SCUOLA
E CULTURA
Intervista
con Gianni Farina autore della proposta di riforma delle istituzioni scolastiche
italiane all’estero
Scuola e cultura italiana all’estero: l’on.
Farina rilancia l’Agenzia
ZURIGO - Gianni Farina, deputato dell’Ulivo eletto in
Europa, alla fine del mese di luglio ha presentato nel Parlamento italiano una
proposta di riforma delle istituzioni scolastiche italiane all'estero, attualmente
disciplinate dalla legge 3 marzo 1971, n. 153, recante «Iniziative scolastiche,
di assistenza scolastica e di formazione e perfezionamento professionali da
attuare all'estero a favore dei lavoratori italiani e loro congiunti». L’obiettivo
dell’on. Farina è di sollecitare il governo ad inserire il tema della scuola
italiana all’estero, a cominciare dai corsi di lingua e cultura italiana, all'interno
dell'organico processo riformatore della politica estera dell’Italia. Oggi l’Italia
non essendo più un Paese che esporta manodopera poco scolarizzata, deve comunque
tendere a diffondere la propria lingua e la propria cultura a un’utenza più
vasta, costituita da tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla cultura e alla
storia dell’Italia. Rivelano questa tendenza la quantità e l’estensione delle
istituzioni scolastiche italiane all’estero. Oggi abbiamo oltre 250 istituzioni
scolastiche italiane disseminate in tutto il mondo frequentate da circa 50 mila
allievi. E contribuiscono in modo decisivo nella diffusione della lingua e della
cultura italiana all’estero i Corsi di lingua e cultura italiana, seguiti da
mezzo milione di allievi. Si stima che nel Mondo la lingua italiana pur essendo
al diciannovesimo posto per numero di parlanti si colloca al quarto-quinto posto
nella classifica delle lingue più studiate.
On. Farina, attualmente le istituzioni scolastiche all’estero
sono regolamentate da una legge di trentacinque anni fa. È arrivato il momento
di aggiornarla?
In tutti questi anni la società è profondamente cambiata,
così come è cambiata la comunità italiana residente all’estero. Oggi le giovani
generazioni, figli della nostra emigrazione del dopoguerra, non pensano più
di rientrare in massa in Italia come i loro genitori. Ovunque si stanno integrando.
La mia proposta di legge si prefigge di avviare un processo di trasformazione
delle nostre istituzioni scolastiche nella direzione del bilinguismo e della
biculturalità. Ciò comporta un notevole sforzo in termini di progettualità,
di impegno didattico e di collaborazione con le autorità scolastiche locali.
Come pensa di modificare la struttura dei corsi di lingua
e di cultura italiana?
I corsi continuano ad esercitare un ruolo di primaria
importanza nel processo di globalizzazione. I nostri corsi possono costituire
un efficace strumento di diffusione della lingua e della cultura italiana e
migliorare la qualità dell'intervento educativo, rendendolo sempre più conforme
alle nuove modalità d'insegnamento, mirati da un lato a rispondere alle esigenze
della comunità italiana attuale e dall'altro a sviluppare nuove forme di diffusione
della lingua e della cultura italiana nel Paese ospitante, favorendo con modalità
di attuazione diversificate l'integrazione dei corsi nel sistema scolastico
locale.
In che modo potranno entrare a fare parte della scuola
locale?
Ritengo necessaria la stipula di accordi al fine di potenziare
i rapporti di collaborazione con le autorità politiche e scolastiche locali,
con l'obiettivo di garantire l'insegnamento della lingua e della cultura italiana
già dalla scuola dell'infanzia fino al completamento dell'obbligo scolastico
locale. Tra gli interventi previsti dalla mia proposta di legge segnalo: l’insegnamento
della lingua e della cultura italiana nei curricula delle istituzioni scolastiche
locali; l’insegnamento della lingua e della cultura italiana anche ad autoctoni
e a stranieri frequentanti le istituzioni scolastiche locali; interventi di
sostegno al fine di promuovere il plurilinguismo.
Sono necessari questi interventi scolastici all’estero
da parte dello Stato italiano?
Lo sono e continueranno ad esserlo se saranno riqualificati
inserendoli nell’ambito della promozione di nuove strategie politico-culturali
in stretta connessione con la realtà circostante, garantendo il mantenimento
delle radici linguistico-culturali con l'Italia, valorizzandone la lingua e
la cultura in una prospettiva interculturale, favorendo per la nostra utenza
l'acquisizione di un bilinguismo e di un biculturalismo aggiuntivi, nonché di
una matura ed equilibrata identità culturale, fattori indispensabili per un'integrazione
completa, attiva e responsabile, culturalmente, socialmente ed economicamente
più idonea di una semplice assimilazione alla realtà del Paese in cui risiedono.
Ora sono tre i Ministeri che si occupano delle scuole
italiane nel mondo. Lei a chi intende affidare la direzione?
Proprio per evitare confusione e sovrapposizione, appare
fondamentale che le competenze sulle istituzioni scolastiche e culturali all'estero
siano assegnate a un organismo permanente istituito presso il Ministero degli
affari esteri, l'Agenzia per la promozione della lingua e della cultura italiana
all'estero, composta da rappresentanti dei Ministeri della pubblica istruzione,
dell’università e della ricerca, degli affari esteri, per i beni e le attività
culturali e del lavoro e della previdenza sociale. (Attilio Tassoni/
(Per
il testo integrale della proposta di legge: www.giannifarina.eu )