INFORM - N. 160- 31 agosto 2007

ITALIANI ALL’ESTERO

Sulle strade della California alla ricerca della trevigianità

 

TREVISO – Seicento chilometri di andata ( più altrettanti di ritorno) ci portano da San Francisco a Santa Barbara, costeggiando il Pacifico e attraversando tutte località con nomi di santi. Troviamo una città inondata dal sole  e accarezzata dalla brezza dell’oceano, accolti da festanti bandiere tricolori che però sono quelle “fiesta “ messicana che riecheggia il suo antico dominio  ( fino al 1848) esercitato qui  , colpisce la natura lussureggiante ricca di palme e fiori: su  giardini in ville sontuose di tanti vip americani, dove inizialmente  vi hanno lavorato tanto nostri trevigiani. I  discendenti li abbiamo trovati qui in gran numero , immersi nella multietnicità anche delle famiglie “ allargate” che caratterizza lo States . L’occasione è stata la  festa della Madonnina del Grappa che si celebra  qui e alla grande da 10 anni in concomitanza con quanto avviene nella Cima Sacra che sta a 15.000 chilometri di distanza, , con la copia di quel simulacro-sombolo dell’origine , realizzazione dello scultore Rabesco di San Zenone su  commissione  di 12  “ pedemontani” di qui e posizionata nel cimitero californiano dal 1984 dove riposano in pace 6200 italiani, tra cui molti conterranei.  

L’emigrazione trevigiana e veneta negli Stati Uniti  è stata altalenante e risale a  vecchia data ( soprattutto in entrambi i dopoguerra) e rappresenta una storia di  laboriosità o che è passata attraverso il solco anche di lotte e sofferenze in un contesto che ricalcava la feconda terra dei cercatori d’oro. Ma , questo,ora non è altro un pezzo avventuroso del passato, rievocato dal “ Golden Gate” di San Francisco e  riportato alla notorietà dalle trame dei  film d’azione. A “ luccicare” era rimasta  solo la realtà di una terra diversa , dura, di un vivere frenetico che bisognava cavalcare e domare, di un dio-lavoro da assecondare in stili del tutto nuovi e rigorosi. A questo punto il vero “ oro” della California è costituito dall’italica gente che qui vive e opera: oggigiorno: infatti, l’italo americano costituisce per lo più il prototipo della  buona integrazione sociale ed economica.

Sono  osservazioni di un nostro passaggio sia pur rapido , in un contesto che è quello di un pic-nic che si volge in un parco ,annunciato dal garrire di tre bandiere : statunitense, veneta e italiana. Si assiste ad  ad un brulicar di gente che giunge da ogni dove, con l’effusione di abbracci affettuosi  e una gran voglia di raccontare e raccontarsi. Notiamo che “ quelli della pedemontana” qui fanno veramente la parte del leone. Basti pensare che le solo le famiglie provenenti da Crespano del Grappa sono quasi una cinquantina, il resto è distribuito soprattutto  fra Paderno , Castelcucco,Fonte e San Zenone.

 A Santa Barbara esiste una sezione della Trevisani nel Mondo presieduta da Fausto Parisotto di Spineda, delicato e profondo nei ragionamenti, che si fa in quattro per organizzare questo avvenimento ed esprime un “sentito ringraziamento per il grande contributo venuto dalle donne e per la vostra venuta  che è ragalo vero” “. A piantare la sezione Atm  era stato Marcello Bernardi  che ora è rientrato alla originaria Onè di Fonte e ha lasciato sul posto gli intraprendenti figli Pietro e Stefano che gestiscono avviatissimi ristoranti come il “ Via Vai” e il “ Pan e Vin”. Al nostro arrivo approdiamo in quest’ultimo dove incontriamo subito Ugo Malchiori, un eterno e simpatico “ ragazzaccio” con avvenente consorte e “motore” dell’Atm , giunto qui nel ’58 con mamma e tre sorelle , una potenza con il figlio Marco,

nell’imprenditoria locale . Gli viene snocciolata la poesia “ Madonnina del Grappa” e lui si commuove …offrendo la cena. Il giorno dopo i ristornati dei Bernardi chiudono apposta per essere in blocco a dare una mano alla festa, tra loro il manager Luca De Zen  e il titolare  Stefano  (  il fratello Piero , accanto a papà Marcello non in buone condizioni di salute, telefona  la sua solidarietà) di Fonte Alto  , il cameriere Silvio Guadagnin di  Paderno del Grappa e Daniele De Boni della stessa zona. Ora si capisce del perché nel loro locale vi campeggi a tutta parete una suggestiva immagine, a pittura-cartolina e resa quadro gigante, della mitica Asolo.

Si capisce anche di aver trovato a Santa Barbara una straordinaria enclave di trevigianità, espressa dalle salsicce e polenta con vino che hanno spodestato in tronco gli hamburger e la Coca Cola, dai cappelli di alpino che spuntano quasi civettuoli e dalla fisarmonica di Eustacchio Guadagnin ( Paterno)  che trascina  i 300 presenti ( per molti altri non c’è stato posto) in canti di contrade d’altri tempi che ti entrano come stilettate di emozione. Qui si è al di fuori dei cliché consueti  ( all’americana ) , perché sono abbinati disinvoltamente  momenti di impegno (  anche portando i saluti della Regione e in particolare dell’assessore preposto Oscar De Bona )  a quelli cosiddetti a “ briglia sciolta” con dentro e dietro ad ogni persona tanti frammenti di umanità e storia.  Conversiamo con Lara Brion di Crespano, Rosetta Reginato di Paderno e Tina  De Rossi ( di Crespano ) sposata Cargasacchi  che ci dice : “  sono stata chiamata qui bel 58 , ho 4 figli e mi sono trovata bene, perché accolta bene e amica di tanti che mi hanno voluto bene . Ma Crespano non lo dimenticherò mai, è la radice della casa”. Poi Anita Zannini di Possagno , Dante Donazzon e Arduino Comin di Crespano. Per loro è importante “passare ai figli l’amore per i valori e la patria , nessuno ci pensa a questo,se non in queste belle occasioni…”  Emblematico il botta e risposta con una donna di cui non ho nota del nome. “ Bravi che fate onore all’Italia” , gli dico convinto.” Bravi anche voi che la conservate bene e ci fate stare orgogliosi” , risponde suscitando un brivido di sorpresa.

Luigina e Guido/ Giuseppina e Armando: quattro chiacchiere viaggiando con loro.

Ma è grazie anche alla   gentile disponibilità delle coppie Giuseppina e Armando Reginato ( originari di Castelcucco) e  Luigina  ( Castelcucco) e Guido Andrighetto ( americano)  se abbiamo potuto approdare a Santa Barbara  giungendovi da San Francisco. Il piacevole  viaggio in compagnia ci ha consentito di “ spulciare” sulle loro vicende migratorie meglio che su altri.  I primi si sono incontrati con uno stuolo di Montini venuti dall’Arizona; i secondi con parenti del posto e pure  altri venuti giunti dal Colorado e da Weed : Guido, inoltre,  ha incontrato due compagni che non vedeva dal tempo della scuola .

Le “mosse” verso gli Stati Uniti dei Reginato erano partite  nel 1955 conoscendo fasi successive. Sono stati inizialmente aiutati nell’inserimento da un  giudice ( Marsheal Mc Comb ) che è stato per 30 anni a capo della  Corte Suprema dello stato della California e del quale hanno goduto costante e grande stima e affezione. Corrisposta Questo alto personaggio ha tenuto a battesimo anche la loro figlia.  Corrisposti. “ Siamo sempre stati orgogliosi di essere italiani – ci dicono-  perché abbiamo Dante Alighieri, Michelangelo , Roma e Venezia..” Inizialmente si sono adattati a tutto , trovando  accoglienza e  senza mai “ sentirci umiliati da nessuno” . Conseguendo , alfine, un’ottima e qualificata posizione , lei in banca e lui cominciando da lavapiatti per poi  diventare ricercato cameriere da “ 5  stelle” 

 Gli Andrighetto  hanno incrociato i loro destini sotto l’egida di un comune denominatore: il paese di Castelcucco. Guido scendendo dalla Germania ( Stoccarda)  dove svolgeva servizio il militare per l’esercito americano per venire a “ scoprire” il paese di dove papà Domenico era partito, destinazione Weed, nel lontano 1921: qui, ha incontrato Luigina, ed è stato il colpo di fulmine. “ Era bella e mi è piaciuta subito”, afferma Guido. Nel 58 si sono sposati e il  “ prodotto “ di cotanta unione è stato di 4 figli e ben  15 nipoti. Nel tempo hanno acquisito una posizione di punta nel mercato ortofrutticolo import-export di San Francisco,  dove sono coinvolti fratelli e figli , e sono diventati “potenze” nel loro campo ma senza perdere un brandello della loro umanità. “ Gli americani mi hanno sempre trattato bene- ci dice lei -e quando non sapevo comunicare mi hanno insegnato la lingua e persino accompagnata.  Mi fa male quando sento dir male sia dell’America che dell’Italia, sono le due patrie che amo. A Castelcucco ci tornerei sempre, perché mi piace: sia per le montagne che per la gente” (Riccardo Masini-Trevisani nel Mondo/Inform)

 

 


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