STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
L’editoriale
del numero di settembre di “Eureka”, Atene, il mensile in lingua italiana diretto
da Sergio Coggiola
Appunti di strategia culturale
Non c’è dubbio che Atene abbia fame di cultura. Così
come non c’è dubbio che Atene, ci venga perdonata questa presunzione, abbia
fame di cultura italiana, perché negli ultimi anni la nostra presenza è stata
sporadica e spesso squalificata. Usando le parole del sociologo, Edgar Morin,
potremmo affermare che la cultura è un sistema che mette in comunicazione, dialettizzandole,
un'esperienza esistenziale ed una struttura costituita. Il sistema culturale
garantisce il possesso di una serie di modelli-guida e di codici, che permettono
all'uomo di vivere nel sociale realizzando se stesso: vi sono, cioè‚ delle convenzioni
che dobbiamo rispettare, per potere convivere con gli altri, soddisfacendo i
nostri bisogni. D'altra parte, però, l'uomo può mutare questo patrimonio acquisito
di modelli, può portarvi la sua esperienza personale, cambiandoli. Ciò significa
che una politica culturale, per risultare efficace, deve soddisfare sia i singoli,
sia le sovrastrutture. Dunque una politica culturale deve integrare sia la dimensione
collettiva, istituzionale (nella sua espressione pubblica e privata), sia quella
personale, del piccolo gruppo. Occorre quindi una politica culturale integrata,
che si avvalga dell'apporto e del coordinamento delle istituzioni, dell'iniziativa
privata (sponsorizzazioni, etc.) e dei gruppi e delle associazioni di privato
sociale che, operando dal basso, propongano la loro “immagine di cultura”, in
connessione con la loro identità e le loro esigenze.
Non siamo in errore se sosteniamo che tranne alcune grandi
offerte culturali, il nostro nuovo modello socio-culturale in Grecia non è stato
ancora spiegato alla società ellenica: ci siamo arenati sulla “pizza”, sulla
“carbonara”, su griffe di moda, e poc’altro. In altre parole, oggi all’immagine
della nostra cultura si è sostituita, quale palliativo, il relativismo della
cultura di massa, in cui tutto viene distorto, contaminato, prosciugato ed consumato.
Occorre dunque stimolare con una offerta di alto profilo
il pubblico ateniese. Trovare forme comunicative nuove e scindere i ruoli delle
nostre istituzioni. All’Istituto, per portare soltanto alcuni esempi, la gestione
dell’insegnamento e della diffusione della lingua italiana, l’organizzazione
di seminari di incontro tra intellettuali ellenici e italiani. Purtroppo, nella
scorsa stagione l’IIC ha organizzato anche eventi di un certo peso organizzativo
senza raggiungere tuttavia lo scopo che si era prefisso. Un esempio? Il concerto
del violinista Uto Ughi che è andato praticamente deserto. Senza incolpare alcuno,
oggi, ed è dimostrato, per organizzare grandi eventi culturali che diano una
immagine “forte” del nostro Paese occorrono competenze specifiche che la struttura
del nostro Istituto non possiede. Ecco allora il ruolo che dovrebbe assumere
l’Ambasciata. Quale? Il ruolo di “garante” di fronte alle istituzioni elleniche
e italiane, lasciando alle società specializzate e agli sponsor privati l’organizzazione
dell’evento. Questa strategia ha già funzionato, come nel caso di Caravaggio.
(Eureka/