ITALIANI
ALL’ESTERO
Sulle strade della California alla ricerca
della trevigianità
TREVISO – Seicento chilometri di andata ( più altrettanti
di ritorno) ci portano da San Francisco a Santa Barbara, costeggiando il Pacifico
e attraversando tutte località con nomi di santi. Troviamo una città inondata
dal sole e accarezzata dalla brezza dell’oceano,
accolti da festanti bandiere tricolori che però sono quelle “fiesta “ messicana
che riecheggia il suo antico dominio ( fino al 1848) esercitato qui , colpisce la natura lussureggiante ricca di
palme e fiori: su giardini in ville sontuose
di tanti vip americani, dove inizialmente vi hanno lavorato tanto nostri trevigiani. I discendenti li abbiamo trovati qui in gran numero
, immersi nella multietnicità anche delle famiglie “ allargate” che caratterizza
lo States . L’occasione è stata la festa
della Madonnina del Grappa che si celebra qui e alla grande da 10 anni in concomitanza
con quanto avviene nella Cima Sacra che sta a
L’emigrazione trevigiana e veneta negli Stati Uniti
è stata altalenante e risale a vecchia
data ( soprattutto in entrambi i dopoguerra) e rappresenta una storia di
laboriosità o che è passata attraverso il solco anche di lotte e sofferenze
in un contesto che ricalcava la feconda terra dei cercatori d’oro. Ma , questo,ora
non è altro un pezzo avventuroso del passato, rievocato dal “ Golden Gate” di
San Francisco e riportato alla notorietà
dalle trame dei film d’azione. A “ luccicare”
era rimasta solo la realtà di una terra diversa , dura,
di un vivere frenetico che bisognava cavalcare e domare, di un dio-lavoro da
assecondare in stili del tutto nuovi e rigorosi. A questo punto il vero “ oro”
della California è costituito dall’italica gente che qui vive e opera: oggigiorno:
infatti, l’italo americano costituisce per lo più il prototipo della buona integrazione sociale ed economica.
Sono osservazioni
di un nostro passaggio sia pur rapido , in un contesto che è quello di un pic-nic
che si volge in un parco ,annunciato dal garrire di tre bandiere : statunitense,
veneta e italiana. Si assiste ad ad un brulicar di gente che giunge da ogni dove,
con l’effusione di abbracci affettuosi e
una gran voglia di raccontare e raccontarsi. Notiamo che “ quelli della pedemontana”
qui fanno veramente la parte del leone. Basti pensare che le solo le famiglie
provenenti da Crespano del Grappa sono quasi una cinquantina, il resto è distribuito
soprattutto fra Paderno , Castelcucco,Fonte
e San Zenone.
A Santa Barbara
esiste una sezione della Trevisani nel Mondo presieduta da Fausto Parisotto
di Spineda, delicato e profondo nei ragionamenti, che si fa in quattro per organizzare
questo avvenimento ed esprime un “sentito ringraziamento per il grande contributo
venuto dalle donne e per la vostra venuta che è ragalo vero” “. A piantare la sezione
Atm era stato Marcello Bernardi che ora è rientrato alla originaria Onè di Fonte
e ha lasciato sul posto gli intraprendenti figli Pietro e Stefano che gestiscono
avviatissimi ristoranti come il “ Via Vai” e il “ Pan e Vin”. Al nostro arrivo
approdiamo in quest’ultimo dove incontriamo subito Ugo Malchiori, un eterno
e simpatico “ ragazzaccio” con avvenente consorte e “motore” dell’Atm , giunto
qui nel ’58 con mamma e tre sorelle , una potenza con il figlio Marco,
nell’imprenditoria locale . Gli viene snocciolata la
poesia “ Madonnina del Grappa” e lui si commuove …offrendo la cena. Il giorno
dopo i ristornati dei Bernardi chiudono apposta per essere in blocco a dare
una mano alla festa, tra loro il manager Luca De Zen e il titolare
Stefano ( il fratello Piero , accanto a papà Marcello
non in buone condizioni di salute, telefona
la sua solidarietà) di Fonte Alto ,
il cameriere Silvio Guadagnin di Paderno
del Grappa e Daniele De Boni della stessa zona. Ora si capisce del perché nel
loro locale vi campeggi a tutta parete una suggestiva immagine, a pittura-cartolina
e resa quadro gigante, della mitica Asolo.
Si capisce anche di aver trovato a Santa Barbara una
straordinaria enclave di trevigianità, espressa dalle salsicce e polenta con
vino che hanno spodestato in tronco gli hamburger e
Luigina e Guido/
Giuseppina e Armando: quattro chiacchiere viaggiando con loro.
Ma è grazie anche alla gentile disponibilità delle coppie Giuseppina
e Armando Reginato ( originari di Castelcucco) e Luigina (
Castelcucco) e Guido Andrighetto ( americano) se abbiamo potuto approdare a Santa Barbara giungendovi da San Francisco. Il piacevole
viaggio in compagnia ci ha consentito di “ spulciare” sulle loro vicende
migratorie meglio che su altri. I primi si sono incontrati con uno stuolo di
Montini venuti dall’Arizona; i secondi con parenti del posto e pure altri venuti giunti dal Colorado e da Weed :
Guido, inoltre, ha incontrato due compagni
che non vedeva dal tempo della scuola .
Le “mosse” verso gli Stati Uniti dei Reginato erano partite
nel 1955 conoscendo fasi successive. Sono stati inizialmente aiutati
nell’inserimento da un giudice ( Marsheal Mc Comb ) che è stato per
30 anni a capo della Corte Suprema dello
stato della California e del quale hanno goduto costante e grande stima e affezione.
Corrisposta Questo alto personaggio ha tenuto a battesimo anche la loro figlia.
Corrisposti. “ Siamo sempre stati orgogliosi di essere italiani – ci
dicono- perché abbiamo Dante Alighieri, Michelangelo
, Roma e Venezia..” Inizialmente si sono adattati a tutto , trovando accoglienza e
senza mai “ sentirci umiliati da nessuno” . Conseguendo , alfine, un’ottima
e qualificata posizione , lei in banca e lui cominciando da lavapiatti per poi
diventare ricercato cameriere da “ 5
stelle”
Gli Andrighetto
hanno incrociato i loro destini sotto l’egida di un comune denominatore:
il paese di Castelcucco. Guido scendendo dalla Germania ( Stoccarda)
dove svolgeva servizio il militare per l’esercito americano per venire
a “ scoprire” il paese di dove papà Domenico era partito, destinazione Weed,
nel lontano 1921: qui, ha incontrato Luigina, ed è stato il colpo di fulmine.
“ Era bella e mi è piaciuta subito”, afferma Guido. Nel 58 si sono sposati e
il “ prodotto “ di cotanta unione è stato di 4
figli e ben 15 nipoti. Nel tempo hanno
acquisito una posizione di punta nel mercato ortofrutticolo import-export di
San Francisco, dove sono coinvolti fratelli
e figli , e sono diventati “potenze” nel loro campo ma senza perdere un brandello
della loro umanità. “ Gli americani mi hanno sempre trattato bene- ci dice lei
-e quando non sapevo comunicare mi hanno insegnato la lingua e persino accompagnata.
Mi fa male quando sento dir male sia dell’America che dell’Italia, sono
le due patrie che amo. A Castelcucco ci tornerei sempre, perché mi piace: sia
per le montagne che per la gente” (Riccardo Masini-Trevisani nel Mondo/Inform)