INFORM - N. 162- 4 settembre 2007


MISSIONARI ITALIANI NEL MONDO

Padre Giovanni Salerno ha realizzato il suo sogno con il supporto di molti italiani

Perù: nelle Ande la “Città dei Ragazzi”

 

NEW YORK - "La "Città dei Ragazzi", ci ha detto padre Giovanni Salerno, il missionario italiano da oltre mezzo secolo in Perù, "è adesso una dolce realtà". Sorge nella Cordigliera delle Ande, in Audahuaylillas, a 36 km. da Cuzco, il capoluogo della Regione di Apurimac delle Ande, da dove i figli spirituali di padre Salerno sono stati sfrattati per l'incremento del turismo; la sola industria peruviana tornata a fiorire dopo la fine della disastrosa guerriglia; i poveri un "pugno nell'occhio"; sgraditi da titolari  e  gestori di alberghi e ristoranti di lusso. 

Padre Giovanni Salerno, al riscatto dalla schiavitù materiale e degli Indios ha dedicato la sua missione di sacerdote e di  medico, e dopo aver fondato e fatto fiorire in Cuzco la Casa Madre dei Servi dei Poveri del Terzo Mondo, si è trasferito fuori Cuzco, dopo un ultimatum del sindaco.

Padre Giovanni Salerno, che al loro riscatto ha dedicato la vita, ci informava che un sogno a lungo cullato: la "Città dei Ragazzi", s'è finalmente avverato, nonostante difficoltà d'ogni genere; scogli ed intoppi, ed anche atteggiamenti ostinatamente negativi, per impedire al povero di divenire artefice del proprio destino; costringerlo a rimanere succube del più forte. "Grazie al Cielo", ha detto  Padre Salerno, " la Città dei Ragazzi è sorta; è agibile, con la scuola già da tempo in funzione: dall'inizio dell'anno scolastico, nell'aprile di quest'anno.

Adesso, tutto portato a termine, è stata fatta l'inaugurazione della "Città dei Ragazzi", ed è anche coincisa l'ordinazione di un altro sacerdote, e l'elevazione al diaconato di un seminarista: due altri collaboratori  di Padre Giovanni Salerno. Solo dapprincipio, e costretto a risalire i sentieri delle Ande a dorso di mulo, poi  con una utilitaria, oggi ha dieci sacerdoti ad aiutarlo e tanti seminaristi, alcuni già diaconi; altri in seminario. "Può sembrarvi strano", ci diceva ancora Padre Salerno, " ma ancora oggi abbiamo bambini e ragazzi  orfani, abbandonati e persino molti di loro addirittura ancora schiavi e ve ne sono che riescono a sfuggire ai loro aguzzini; a scappare dai loro crudeli padroni nella Cordigliera  ed a raggiungere  noi "Servi dei Poveri del Terzo Mondo" , che li aspettiamo per dar loro rifugio; aiutarli a trovare una via di scampo alla schiavitù; assicurarsi un futuro migliore in questa oasi di pace, dove  possono sperare e pregare con animo sereno; studiare se ne hanno l'attitudine e l'intento; apprendere un mestiere, la loro "città" essendo dotata di laboratori di carpenteria, falegnameria, ebanisteria; arte ceramica, o possono divenire fabbri, elettricisti; insomma, avere una base per riscattarsi dalla loro condizione di precarietà, sofferenti nel fisico e nello spirito; emarginati, sfruttati, ed anche frutto di disprezzo. Padre Salerno ha dichiarato all'inaugurazione della "Citta dei Ragazzi", in Perù chiamata "Ciudad de los Muchachos", è intervenuto Monsignor Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina (Enna), e ne segue a fil di logica che l'apporto italiano alla missione del riscatto in Perù ha connotati italiani.

Tra l'altro, va fatto rilevare che, le difficoltà logistiche aumentate per il forzato allontamento dal centro di Cuzco, ben tre autobus sono arrivati alla Città dei Ragazzi; dono di italiani residenti in Italia, che fanno a gara con gli italoamericani per assistere gli Indios, con loro coordinatore Marco Schiavi, che opera a Sordio, Comune in Provincia di Milano. "mons. Michele Pennisi", ha precisato padre Salerno, " è venuto a Cuzco accompagnato dal suo vicario generale": mons. Grazio Alabito. E v'erano altri vescovi, oltre a mons. Pennisi; fra di essi mons. Rafael Palmero, venuto  esattamente da Alicante; porto mediterraneo della Spagna.."Adesso", ha aggiunto Padre Salerno, "nella "città" dovranno entrare tanti bambini e ragazzi che erano in lista di attesa, per la situazione di transito dal centro urbano alla campagna, ed  occorrerà trovare nuovi e numerosi benefattori che si impegnino a dare da mangiare, vestire, e curare le nuove leve, che andranno ad aggiungersi a bambini e ragazzi già in forza nella nuova casa.

"La Città dei Ragazzi" in parola, teneva a sottolineare padre Salerno "è un'oasi davvero meravigliosa che non ha nulla da invidiare ad altre Città dei Ragazzi che sorgono in Europa ed America, e nemmeno alla "Casa della Sofferenza" di San Giovanni Rotondo (Foggia), sorta su iniziativa di carità e di amore di padre Pio; divenuto San Padre Pio; canonizzato da Papa Giovanni Paolo II. Sarà bene ricordare che Papa Giovanni Paolo II, il Pontefice che viaggiò più di tutti, andò anche in Perù, a visitare l'opera di Padre Salerno, e lodatolo per la sua iniziativa, benedicendolo, gli diceva: "Faccia lei in Perù quel che io non posso fare". E va anche ricordato che il Governo Italiano, cui non sfugge quello che gli italiani fanno all'estero, per il gran bene fatto ai peruviani indigenti lo ha insignito del titolo di Cavaliere nell'Ordine al Merito della Repubblica.

Va ancora tenuto presente che, oltre ai religiosi che si prodigano per bambini e ragazzi sofferenti e mancanti di tutto, vi sono padri di famiglia; degli insegnanti e degli istruttori che tramite loro trovano lavoro e li avviano allo studio ed all'apprendistato per mestieri vari,  verso i quali hanno inclinazione, tendenza, e magari entusiasmo, perchè per loro è una conquista riscattarsi dal servaggio di padroni prepotenti; alcuni di loro sangue misto; "mestizos"; Indios nati da unione di spagnoli con donne indigene.

Va ricordato anche che la missione di padre Salerno e dei suoi collaboratori  non usufruisce di aiuti governativi  né di organizzazioni, ma fa affidamento soltanto sulla Provvidenza Divina."Aumentando il numero di bambini e ragazzi assistiti", A tenuto a precisare  Padre Salerno, "bisognerà far fronte a nuove esigenze, oltre quelle già in atto; occorreranno nuovi lettini, ed ogni lettino costa l'equivalente di 100 dollari; ogni banco di scuola 50 dollari e vi sono tanti altri bisogni ancora, per esigenze di arredamento e funzionalità. Quindi, coloro che volessero dare una mano, dovrebbero cercare di collaborare affinché mille dollari al mese raggiungano la missione per comprare la farina necessaria per il pane che servirà a sfamare tanti innocenti che solo possano fare affidamento sulla Provvidenza; su uomini e donne che della Provvidenza si rendano strumenti, ricordando che quanto dato al povero è quasi un prestito che si fa a Dio e Lui  compensa ad usura. Chi volesse inviare offerte, indirizzare il proprio dono a: I Servi dei Poveri del Terzo Mondo, P.O.Box 1051, West Babylon (N.Y.) 11704. (Antonio Ciappina-America Oggi/Inform)

 


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