il numero degli eletti all’estero con una nuova
legge elettorale. Non credo che si torni indietro abolendo il voto per gli italiani
all’estero. Questo proprio no. Ma c’è chi si è espresso in più di una circostanza
sulla inutilità dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero e questo
è pericoloso perché ingenera nella testa della gente, deduzioni qualunquiste
che poi sono frutto dell’antipolitica diffusa che sta prendendo il sopravvento
nel paese.
Come vede la collaborazione tra i rappresentanti eletti
all’estero ed il Vice ministro Danieli, è possibile che l’azione a favore degli
emigrati sia meno efficace per la mancanza di coordinamento tra le varie cariche
istituzionali?
A proposito di questo, farebbe bene a rileggersi una
intervista rilasciata ad un suo collega, Salvatore Viglia presente a Montecitorio
per gli italiani all’estero, dove denunciavo l’assoluto abbandono del vice ministro
Danieli nei riguardi degli eletti all’estero. Naturalmente parlavo per me. Lamentavo
che, in un anno di legislatura, non avevo avuto ricevuto da Danieli nessuna
telefonata, nessun invito a nessun tavolo di lavoro. La mia denuncia fu forte
e decisa. A quella seguì, poco tempo dopo, un’altra intervista che diceva le
stesse cose. L’on. Gino Bucchino dichiarò, allo stesso giornalista, che il vice
ministro ignorava addirittura i parlamentari eletti all’estero e che lavorava
senza coinvolgerli. Senza coinvolgere, cioè, neanche quelli appartenenti al
suo stesso schieramento. Si immagini! Questa volta era un deputato della maggioranza,
del centrosinistra, a lamentarsi dell’operato di Danieli. Perciò, alla mia protesta,
l’on. Bucchino fornì la prova del nove ed un avallo credibile perché proveniente
dalla maggioranza. Se tanto dà tanto…
In quale modo si cercherà di promuovere di più il grande
patrimonio culturale italiano all’estero al fine di potere avere anche un ritorno
favorevole per l’economia italiana in genere?
Cooperazione, interscambio e richiamo di investimenti
stranieri in Italia. Il problema maggiore è mettere in condizione il nostro
mercato, la nostra genialità, i nostri prodotti, di proporsi sulle piazze americane
con più agevolazioni soprattutto per fare da richiamo agli investitori ed imprenditori
americani invogliandoli ad investire in Italia. Operare sulla sicurezza, garantire
che gli investimenti stranieri non vengano fagocitati dai pizzi delle mafie.
Qual è il suo sogno nel cassetto di parlamentare italiano
all’estero, ha dei progetti importanti dei quali crede sia importante informare
i lettori di Info USA magazine?
Il mio sogno nel cassetto che sta per diventare realtà,
è cacciare Prodi ed il suo governo. Poi, si faccia risentire quando sarà il
centrodestra a governare così le risponderò con cognizione di causa alla seconda
parte della sua domanda. (Ro Pucci-Direttore Info USA Magazine/