INFORM - N. 163- 5 settembre 2007


SCUOLA E CULTURA

Intervista con Gianni Farina autore della proposta di riforma delle istituzioni scolastiche italiane all’estero

Scuola e cultura italiana all’estero: l’on. Farina rilancia l’Agenzia

 

ZURIGO - Gianni Farina, deputato dell’Ulivo eletto in Europa, alla fine del mese di luglio ha presentato nel Parlamento italiano una proposta di riforma delle istituzioni scolastiche italiane all'estero, attualmente disciplinate dalla legge 3 marzo 1971, n. 153, recante «Iniziative scolastiche, di assistenza scolastica e di formazione e perfezionamento professionali da attuare all'estero a favore dei lavoratori italiani e loro congiunti». L’obiettivo dell’on. Farina è di sollecitare il governo ad inserire il tema della scuola italiana all’estero, a cominciare dai corsi di lingua e cultura italiana, all'interno dell'organico processo riformatore della politica estera dell’Italia. Oggi l’Italia non essendo più un Paese che esporta manodopera poco scolarizzata, deve comunque tendere a diffondere la propria lingua e la propria cultura a un’utenza più vasta, costituita da tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla cultura e alla storia dell’Italia. Rivelano questa tendenza la quantità e l’estensione delle istituzioni scolastiche italiane all’estero. Oggi abbiamo oltre 250 istituzioni scolastiche italiane disseminate in tutto il mondo frequentate da circa 50 mila allievi. E contribuiscono in modo decisivo nella diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero i Corsi di lingua e cultura italiana, seguiti da mezzo milione di allievi. Si stima che nel Mondo la lingua italiana pur essendo al diciannovesimo posto per numero di parlanti si colloca al quarto-quinto posto nella classifica delle lingue più studiate.

On. Farina, attualmente le istituzioni scolastiche all’estero sono regolamentate da una legge di trentacinque anni fa. È arrivato il momento di aggiornarla?

In tutti questi anni la società è profondamente cambiata, così come è cambiata la comunità italiana residente all’estero. Oggi le giovani generazioni, figli della nostra emigrazione del dopoguerra, non pensano più di rientrare in massa in Italia come i loro genitori. Ovunque si stanno integrando. La mia proposta di legge si prefigge di avviare un processo di trasformazione delle nostre istituzioni scolastiche nella direzione del bilinguismo e della biculturalità. Ciò comporta un notevole sforzo in termini di progettualità, di impegno didattico e di collaborazione con le autorità scolastiche locali.

Come pensa di modificare la struttura dei corsi di lingua e di cultura italiana?

I corsi continuano ad esercitare un ruolo di primaria importanza nel processo di globalizzazione. I nostri corsi possono costituire un efficace strumento di diffusione della lingua e della cultura italiana e migliorare la qualità dell'intervento educativo, rendendolo sempre più conforme alle nuove modalità d'insegnamento, mirati da un lato a rispondere alle esigenze della comunità italiana attuale e dall'altro a sviluppare nuove forme di diffusione della lingua e della cultura italiana nel Paese ospitante, favorendo con modalità di attuazione diversificate l'integrazione dei corsi nel sistema scolastico locale.

In che modo potranno entrare a fare parte della scuola locale?

Ritengo necessaria la stipula di accordi al fine di potenziare i rapporti di collaborazione con le autorità politiche e scolastiche locali, con l'obiettivo di garantire l'insegnamento della lingua e della cultura italiana già dalla scuola dell'infanzia fino al completamento dell'obbligo scolastico locale. Tra gli interventi previsti dalla mia proposta di legge segnalo: l’insegnamento della lingua e della cultura italiana nei curricula delle istituzioni scolastiche locali; l’insegnamento della lingua e della cultura italiana anche ad autoctoni e a stranieri frequentanti le istituzioni scolastiche locali; interventi di sostegno al fine di promuovere il plurilinguismo.

Sono necessari questi interventi scolastici all’estero da parte dello Stato italiano?

Lo sono e continueranno ad esserlo se saranno riqualificati inserendoli nell’ambito della promozione di nuove strategie politico-culturali in stretta connessione con la realtà circostante, garantendo il mantenimento delle radici linguistico-culturali con l'Italia, valorizzandone la lingua e la cultura in una prospettiva interculturale, favorendo per la nostra utenza l'acquisizione di un bilinguismo e di un biculturalismo aggiuntivi, nonché di una matura ed equilibrata identità culturale, fattori indispensabili per un'integrazione completa, attiva e responsabile, culturalmente, socialmente ed economicamente più idonea di una semplice assimilazione alla realtà del Paese in cui risiedono.

Ora sono tre i Ministeri che si occupano delle scuole italiane nel mondo. Lei a chi intende affidare la direzione?

Proprio per evitare confusione e sovrapposizione, appare fondamentale che le competenze sulle istituzioni scolastiche e culturali all'estero siano assegnate a un organismo permanente istituito presso il Ministero degli affari esteri, l'Agenzia per la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, composta da rappresentanti dei Ministeri della pubblica istruzione, dell’università e della ricerca, degli affari esteri, per i beni e le attività culturali e del lavoro e della previdenza sociale. (Attilio Tassoni/Inform)

(Per il testo integrale della proposta di legge: www.giannifarina.eu )

 

 


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